Titolo Originale: How to Become a Tyrant
USA, 2021
Genere: docu-serie
Stagioni: 1
Episodi: 6
Ideatori: David Ginsberg, Jake Laufer, Jonas Bell Pasht, Peter Dinklage, Jonah Bekhor
Titolo Originale: How to Become a Tyrant
USA, 2021
Genere: docu-serie
Stagioni: 1
Episodi: 6
Ideatori: David Ginsberg, Jake Laufer, Jonas Bell Pasht, Peter Dinklage, Jonah Bekhor
In questi ultimi tempi sono sempre più in aumento le docuserie che intendono osservare i regimi dittatoriali e le personalità che sono passate al lato oscuro della storia. In questo senso, non si è arrivati solo a guardare con maniacale dettaglio i contesti sociali di riferimento, le lotte politiche e sociali o i movimenti che ne sono scaturiti, bensì si tende ad analizzare il come ed il perché dell’avanzare di tali regimi.
Netflix è intervenuta sull’argomento ma in totale controtendenza proponendo fra le uscite di luglio Come Diventare Tiranni, una docuserie in sei episodi prodotta e narrata da Peter Dinklage, conosciuto da tutti per il ruolo di Tyrion Lannister di Game of Thrones. L'obiettivo di questa produzione è infatti quello di esplorare con metodi comunicativi moderni, che vanno dalla narrazione ironica all'uso dell'animazione, i vari dettagli e aspetti che hanno condiviso alcuni dei regimi più terribili del secolo appena trascorso.
Lo show, disponibile sul catalogo Netflix dal 9 luglio, accompagna lo spettatore attraverso un percorso che vuole oltrepassare le classiche analisi educative o delle classi di storia, esplorando in maniera coinvolgente tutti i domini e le pratiche perpetrate da uomini che si sono elevati sui rispettivi popoli fino a definirsi dittatori, Come diventare Tiranni tenta di proporre la sua analisi delle personalità al centro dei regimi.
Chiunque avrà almeno sentito nominare i personaggi presi in esame, studiandoli in modo più o meno approfondito nel corso degli anni e venendo a conoscenza delle atrocità da loro compiute. Ma è proprio su questa base che la docuserie Netflix intende muoversi, saltellando tra le curiosità e alcuni dettagli che solo interventi specifici potrebbero fornire.
Tenendo brillantemente alta l'attenzione attraverso una narrazione divertente e ritmi assai serrati, la serie osserva da vicino come questi leader abbiano raccolto i propri proseliti nonostante gli orrori di cui si siano macchiati, scrutando nel profondo del loro modus operandi per fornire una spiegazione delle loro sorprendenti capacità.
Nel corso dei vari episodi di questa prima stagione, Netflix concentra il proprio sguardo sulla storia e sugli eventi che hanno portato alla ribalta alcuni fra i principali tiranni del secolo appena trascorso. Ogni puntata, mossa dal filo conduttore di un ipotetico vademecum da seguire per poter raggiungere lo stesso livello di uno dei suddetti personaggi, si concentra così sull'analizzare i metodi e le pratiche messe in atto dai protagonisti per opprimere i propri rivali, dominare le proprie nazioni e farsi amare dai propri popoli.
Pur non mostrando particolari informazioni nuove rispetto a ciò che già è noto o disponibile altrove, il modo in cui la narrazione di Dinklage si mescola agli interventi e alle osservazioni riesce a creare un connubio interessante ma anche esaustivo che spalanca le porte al pubblico meno abituato a questo tipo di produzioni. Scherzando, spesso anche poco velatamente, con lo spettatore, Come diventare Tiranni osserva l'ascesa al potere di alcuni grandi dittatori e li utilizza come caso studio per spiegare la propria visione.
In ciascuno dei sei quadri che vengono presi in esame, il ritmo viaggia sostenuto tra dettagli e aneddoti più o meno celebri, tenendo fisso il focus sul tema della puntata. Molte delle informazioni sono infatti distanti da ciò che si potrebbe imparare a scuola, visto che è assai raro arrivare a studiare in maniera approfondita gli schemi di potere dei grandi nomi e ancor meno dei tiranni di paesi lontani. Tra intermezzi animati, un pungente dark humor e diverse curiosità, la docuserie analizza ciò che occorre per essere un "perfetto tiranno", giocando con i riferimenti tra passato e presente.
