La gestualità di noi napoletani è data dalla necessità di esprimerci, di farci capire senza l’uso della parola. Come avremmo fatto a comunicare con turchi, spagnoli, tedeschi, francesi, non potevamo mica ogni volta imparare la lingua.
La gestualità di noi napoletani è data dalla necessità di esprimerci, di farci capire senza l’uso della parola. Come avremmo fatto a comunicare con turchi, spagnoli, tedeschi, francesi, non potevamo mica ogni volta imparare la lingua.
“Lo sforzo disperato che l’uomo fa di dare un senso alla propria vita, questo è teatro.”
Ogni anno con l’avvicinarsi del Natale arriva per me il momento del tradizionale "appuntamento" con Natale in Casa Cupiello. Purtroppo so che questa cosa non può essere pienamente compresa da tutto il resto del mondo ed in qualche caso, anche per molti Napoletani, potrebbe rappresentare una noia.
Non molte cose possono renderci orgogliosi di essere “meridionali”, parliamoci chiaramente.
Oltre a Totò, che personalmente racchiude in se buona parte di tutta la tradizione storico - culturale non solo napoletana ma italiana, Eduardo rappresenta un altro immenso bagaglio di valori da salvaguardare.
Conservare i valori e la tradizione è un dovere della cultura italiana!
Non è facile spiegare a coloro che non sono Napoletani cosa rappresenta la tradizione di questa opera teatrale, perciò mi scuso in anticipo se risulterò poco chiaro.
Natale in Casa Cupiello è una messinscena teatrale in tre atti scritta da Eduardo De Filippo nel 1931. Si, avete capito bene, messinscena. Questo termine è senza dubbio il più appropriato in quanto non si può parlare ne commedia ne di tragedia. Effettivamente si tratta di qualcosa di più. Natale in Casa Cupiello è un vero e proprio spaccato dell'umanità.
L’opera racconta la storia di Luca Cupiello, un uomo ingenuo che costruisce con un immensa passione il suo presepe ogni anno rendendolo più ricco e più vario, nel tentativo di ricostruire anche il sentimento di una famiglia che non lo stima. Per la moglie Concetta è un inetto, il figlio Tommasino non riconosce la sua autorità e per la figlia Ninuccia è come se non esistesse. La realtà è una delusione e la semplice retorica del sentimento religioso agisce come un sogno possibile nella mente di Luca che spera così di ricomporre intorno al simbolo del Natale gli affetti che si disgregano.
La rappresentazione della nascita di Gesù è ispirata alla speranza, alla vita che cambia in meglio.
La storia di Luca Cupiello non è altro che la rappresentazione metaforica di ogni essere umano che c'è sulla faccia della terra. Non esiste persona che non trovi qualcosa di se in queste pagine sceneggiate. Natale in Casa Cupiello è uno scritto così radicato nella cultura e nella quotidianità Napoletana che ogni Napoletano che si rispetti conosce così per filo e per segno ogni singola battuta. Si tratta di qualcosa di così meraviglioso e così puramente artistico che moltissime frasi tratte da Natale in Casa Cupiello sono diventate parte integrante del modo di parlare di un vero Napoletano e non solo. Al di fuori poi dell'aspetto puramente romantico della questione c'è il comparto strettamente tecnico che vuole una stesura praticamente perfetta che, durante la visualizzazione, non annoia veramente mai. Si passa dalla commozione alla risatina, dal pianto triste alla risata "a tutta pancia". Ogni situazione è amalgamata con una maestria che solo da Eduardo ci si può aspettare e ad un occhio attento arrivano dettagli che ad una mente che non sia geniale quanto quella del Maestro risultano impossibili da concepire. E' qualcosa di tranquillamente paragonabile alla maestria ed alla genialità di un Charlie Chaplin o di uno Stan Lauren. Certo, il tutto in chiave squisitamente Napoletana. Ma qua si parla di un altro tipo di "Napoletanità". Questa è quella che non esiste più. Quella antica, sana e genuina.
Natale in Casa Cupiello è senza ombra di dubbio tra i più grandi capolavori del '900.
Il teatro di Eduardo non ha tempo e non ha età, l’arte incomparabile del Maestro, le sue mosse, la voce, le pause, il volto scavato ci raggiungono intimamente, ci avvincono ed incantano a distanza di anni, tanto da non riuscire a staccare gli occhi da lui anche se agisce solo sullo schermo mentre fa teatro.
Il mio vuole essere un semplice omaggio, con la speranza che anche grazie alle mie parole qualcuno possa avvicinarsi alla visione di questa magnifica opera, perché Natale in Casa Cupiello (come tutto il teatro di Eduardo) è cultura, è storia, è tradizione… e tutti quanti noi soprattutto in questo particolare periodo abbiamo bisogno di avvicinarci e riassaporare questi valori che ormai sono persi e disintegrati.
Approfittiamo di questo pensiero per augurare a tutti un felice e sereno Natale… e a voi: “V piac o presepio?”
Sempre Vostri
C & C