USA, 2020
Genere: guerra, drammatico
Stagioni: 1
Episodi: 4
Ideatore: Jeb Stuart
USA, 2020
Genere: guerra, drammatico
Stagioni: 1
Episodi: 4
Ideatore: Jeb Stuart
“Quegli uomini sono i discendenti dell’esercito messicano che sconfisse i francesi il 5 maggio, sono i figli dei Texas Ranger che hanno imposto la legge… e sono i nipoti dei grandi guerrieri indiani che popolavano le grandi pianure americane. Quegli uomini, prima della guerra non li avrei mai conosciuti ma per via della guerra li considero più di una famiglia”.
Diciamoci la verità, quante serie tv, quanti prodotti seriali bellici sono stati messi in onda?
Ne potrei elencare svariati, soprattutto quelli ambientati durante la seconda guerra mondiale.
La particolarità della nuova miniserie originale Netflix sta nel fatto che è realizzata con la tecnica del Trioscope, ovvero la fusione delle riprese in live action con l’animazione. Il risultato è stato sorprendente, non solo per l’innovazione che questo prodotto ha mostrato ma anche perché è riuscita ad indagare nel più profondo della natura umana senza dover fare ricorso ad effetti e scene alle quali siamo abituati.
The Liberator è composta da quattro episodi, ognuno dalla durata di circa 45 – 50 minuti, ideale quindi per quelli come me, amanti del binge watching. Questo è uno dei grandi meriti della serie, la stessa infatti si fa guardare come se fosse un unico film e questo permette una comprensione maggiore anche ai fini della trama. Le vicende trattate sono quelle che vedono protagonista Felix Sparks (interpretato da Bradley James), capitano della 157esima compagnia impegnata nel fronte europeo dopo lo sbarco in Sicilia. È giusto sottolineare che la serie è tratta da una storia vera, questo aspetto, almeno personalmente dà sempre un tocco in più. La particolarità di questa compagnia è che è composta non solo da americani ma anche da nativi americani e messicani, uno vero e proprio squadrone di reietti che nella società americana degli anni Quaranta non poteva per legge stare negli stessi posti o bere l'acqua della stessa fontana ma che si ritrovano a doversi aiutare e ad affiancarsi grazie alla guerra.
Ogni episodio ha una sua storia ben definita, a differenza dei prodotti dello stesso genere già visti in The Liberator gli eventi bellici fanno solo da sfondo (nonostante l’azione non manchi), quello che viene mostrato è l’effetto di questi tragici episodi sull’animo dei soldati.
La particolarità che ho preferito della serie è la conclusione degli episodi, infatti ognuno di essi termina con la scrittura di una lettera di Sparks alla moglie Mary, che lo aspetta a casa. In queste lettere si nasconde la vera anima della miniserie dando un tocco davvero umano a tutta la vicenda.
Altro aspetto estremamente positivo della serie sta nell’innovazione, infatti grazie alla tecnica del Trioscope ci troviamo di fronte ad un qualcosa che non abbiamo mai visto prima. Questa tecnica ci immerge in un'ambiente molto più stilizzato rispetto a quanto siamo abituati nelle opere audiovisive di genere bellico.
Personalmente ho apprezzato molto questa scelta, il Trioscope riesce a creare un'immagine perfetta e allo stesso tempo realistica, ma anche semplice, diretta e capace anche di edulcorare i momenti più violenti rendendo la visione piacevole anche per chi è facilmente impressionabile (questa scelta si è rivelata perfetta per le sequenze ambientate nei campi di concentramento).
Posso comprendere però chi magari non apprezza questa scelta, è vero che a volte il bilanciamento tra animazione e live action non è perfettamente riuscito dando l’impressione di troppa artificiosità.
Se ci si approccia alla serie pensando di trovarsi di fronte a storie di sacrifici, di imprese apparentemente impossibili, di conflitti interni, di battaglie e di perdite umane si è completamente fuori strada, The Liberator è soltanto uno spaccato esistenziale di persone messe in circostanze estreme sotto ogni punto di vista.
La vera chicca della serie è il finale, così semplice, così stilizzato ma che racchiude tutto il senso della serie e il motivo per cui la scelta del Trioscope con quell'assenza di sfumature nelle immagini, con il colore pennellato come fosse un acquerello, si rivela decisamente vincente. Un vero e proprio colpo al cuore, che riesce a dare un senso alle scelte stilistiche intraprese ed è capace di colpire ed emozionare nella sua semplicità.
Consiglio assolutamente la visione di questa miniserie, The Liberator è una serie completa, struggente e delicata da un lato, brutale e senza scrupoli dall'altro.
Una piccola gemma che merita di essere ammirata.
Sempre Vostri
C & C