USA, 2019 - in produzione
Genere: fantastico, drammatico, noir
Stagioni: 1
Episodi: 8
Ideatore: René Echevarria, Travis Beacham
USA, 2019 - in produzione
Genere: fantastico, drammatico, noir
Stagioni: 1
Episodi: 8
Ideatore: René Echevarria, Travis Beacham
Per un tolkieniano come me, cresciuto con le avventure sia letterarie che cinematografiche del Signore degli Anelli apprendere che Orlando Bloom (il leggendario elfo Legolas della trilogia di Peter Jackson) è il protagonista di una serie tv fantasy non può far altro che suscitare interesse e tanta, forse troppa, curiosità.
La serie è ambientata in una realtà alternativa in cui tre regni si fronteggiano: il Burghe, che è quello in cui si svolgono gran parte delle vicende, modellato visivamente sulla Londra vittoriana nelle sue rappresentazioni più cupe; l'isola di Fae, una terra magica e misteriosa abitata da creature alate, e infine il Pact, una forza oscura e devastante che ha conquistato Fae dopo una guerra sanguinosa contro il Burghe che glielo contendeva. Da Fae al Burghe arriva, con un tragico passaggio in mare che fa pensare alle cronache quotidiane dal Mediterraneo, la nostra eroina Vignette Stonemoss (interpretata da Cara Delevingne). Sfuggita al genocidio che sta affliggendo il suo popolo, la coraggiosa fata guerriera cerca, insieme a molti altri disperati, un futuro nella terra degli antichi alleati, senza immaginare di essere in procinto di rincontrare un amore dimenticato: l'uomo che l'ha abbandonata sette anni prima. Lui, che si chiama Rycroft Philostratos (interpretato da Orlando Bloom) è un ispettore di polizia sulle tracce di un assassino che, tra le ombre del malfamato Carnival Row, aggredisce e uccide le fate, alla stregua di Jack lo squartatore. Di quelle creature e di quelle morti Philo sembra l'unico a preoccuparsi, forse anche in virtù di ciò che ha perduto.
Prima di parlare più dettagliatamente del cast ci terrei a sottolineare l’originalità quasi pittoresca degli autori nell'affibbiare dei nomi, Vignette e Philostratos, alquanto ridicoli.
Il protagonista è interpretato da un Orlando Bloom un po’ sottotono e poco espressivo rispetto alle tante aspettative. Cara Delevingne, anche grazie al suo aspetto, incarna perfettamente il ruolo della fata Vignette Stonemoss. Purtroppo però, i lineamenti delicati e i grandi occhi non bastano a supplire la debolezza della recitazione. Il punto forte del cast è rappresentato dai personaggi secondari, in particolar modo dall'immenso Jared Harris (Chernobyl, Sherlock Holmes) nei panni del cancelliere Absalom Breakspear e da sua moglie Piety Breakspear interpretata dalla sempre strepitosa Indira Varma (Ellaria Sand in Game of Thrones), che senza dubbio ci regala la migliore performance di tutta la serie.
Oltre a loro vogliamo citare Tamzin Merchant, protagonista insieme al tenebroso David Gyasi di uno dei subplot più esplosivi che dimostra quanto la passione e l’attrazione vincano sempre e inevitabilmente sulla ragione e sui pregiudizi.
Molto particolari sono gli effetti speciali fatati in camera da letto, decisamente originali…
L’intenzione iniziale di Amazon era quella di affidare questo progetto al genio creativo di Guillermo del Toro, inizialmente investito sia della veste di produttore esecutivo sia di regista. Sorprendentemente, nel 2017, si aggiunse a Travis Beacham anche Rene Echeverria alla sceneggiatura e a Jon Amiel fu dato l’incarico di dirigere l’intera serie, relegando del Toro a un ruolo di mera supervisione (e facendo svanire il suo interesse nel progetto). La conferma di Echeverria e Beacham come sceneggiatori al loro primo lavoro ufficiale, si rivela alquanto avventata, come si evince da una scrittura troppo superficiale e che fatica a coordinare i troppi personaggi.
Il pregio maggiore di Carnival Row, anche grazie al buon budget di cui Amazon dispone, è di aver creato un’ambientazione molto particolare, anche grazie alla fotografia e ai costumi, un po’ noir ma suggestiva e pittoresca. Il difetto più grande è senza dubbio la totale assenza di ironia e di quella leggerezza che fanno sfociare inesorabilmente la serie nella critica sociale perdendosi nell'ennesima parabola sul razzismo. L’analogia con creature non umane, in questo caso le fate, è una cosa già vista e rivista, prima di loro ci sono stati i mutanti, i licantropi, i vampiri, gli alieni e potrei andare avanti per molto.
Carnival Row, in conclusione, è una serie tv fantasy noir guardabile se si riescono a ignorare le pretese iniziali e la si considera solo ed esclusivamente uno svago.
Sempre Vostri
C & C