USA, 2020
Genere: horror, avventura
Durata: 109'
Regia: Jeff Wadlow
Sul finire degli anni Settanta, esisteva un programma per bambini chiamato Fantasilandia, in italiano. E ovviamente Fantasy Island in inglese. Sette stagioni, oltre centocinquanta episodi che vedevano il Signor Roarke protagonista e proprietario di quest’isola misteriosa dove i sogni diventano realtà.
Nel Fantasy Island firmato Blumhouse, ci troviamo sullo stesso piano ma con un’altra chiave di lettura, quella horror ovviamente.
Il film, diretto da Jeff Wadlow, è prodotto da Jason Blum, fondatore e amministratore delegato della Blumhouse Productions, una compagnia specializzata nella produzione di film horror a basso budget.
La caratteristica di questa casa di produzione è quella di riuscire quasi sempre a creare discreti prodotti d’intrattenimento horror, da quelli altamente redditizi (basti pensare a Paranormal Activity), a quelli da riporre nel dimenticatoio quanto prima.
Fantasy Island appartiene proprio all'ultimo caso, sfortunatamente.
Se nella serie degli anni Settanta gli ospiti dovevano pagare per usufruire dei poteri miracolosi dell’isola, ad atterrare per vedere realizzati i propri desideri sono i vincitori di un contest televisivo. Ogni personaggio ha un passato alle spalle con cui non ha chiuso i conti: Gwen (interpretata da Maggie Q) vive con il rimpianto di aver rifiutato la proposta di matrimonio dell’uomo che ama; Melanie (interpretata da Lucy Hale) conserva ancora sentimenti di odio nei confronti di una donna che l’ha bullizzata; Patrick (interpretato da Austin Stowell) è un ex poliziotto che vuole seguire la carriera militare come il padre deceduto; i fratelli JD (interpretato da Ryan Hansen) e Brax (interpretato da Jimmy O. Yang) desiderano fortemente fare una vacanza da veri ricconi, con piscine piene di donne in bikini e armi con cui giocare.
Ognuno di questi desideri viene reso concreto dal proprietario dell’isola, Mr. Roarke (interpretato da Michael Peña) il quale però si riserva di rivelare da subito che la felicità ottenuta dalla realizzazione dei propri sogni si trasformerà velocemente in un incubo.
Per tutta la durata del film assistiamo ad una serie di cliché canonici dell’horror convenzionale, che hanno il problema di essere gestiti nel peggiore dei modi. Difficile trovare una sequenza che faccia effettivamente sobbalzare dalla poltrona. Anche quando la tensione viene costruita ed è pronta ad esplodere c’è sempre qualcosa che tronca l’orgasmo del salto di paura.
Guardando Fantasy Island si ha l’impressione di guardare quattro-cinque generi diversi, non frullati e amalgamati tra di loro, piuttosto uniti asintatticamente come il frutto di uno zapping selvaggio attraverso diversi canali tematici. Ad ogni singolo ospite dell’isola, al quale è garantito l’esaudimento di una fantasia, corrisponde un genere cinematografico. Ne troviamo infatti ben sei diversi, gestiti anche peggio rispetto a quello dell’intero film, l’horror. Azione, commedia, dramma.
In un continuo mescolarsi grazie al montaggio alternato, il risultato è quello di creare fin troppa confusione stilistica, arrivando a toccare il nulla. Ed è proprio questo il problema di Fantasy Island, ossia la volontà di riunire a sé più generi per piegarli all'horror. Un nobile tentativo dalla riuscita maldestra, dove nemmeno il doppio colpo di scena riesce a salvare una situazione fin troppo carica di molti buoni sentimenti e pochissima paura.
Peccato, perché la rilettura horror nelle mani giuste poteva dare una nuova ventata di energia, mentre in questo caso è rimasta una fantasia irrealizzata, malgrado le migliori intenzioni di Roarke…
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C & C