Il primo passo riguarda l'ascesa al potere, analizzando la figura di Adolf Hitler; il secondo riguarda invece il mantenimento del potere attraverso l'oppressione dei rivali, prendendo come esempio il dominio di Saddam Hussein; dopodiché è la volta dell'affermazione di un dominio, come fece Idi Amin in Uganda.
Superata la prima metà dello show, gli ultimi tre episodi si concentrano invece su quelle pratiche che permettono ai tiranni di mantenere l'egemonia, partendo con la manipolazione delle informazioni attraverso la figura di Stalin, passando poi alla limitazione delle libertà civili sfruttando l'esempio di Gheddafi, e osservando infine la costruzione di un vero e proprio culto della personalità come fatto dalla dinastia Kim in Nord Corea.
Che si tratti di lavaggio del cervello, violenza, manipolazione dei media o repressione, la supremazia che questi individui hanno costruito è destinata a rimanere nella storia come una conquista e al contempo una falla della coscienza umana moderna. Il punto focale è proprio quest'ultimo, e Come diventare tiranni lo osserva con particolare attenzione: com'è stato possibile arrivare costruire una base di consenso talmente forte e radicata che, ancora tutt'oggi, molti individui siano portati ad auspicare simili regimi per le loro nazioni? Cosa, soprattutto, ha portato tanti di coloro che hanno vissuto al tempo di quei dittatori a supportarli e ad amarli incondizionatamente nonostante tutti i soprusi subiti?
Domande che è più che lecito porsi, vista l'idea di coscienza comune moderna. Eppure, proprio davanti a questa evidenza, il pensiero non può che andare a condizioni non solo presenti attualmente, ma indomitamente persistenti in realtà che molti paesi non possono neanche immaginare. Basti pensare alla dinastia Kim, che continua a dominare incontrastata sul proprio territorio: la macchina politica è stata completamente stravolta per favorire l'accumulo di consensi, evolvendosi però in maniera estrema fino a divinizzare la figura di un leader che, a detta del regime, farà sempre il meglio per il paese senza accettare compromessi.
Le pratiche d'acquisizione del consenso sono assai affascinanti, come mostra la serie dal suo primo episodio, e sono accomunate da elementi che prescindono dalla cultura dei popoli. Hitler, per esempio, ha speso anni per formare la propria ideologia, promettendo di ripristinare l'ordine e giurando vendetta contro chi aveva portato la Germania allo stremo.
Il consenso è costruito in maniere leggermente diverse, ma la base rimane sempre la stessa: in tempi difficili, in cui il popolo è disperato e non desidera altro che una spiegazione al caos che sta vivendo, si aggrappa facilmente a chi è disposto a non concedere nulla se non risposte decise e dirette per risolvere situazioni all'apparenza senza soluzione.
Non occorre certo un genio per comprendere l'importanza di un prodotto del genere: osservare il passato nella maniera più libera è lo strumento migliore per educare al futuro. In Come diventare Tiranni si percepisce chiaramente la scaltrezza degli autori nel raccontare i crimini di ieri per spingere a giudicare in maniera più aperta e diretta quelli di oggi. L'idea di non concentrarsi sul qui e ora, almeno nell'immediato, sembrerebbe una scelta comoda; eppure, le tecniche narrative e i vari interventi presi in analisi permettono facilmente di connettere i punti di un filo sottile, ma ancora ben teso e saldo.
Se non altro, Come diventare Tiranni mette di fronte allo spettatore diversi quesiti cui trovare risposta: quanto può la mente umana rendersi fragile e vulnerabile davanti a personalità potenti? Quanto influisce la mancanza di cultura critica e quanto può facilitare un clima d'oppressione?
In un contesto che non finisce mai di sorprendere, nonostante una modernità che tenti di avanzare incessantemente, diventa più che mai necessario comprendere la differenza tra i falsi miti (le persone), con i loro falsi miracoli (le promesse), e la reale idea di salvezza cui tutti vorrebbero aspirare.
Sempre Vostri
C & C