USA, UK, Italia, Argentina, 2019
Genere: drammatico, biografico, commedia
Durata: 125'
Regia: Fernando Meirelles
USA, UK, Italia, Argentina, 2019
Genere: drammatico, biografico, commedia
Durata: 125'
Regia: Fernando Meirelles
Se c’è una cosa che ho scoperto da quando abbiamo intrapreso questo “cammino” è stata sicuramente quella di aver imparato a "guardare" oltre, senza alcun pregiudizio e senza nessuna prevenzione.
I due papi infatti rappresenta in pieno questo concetto, un film che probabilmente non avrei mai pensato neanche lontanamente di vedere un po’ di tempo fa... scelta della quale, senza ombra di dubbio, me ne sarei pentito amaramente.
Il sensazionale lungometraggio di Fernando Meirelles (City of God, The Costant Gardner), distribuito da Netflix e concepito dalla brillante penna di Anthony McCarten, sceneggiatore di altre grandi pellicole come La teoria del tutto, L’ora più buia e Bohemian Rhapsody, regala infatti un emozionante resoconto su uno degli episodi che ha fatto tremare il Vaticano: l’abdicazione di un Papa in seguito alla scoperta di alcuni sconcertanti segreti.
Siamo nell'aprile 2005, pochi giorni dopo la morte di Giovanni Paolo II e la fine del suo lunghissimo pontificato, e due uomini si riveleranno essere i rispettivi candidati delle due opposte fazioni del conclave: Jorge Bergoglio di quella minoritaria e più progressista e Joseph Ratzinger invece di quella intenzionata invece a proseguire sulla scia del rigoroso conservatorismo di Karol Wojtyla. Ratzinger sarà proclamato Papa il 19 aprile, mentre Bergoglio farà ritorno nella natia Argentina.
Dopo il prologo dedicato all'elezione di Benedetto XVI, il racconto compie un salto temporale di sette anni per descrivere il faccia a faccia fra Papa Benedetto e il cardinal Bergoglio nel 2012.
Inutile dire che a far funzionare alla perfezione questo meraviglioso duello sono i monumentali protagonisti, incredibilmente somiglianti nell'aspetto e non solo. Uno straordinario Anthony Hopkins nel ruolo del cinico ma immensamente colto Ratziger, con quell'ineccepibile andatura claudicante e il volto altero e impenetrabile, e Jonathan Pryce, che regala una delle performance più intense mai viste, nei panni del liberale Bergoglio avvolto da sensi di colpa e da passioni indomite prettamente terrene (dal calcio al ballo, dalla pizza al vino). Parole affilate come lame che toccano i diversi punti focali della cristianità odierna, analizzando a fondo le radici ormai passate della tradizione e la necessità sempre più incombente del cambiamento che nasce dal bisogno e non dal compromesso.
La vera forza del film risiede nelle interazioni fra Hopkins e Pryce, nel senso di spontaneità con cui i loro personaggi reagiscono l'uno alle provocazioni dell'altro, fino a raggiungere quella dimensione di confidenza e di fiducia che sarà il preludio di un imminente "passaggio di testimone".
Meirelles mescola perfettamente sacro e profano, drammaticità e ilarità, contrapponendo la crisi di un’istituzione alla crisi di due semplici individui chiamati a svolgere una missione solenne, sfiancante e a tratti ingrata. Ciò che più mi ha stupito è stata la naturalezza con cui l’arco narrativo riesce a passare dalla gravità di temi delicati, come la pedofilia e la dittatura militare argentina degli anni settanta, alla leggerezza di simpatici siparietti composti da calcio, pizza e tango o dalle trascinanti note degli Abba.
Un crescendo di emozioni che coinvolge dall'inizio alla fine, partendo da quel lungo filo rosso che lega e divide il destino di due cardinali, arrivando a quello scontro Germania – Argentina che unisce il percorso di due Papi e che definisce la semplice umanità di due uomini. In questa continua e alterna confessione che lega per sempre Francesco e Benedetto la figura di Ratzinger, pur limitata all'apparenza, mostra al mondo la debolezza della sua natura fallibile e umana e come abbia, più di tanti altri colleghi più quotati, cercato di cambiare la Chiesa.
Un film che permette di elaborare una riflessione sul peso e sulla posizione della Chiesa nella società del nuovo millennio e che trova la vera essenza nelle parole di Bergoglio alla fine della pellicola. Il cardinale argentino, ormai diventato Papa Francesco, prima di affacciarsi al balcone rifiuta di indossare gli ornamenti sacri e sfarzosi porti da un cardinale dicendogli: “No, grazie basta… il carnevale è finito!”.
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