USA, Corea del Sud, 2013
Genere: drammatico, fantascienza, azione
Durata: 126'
Regia: Bong Joon-ho
USA, Corea del Sud, 2013
Genere: drammatico, fantascienza, azione
Durata: 126'
Regia: Bong Joon-ho
Bong Joon-Ho è tra i più grandi registi dei giorni nostri, nulla da aggiungere…
Dopo aver visto Parasite, capolavoro assoluto, ho deciso di recuperare tutti i film del regista coreano.
Snowpiercer, uscito nelle sale nel 2013, è una potente e visionaria metafora sociologica di fantascienza distopica. L’umanità sopravvissuta si trova a bordo di un treno, un microcosmo della società con i conflitti e le divisioni di classe che la caratterizzano, i poveri in coda e i ricchi in testa.
Siamo nel 2014, il surriscaldamento globale minaccia il pianeta, ma l’uomo ne inventa un’altra delle sue, un agente chimico chiamato CW7, capace di refrigerare l’atmosfera. Funziona così tanto bene da provocare a stretto giro di lancetta una nuova era glaciale. Si salveranno solo i fortunati che hanno staccato il biglietto per un posto nel fantascientifico treno progettato da un ingegnere vanaglorioso e lungimirante, una macchina capace di autoalimentarsi e garantire la sopravvivenza dei suoi ospiti.
Passano 17 anni e il treno è ancora lì, in corsa intorno al pianeta, con la sua architettura da Capitale e le temibili divisioni tra prima, seconda e terza classe. Quest’ultima è più simile a un girone dell’inferno, con migliaia di uomini e donne stipate in pochi metri quadrati, condizioni igieniche da lebbrosario di Calcutta e menù fisso, ogni giorno budino di scarafaggi. Può bastare così, la rivolta serpeggia, e gli oppressi hanno già incoronato il loro Mosè (interpretato da Chris Evans), che dovrà condurli alla testa della vettura, da dove è possibile “sovvertire” la rotta.
Il treno è il mondo e sopra c'è l'umanità, Wilford (interpretato da Ed Harris) il creatore è Dio, il treno e il suo moto perpetuo che dipende dalla Sacra Locomotiva, al quale è legata la sopravvivenza del genere umano, la sua religione, alla quale le nuove generazioni vengono indottrinate. L'ordine sociale è prestabilito, ognuno ha il suo posto assegnato nella scala sociale, il cappello che sta in testa non può scambiarsi il posto con le scarpe che stanno in coda, e anche quando la rivoluzione sta per compiersi, l'inevitabilità e la necessità del classismo sembrano quasi trovare giustificazione nelle parole di colui che è leader e creatore, rivelando un insospettabile doppio filo che lega gli estremi e che garantisce la sopravvivenza.
Metafora nella metafora, la popolazione dal treno, come quella del mondo, va tenuta sotto controllo, solo che nella moderna arca di Noé, non c'è tempo per aspettare la selezione naturale, i sacrifici sono necessari per il mantenimento dell'ordine costituito.
Il film vanta un cast di primissimo livello, che vede oltre a Chris "Captain America" Evans e ad un intenso Ed Harris, anche John Hurt nel ruolo della sua controparte dei bassifondi, un'inedita, irriconoscibile ma memorabile Tilda Swinton (Antico nell’universo Marvel), Jamie Bell (Billy Elliot) e il premio oscar Octavia Spencer (The Help). Il tossico mastro di chiavi, che forse è il più lucido di tutti, perché è l'unico che ancora riesce a cogliere sfumature che significano speranza di cambiamento nel mondo esterno attraverso i vetri, è la superstar coreana Song Kang-ho.
Violento, estremo, visionario e fascinosamente imperfetto, il film alterna momenti cupissimi a lampi di ironia in perfetto stile Bong Joon-ho, che, anche in questo caso è promosso a pieni voti.
Sempre Vostri
C & C