USA, 2019
Genere: drammatico, inchiesta
Durata: 118'
Regia: Scott Z. Burns
USA, 2019
Genere: drammatico, inchiesta
Durata: 118'
Regia: Scott Z. Burns
“Dicono di aver salvato delle vite, ma ciò che hanno fatto è stato rendere impossibile processare un assassinino di massa! Se ciò che ha subito, venisse fuori in un tribunale, il caso verrebbe chiuso!"
Dopo l'11 settembre, tutti avevano paura...paura che si ripetesse!
È con questa frase che ritengo giusto iniziare a parlare di questo bellissimo film inchiesta del 2019, che narra le vicende di Daniel Jones (interpretato da Adam Driver), membro dello staff di Dianne Feinstein (interpretata da Annette Bening) del Senato degli Stati Uniti, il quale viene incaricato di seguire un'indagine circa il programma di detenzione ed interrogatorio della CIA. Jones scoprirà le brutali, quanto immorali ed inefficaci tecniche di interrogatorio adottate dagli agenti dopo gli attentati dell'11 settembre 2001, redigendo un rapporto di 7600 pagine.
Scott Z. Burns, regista del film, ci narra i fatti attraverso Jones, il quale con il passare degli anni (circa 7 per concludere l’indagine) sarà sempre più diviso tra il decoro di una posizione appartenente alle alte sfere del Senato e il desiderio viscerale di mettere in luce l’indecente verità. Si, proprio così, indecente… Daniel Jones scoprirà in che modo la CIA “lavorava” facendo venir fuori delle verità agghiaccianti. Ricerca della sottomissione, percosse, isolamento, privazione del sonno e soprattutto la tecnica del waterboarding: negli arresti successivi alla caduta delle Torri Gemelle, è quella della tortura la pratica che sembra interessare gli uomini dell’agenzia, alcuni convinti della sua funzionalità, altri costretti solamente a guardare. Ma il vero punto centrale del film è la lotta di un uomo contro un intero sistema, e sarà questa sua battaglia che renderà possibile la diffusione delle prove contro gli atti disdicevoli della CIA, permettendo alla storia di imparare dal proprio passato.
Significativa è la frase della senatrice Feinstein: “Io vorrei che fossimo più del Paese che ha realizzato il rapporto, vorrei che fossimo il Paese che lo ha reso pubblico!”
In questa breve citazione c’è tutto il senso della storia, una critica pungente e diretta nei confronti del baluardo della grande democrazia americana, messa in discussione abilmente nei suoi punti più deboli e oscuri. Un sistema che ha abusato del proprio stesso potere, violando qualsiasi limite e convenzione internazionale, affondando direttamente sui diritti umani.
Non è ponendosi sulla stessa base degli assassini che si riuscirà a sconfiggerli.
La storia, inquadrata secondo precise scansioni temporali, si fa forte del contributo di Adam Driver (dimostrandosi ancora una volta uno dei migliori attori della sua generazione), capace di tenere in tensione tutto l’arco narrativo. A Driver si aggiunge l’ottima performance di Annette Bening, che esprime tutta la complessità e la gravità nelle frequenti interazioni con Daniel, guadagnandosi il centro della scena in un appassionato monologo in prossimità della fine del film.
Scott Z. Burns mostra la storia così come è avvenuta, esattamente come Daniel Jones ha compilato la sua indagine così come gli si è mostrata davanti. Un quadro vero, a più riprese sofferente, ma pur sempre onesto, scrupoloso e nitido. Un film morale, ma di cui è tangibile tutta l’apprensione.
Un augurio che ciò che è avvenuto non debba più ripetersi, e che rimanga sempre fisso nella coscienza e nella mente.
Sempre Vostri
C & C