Titolo originale: The Queen's Gambit
USA, 2020
Genere: drammatico
Episodi: 7
Ideatore: Scott Frank, Allan Scott
Titolo originale: The Queen's Gambit
USA, 2020
Genere: drammatico
Episodi: 7
Ideatore: Scott Frank, Allan Scott
“Gli uomini vogliono sempre insegnarti qualcosa, ma non per questo sono intelligenti, molto spesso non lo sono ma li fa sentire più grandi. Vogliono farti vedere come si fanno le cose ma tu lasciali blaterare e poi fai sempre quello che ti pare, devi essere una donna forte per stare sola in un mondo in cui le persone si accontentato di tutto pur di dire di avere qualcosa, non dimenticare mai chi sei…”
Prima di iniziare a parlare di questa serie tv ci tengo a fare una piccola premessa: il gioco degli scacchi non mi è mai piaciuto, l’ho sempre reputato noioso e poco interessante… tuttavia, basterà iniziare a guardare il primo episodio di questo piccolo gioiello per rendersi conto che quella scacchiera e i suoi protagonisti sono un insolito espediente narrativo per raccontare una storia di solitudine, dipendenze, vuoti emotivi, introspezioni e famiglia.
La Regina degli Scacchi (The Queen’s Gambit – titolo originale) è una miniserie prodotta da Netflix tratta dal romanzo omonimo di Walter Tevis del 1983. Composta da 7 episodi di un’ora circa ciascuno, racconta la storia di una giovanissima giocatrice prodigio, Elizabeth “Beth” Harmon (interpretata da una meravigliosa Anya Taylor-Joy, attrice già apprezzata in Peaky Plinders).
La storia si sviluppa nell’America di fine anni ’50 e la protagonista, dopo la morte della madre, viene accolta in un orfanotrofio cattolico. Inizia così la tragica storia di Beth che, a solo otto anni, farà fatica a trovare le risposte ai suoi perché a una così giovane età. È una partenza dura, dalla perdita di ogni riferimento familiare della giovane bambina all’acquisizione di una nuova identità, tra routine consolidate e regole ben imposte, contrapposte tuttavia alla necessità interiore della ragazza di ritrovarsi. Sarà l’incontro con il custode dell’orfanotrofio, il signor Schaibel (interpretato da Bill Camp), intento a giocare una partita a scacchi contro se stesso a dare una svolta alla vita di Beth. Quest’ultima infatti rimane folgorata, c’è qualcosa che la attira.
Sono forse i pezzi e le loro funzioni?
Le strategie, la storia di uno dei giochi più antichi al mondo?
Come ogni colpo di fulmine che si rispetti, non ci è dato saperlo. O meglio, Beth riconosce nella scacchiera una potenza evocativa che per lei diventa presto la sua casa, il suo rifugio nel quale si sente veramente al sicuro. Le 64 caselle "colorano" il suo mondo mentale, distratto e impaurito da una realtà difficile da decifrare.
Il punto di forza maggiore della serie sta proprio nel ruolo simboleggiato dagli scacchi, infatti questi ultimi servono a raccontare una storia di sofferenza, difficoltà e rivalsa, portando su schermo una mente tormentata e brillante, una donna intraprendente e capace che sembrerebbe sfidare un mondo di uomini ma che come primo avversario da battere ha soprattutto se stessa e i suoi demoni. Durante la narrazione non troveremo mai uno studio forsennato di schemi e strategie e un occhio costantemente puntato sulle partite di Harmon, bensì una lotta contro le paure e le rotture dell’essere umano.
Altro aspetto che ho molto apprezzato è che la serie nonostante sia incentrata su una donna in un mondo di uomini non vuole far passare un messaggio femminista, anzi… la storia di Beth Harmon è un viaggio iniziato in solitudine verso la ricerca di una casa, interiore ed emotiva.
Ne La regina degli scacchi non ci sono coprotagonisti, Beth è l'unico personaggio che viene approfondito, e a dimostrarlo è il fatto che la macchina da presa la segue costantemente: la sua genialità, il suo sguardo tagliente sulla realtà, spesso distorto da droghe e alcool, è l'unico che abbiamo sulle vicende. Elisabeth Harmon è una protagonista complessa e costruita con attenzione. Impossibile per lo spettatore non rimanerne affascinato ed emotivamente coinvolto, proprio come accade agli avversari che incontra durante i numerosi tornei che disputa. Le sue vicende, narrate per lo più in ordine cronologico, fanno luce sui suoi drammi privati, ci mostrano il percorso di maturazione, le cadute e le vittorie di un'anima tormentata ma combattiva, incapace di accettare completamente la resa.
La regina degli scacchi, inoltre, mostra uno spaccato, disilluso e spietato, della società americana degli anni cinquanta e sessanta. La condizione della donna e la paura del comunismo, vengono raccontati in modo da effettuare una critica mirata ad un modo di vivere, discriminatorio e deleterio, i cui strascichi infettano e corrompono anche i tempi attuali.
Questa magnetica e imperfetta protagonista rappresenta essa stessa la forza della serie Netflix che, seppur non brillante nel ritmo, risulta quasi impossibile da interrompere. Una serie che consiglio assolutamente di vedere perché con la sua affascinante protagonista, la ricchezza e cura dei particolari, costituisce uno dei prodotti seriali migliori di quest’anno.
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