USA, Cina, 2020
Genere: avventura, azione, drammatico
Durata: 115'
Regia: Niki Caro
USA, Cina, 2020
Genere: avventura, azione, drammatico
Durata: 115'
Regia: Niki Caro
“Leale, coraggiosa, sincera… è mio dovere proteggere la mia famiglia.”
Il Mulan del 2020 segue la stessa traiettoria, in linea generale, del suo predecessore nonostante numerosi cambiamenti, alcuni piccoli e altri grandi che gli conferiscono però un’identità unica.
È senza dubbio il primo dei remake Disney a giustificare pienamente la sua esistenza. Non avremo a che fare infatti con numeri musicali ed elementi fantastici come il drago parlante Mushu e il grillo senza voce Cri-Kee. Il tono generale è più cupo, a scapito di una certa immaginabile leggerezza. I personaggi sono stati rimossi, aggiunti e “modificati” (scelta senza dubbio non condivisibile e che ha scatenato da un certo punto di vista delle polemiche “giuste”).
Mulan va guardato come la rappresentazione in chiave moderna di un’antica leggenda cinese. Simboleggia il riscatto e la valorizzazione della figura femminile in un’epoca in cui il ruolo della donna consisteva essenzialmente nell’onorare la propria famiglia partorendo dei figli.
Il film resta una visione “per famiglie”, salvo forse per i bambini più piccoli, che potrebbero ritrovarsi spiazzati dall’assenza di momenti comici e spensierati.
Niki Caro cerca di creare qualcosa di epico, ma non è all’altezza del compito visto il suo curriculum.
La sequenza dello scontro centrale è troppo superficiale per generare l’impatto che dovrebbe avere e il villain principale è poco impressionante e assolutamente poco “cattivo”. In termini di avanzamento della narrazione fa il suo lavoro, ma aleggia un’atmosfera di opportunità persa, probabilmente a causa delle numerose sequenza di guerra simili viste recentemente sia in TV che al cinema che si sono rivelate più coinvolgenti.
Mulan si svolge nella Cina feudale. Quando un esercito di invasori, guidato dal guerriero Rouran Bori Khan (interpretato da Jason Scott Lee), attacca le guarnigioni dell’impero, l’Imperatore (interpretato da Jet Li), è costretto a mobilitare un esercito per respingerlo. Per farlo, arruola con un editto un uomo da ogni famiglia del paese. Questo rappresenta un disagio per la famiglia di Hua Zhou (interpretato da Tzi Ma), un onorato veterano di guerra che deve combattere nonostante una disabilità alla gamba. Sua figlia maggiore, Mulan (interpretata da Liu Yifei), impulsivamente prende allora la spada e l’armatura e durante la notte scappa via per usurpare il suo posto. Fingendosi un ragazzo, si arruola nel battaglione del Comandante Tung (interpretato da Donnie Yen) e dimostra il suo coraggio sia ai capi dell’esercito imperiale che al suo amico e recluta Chen Honghui (interpretato da Yonson An). Quando gli eserciti infine si scontrano, a Mulan viene presentata un’opportunità che potrebbe essere annullata da Xian Lang (interpretata da Gong Li), la strega mutaforme aiutante di Bori Khan, che offre alla sua avversaria un’alternativa allettante alla sua vita di finzione.
Il film, costato circa 200 milioni di dollari, si fa notare per il suo casting etnicamente “appropriato”. Nessun tentativo forzato è stato fatto per infilare un attore di altra etnia nella trama, scelta assolutamente condivisibile. L’attrice protagonista non vincerà sicuramente l’Oscar per la sua interpretazione, ma ciò che le manca in profondità lo compensa con la sua ferocia e con la fisicità.
Come ci sarebbe da aspettarsi da un’opera dal budget sostanzioso che ha l’intenzione di accattivarsi sia il pubblico cinese che americano (la Disney aveva lo sguardo fisso verso Est quando è andata avanti con questo progetto), Mulan è visivamente impressionante lungo le sue quasi 2 ore di durata. Sebbene molti degli elementi “irrealistici” evidenti nella controparte animata siano stati rimossi, mantiene comunque la sensazione di un’avventura fantasy disneyana.
Nonostante tutte le polemiche, i disagi causati dalla pandemia che non ha fatto in modo che il film potesse essere visto nelle sale cinematografiche, rimane un’operazione tutto sommato avvincente, che rappresenta non solo un’efficace rivisitazione del film del 1998, ma probabilmente anche la migliore e più “sensata” delle ricostruzioni volute dallo studio.
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