Titolo originale: The Last Dance
Giappone, Spagna, 2020
Genere: drammatico, thriller
Stagioni: 1
Episodi: 6
Ideatore: Àlex Pastor, David Pastor
Titolo originale: The Last Dance
Giappone, Spagna, 2020
Genere: drammatico, thriller
Stagioni: 1
Episodi: 6
Ideatore: Àlex Pastor, David Pastor
“Sai cosa accadrà tra 30, 20, accidenti 10 anni se continuiamo a riversare Co2 al ritmo attuale… ci saranno inondazioni, siccità e carestie di massa…”
Era da molto che non mi cimentavo in un prodotto Amazon Prime e devo dire la verità il catalogo proposto è veramente molto ampio e variegato, ricco di prodotti interessanti e intriganti. Tra i prodotti maggiormente consigliati e pubblicizzati dalla piattaforma c’era e c’è ancora la serie tv co-prodotta da Mediapro Studio, HBO Asia e Hulu Japan, The Head.
La serie, composta da 6 episodi, tratta le vicende di un gruppo ricercatori in Antartide, i quali sono pronti ad effettuare una scoperta di capitale importanza per scongiurare il cambiamento climatico sotto la guida del famoso biologo Arthur Wilde (interpretato da John Lynch). La squadra invernale della stazione continua con gli studi per i sei mesi più freddi, staccandosi dagli altri, in attesa di rincontrarsi in estate ma qualcosa scombina i piani: qualcuno di loro è un assassino e per qualche motivo uccide i colleghi.
The Head, diretta perfettamente da Jorge Dorado e sceneggiata da Álex e David Pastor, è una serie ambiziosa che racconta una storia complessa, immergendo i suoi personaggi in un’ambientazione glaciale, quasi claustrofobica che aiuta a creare il giusto “climax” e che ci farà domandare, sin dalla prima morte: chi è il colpevole?
Il narratore, anzi per meglio dire, il traghettatore delle vicende è Johan (interpretato da un bravissimo Alexandre Willaume) che deve separarsi dalla moglie Annika (interpretata da Laura Bach), la quale rimane con la squadra invernale per la propria ricerca. Una volta terminato il periodo di buio la squadra estiva torna nel campo base ma si trova di fronte uno spettacolo terribile: la stazione sembra abbandonata, ci sono sette morti, due dispersi (tra i quali Annika) e un solo sopravvissuto, Maggie, (interpretata dalla sorprendente Katherine O’Donnely) un personaggio molto misterioso che si mostra in stato confusionale inizialmente ma che poi si rivelerà fondamentale per il prosieguo della narrazione. Maggie è colei che può ricordare ciò che è avvenuto, chi è il colpevole, dove si trovano gli altri eventuali sopravvissuti. Johan è sconvolto e vuole a tutti i costi scoprire che fine abbia fatto Annika e così inizia un’indagine preliminare per scoprire cosa sia accaduto alla Polaris VI (questo è il nome della missione che fa eco alla precedente la Polaris V da cui tutto sembra dipendere) in attesa che arrivino i soccorsi. I due, Maggie e Johan, sono i due poli di questa narrazione, da una parte lei che riporta alla memoria, attraverso dei flashback montanti in maniera egregia, dall’altra lui che investiga, scova e indaga.
Più che definirla serie horror, la farei rientrare nel contesto “Agatha Christie, una sorta di moderna rivisitazione di un suo romanzo nel quale spariscono, uno ad uno, tutti i componenti della squadra, nei modi più cruenti possibili. La sensazione è quella di trovarsi in un labirinto nel quale bisognerà aspettare l’ultima puntata per avere chiarezza. I personaggi sono costruiti benissimo, più si va avanti nella narrazione più si avrà certezza di una cosa: nessuno è salvo, nessuno è innocente!
Emerge di episodio in episodio che ogni personaggio ha la sua colpa, che tutti potrebbero essere colpevoli ma in parte anche innocenti. Tutti hanno delle maschere, si nascondono, mostrandosi in un modo di fronte agli altri tenendo al sicuro il proprio lato oscuro. I personaggi si sentono in trappola e così anche chi guarda, un po’ vittime di un gioco molto più grande e un po’ alla stregua di Johan che guarda dal di fuori gli indizi che Maggie gli dà. La storia riesce a fargli avere dei dubbi addirittura sulla propria compagna che potrebbe avere un importante ruolo in una brutta vicenda del passato.
La serie si muove lungo i sei episodi con un buon ritmo lavorando a tratti con lentezza, a tratti con rapidità seminando qualche colpo di scena con una tensione palpabile.
Concludo questa recensione affermando che The Head mi ha appassionato e stupito sotto tutti i punti di vista, dalla la scrittura alla la regia, dai dialoghi al cast, è pensata per essere autoconclusiva e questo dà un valore aggiunto alla serie stessa che non perde di forza lungo i sei episodi bensì acquista sempre più coerenza.
Sempre Vostri
C & C