USA, 2021
Genere: azione, avventura, fantascienza
Durata: 133'
Regia: Cate Shortland
Natasha Romanoff non è solo una beniamina per il pubblico dato il suo ruolo di Avenger ma rappresenta un vero e proprio modello per tantissime giovani spettatrici, un icona in un universo fino a poco tempo fa, prettamente maschile.
Black Widow è stato un film molto atteso, sia per la genesi particolarmente complessa del personaggio sia per i più recenti e continui posticipi dovuti alla pandemia. Oltre al fatto che questo capitolo dell’MCU ha avuto l'onore e l'onere di dare inizio alla nuova Fase del Marvel Cinematic Universe, la quattro, quella che viene dopo The Avengers: Endgame, quella che darà l’addio a molti dei suoi interpreti e personaggi principali.
* Dopo aver visto il film il primo pensiero che mi è venuto in mente è stato quanto un'attrice come la Johansson sarà difficile da sostituire, sia sullo schermo che nei cuori degli spettatori.
Black Widow, come tutti probabilmente già sapranno, è un prequel e si inserisce all'interno della timeline del Marvel Cinematic Universe subito dopo gli eventi di Captain America: Civil War, con la nostra Natasha che è una fuggitiva ricercata dal governo ed è stata abbandonata dalla sua nuova "famiglia", gli Avengers. Ma prima ancora di vedere cosa le è successo negli anni precedenti al doppio scontro con Thanos, il film torna indietro fino al 1995 e ci mostra quella che è stata la sua prima famiglia, ovvero quei genitori e quella sorella che le erano stati assegnati dalla Stanza Rossa, una fortezza volante nella quale vengono addestrate le Vedove Nere.
Natasha però è molto più che una spia, è un Avenger di nome e di fatto. È quello che costantemente le ricorda/rinfiaccia la "sorella" ritrovata, Yelena Belova (interpretata da Florence Pugh). Ed è per questo che subito dopo il duello senza esclusione di corpi tra le due, ha inizio una missione quasi impossibile e suicida: distruggere la Stanza Rossa, per sempre ed eliminare il malvagio Dreykov (interpretato da Ray Winstone) che da troppo tempo ne abusa. Per fare tutto questo la vecchia famiglia di spie si dovrà riunire e Natasha dovrà dimostrare una volta per tutte di essere pronta ad espiare i tanti peccati della sua precedente vita.
Che Vedova Nera avesse un passato poco virtuoso ci era già stato detto fin dalle sue prime apparizioni. Così come si era sempre accennato ad un evento particolarmente significativo, e potenzialmente drammatico, accaduto a Budapest in compagnia di Clint Barton/Occhio di Falco. In Black Widow scopriamo effettivamente di cosa si tratta, anche se probabilmente non tutti i fan saranno completamente soddisfatti del risultato (a me non è dispiaciuto affatto). Resta comunque che da un punto di vista narrativo quanto emerge è un materiale potenzialmente molto forte, che ci fa approfondire molto meglio il personaggio di Natasha. L’unica nota stonata sta nel fatto che arrivare a scoprire tutto questo solo ora, quando ormai il destino del personaggio è segnato dal precedente Endgame, sembra un po' un'occasione sprecata, soprattutto perché il film sceglie di non approfondire troppo quegli aspetti, che avrebbero reso certamente la pellicola molto più dark e ambiziosa, ma di spingere sull'acceleratore dell'azione. Il risultato è che se da un punto di vista spettacolare il film sicuramente ci guadagna, l'inseguimento a Budapest è particolarmente adrenalinico e ben realizzato, dall'altra viene un pochino a mancare l'aspetto più drammatico della vita dell'ex spia.
Dipende tutto dai punti di vista…
L'aggiunta più divertente e originale di questo Black Widow è quella legata alla famiglia russa di Natasha, tre personaggi molto diversi l'uno dagli altri ma che proprio per questo rendono particolarmente riuscita ogni scena che li vede protagonisti, soprattutto quando sono insieme. Il padre di Natasha, Alexei Shostakov (interpretato da David Harbour), detto Red Guardian è un super soldato che rappresenta una sorta di controparte russa di Captain America. La madre, Melina Vostokoff (interpretata da Rachel Weisz), a sua volta una Vedova Nera al servizio dello spregevole Dreykov. E infine c'è Yelena Belova (interpretata da Florence Pugh), altra assassina spietata ma determinata proprio come la sorella.
La prova della Pugh è davvero convincente, si conferma una delle migliori attrici degli ultimi anni anche solo grazie ai suoi sguardi intensi e alla sua capacità di recitare con il corpo.
Permettetemi un pensiero per Rachel Weisz, che per me resterà sempre la “Detective” Dodson di Constantine, mi ha fatto davvero piacere vederla in questo ruolo così diverso da quelli in cui siamo stati abituati.
L'aggiunta di un'attrice lanciatissima e talentuosissima come Florence Pugh non può che rappresentate un potenziale e importante tassello per il futuro e non è certo un caso che la Fase 4 inizi proprio con questo, simbolico, passaggio di consegne. Il che non vuol dire che non sentiremo la mancanza di un'attrice carismatica come Scarlett Johansson. Anzi, proprio come già per Chris Evans o Robert Downey Jr. e, per motivi purtroppo diversi, Chadwick Boseman, è difficile ad oggi immaginare dei nuovi Avengers con dei volti diversi dai loro. Eppure dovremo abituarci ed abbracciare i cambiamenti che inevitabilmente verranno.
Tanto un pezzettino di storia del Marvel Cinematic Universe, e soprattutto del nostro cuore, Scarlett Johanson se l'era già ampiamente guadagnato da tempo.
E questo Black Widow ne è solo la conferma.
Sempre Vostri
C & C