Titolo originale: Schumacher
Germania, 2021
Genere: sportivo, documentario, biografico
Durata: 112'
Regia: Hans Bruno-Kammertöns, Vanessa Nöcker Michael Wech
Titolo originale: Schumacher
Germania, 2021
Genere: sportivo, documentario, biografico
Durata: 112'
Regia: Hans Bruno-Kammertöns, Vanessa Nöcker Michael Wech
"Ho sempre creduto che non ci si debba mai, mai, arrendere e continuare a lottare anche quando c è una piccola, piccolissima chance"
Con queste parole pronunciate da Michael Schumacher inizio la recensione del nuovo documentario Netflix sul sette volte campione del mondo e tra le figure più importanti del nostro secolo.
Spiegare chi veramente sia Michael Schumacher è veramente difficile, ricordo ancora quando da bambino le sue vittorie erano talmente schiaccianti da risultare noiose, quando il rosso Ferrari sembrava inarrivabile, quando era la scuderia di Maranello, il team da battere. Purtroppo quegli anni sono soltanto un lontano ricordo, che però ci fanno sempre più riflettere su quanto sia stato grande Michael Schumacher, su come il duro lavoro e il talento permettano di superare tutti i limiti e le vetture più veloci.
L'opera si apre con una suggestiva sequenza in prima persona di Michael mentre guida la Ferrari con cui ha conquistato cinque mondiali. In sottofondo le parole tratte da un'intervista in cui riassume la sua visione dell'automobilismo e della vita in generale, accompagnato da una splendida e azzeccatissima colonna sonora.
"Perfezione al 100%, il mio obbiettivo è raggiungere quel 100%. Sono fatto così, non posso accettare niente di meno."
Dopo avercelo presentato in maniera così teatrale ci viene raccontata la sua storia. In tutti i film e documentari biografici una delle scelte più difficili è capire su quale periodo della vita soffermarsi maggiormente e su quale sorvolare. Un punto che ha dovuto affrontare anche il film su Roberto Baggio, il Divin Codino (recensione disponibile sul nostro sito), e che ha miseramente fallito.
Dopo la sequenza introduttiva, che rimane forse la parte più riuscita dell'intera pellicola, ci vengono mostrati gli esordi di Michael in Formula 1 e la prima vittoria al Mondiale nel Gran Premio del Belgio del 1992.
Dopo averci fatto notare come fosse già arrivato, nonostante la giovanissima età, ai vertici della competizione, ci viene narrata la sua infanzia e la carriera giovanile dalla prima volta che mise piede su un kart artigianale costruito da suo padre fino ad arrivare alla vittoria del mondiale di kart a 16 anni.
Successivamente il film si incentra principalmente sull'arco temporale che va dal 1994 al 2000 (anno del primo dei cinque mondiali targati Ferrari). Una scelta che, seppur possa apparire insolita, visto che vengono quasi completamente saltati i cosiddetti "anni d'oro" sia per la scuderia del Cavallino che per il suo pilota di punta, risulta però molto intelligente. Infatti il dominio assoluto di Schumacher in quei cinque anni avrebbe avuto poco di interessante, specialmente magari per i non appassionati di corse. Mentre tanto c'era da dire su quelli che sono stati i momenti più bui della carriera e della vita di Michael. Ossia gli esordi per l'inesperienza e la concorrenza spietata dei migliori al mondo, soprattutto Senna. Poi il periodo successivo alla morte di quest'ultimo e i primi disastrosi anni in Ferrari a causa dei problemi della scuderia. Una decisione che, oltre che coraggiosa, ci fa capire come l'obbiettivo della produzione non sia una celebrazione fine a se stessa ma come invece abbia l'obbiettivo di trasmetterci un'immagine di ciò che fosse da un punto di vista umano, comprendendo le insicurezze, le paure e gli errori che anche un campione come lui ha commesso, nonostante la fatica costata per ammetterlo.
Michael Schumacher è stato tante cose.
Un uomo determinato innanzitutto, suo padre dichiara che sin da piccolo sapesse esattamente cosa volesse e come raggiungerlo.
Un campione che non lasciava nulla al caso, meticoloso quasi fino all’ossessione. Il suo obbiettivo era sempre dare il massimo, dentro e fuori il mondo delle corse.
Un leader, era cosciente di quanto fosse importante sentirsi parte di una stessa squadra per tutti i componenti del team, dal cuoco, al meccanico sino al team manager. La cosa più sorprendente è che persino i rivali in pista hanno espresso opinioni positive sul pilota tedesco, che quasi sempre, anche al netto di alcuni difetti, viene definito come un fenomeno e un vero fuoriclasse.
Molto toccante il ricordo della famiglia, specialmente nell'ultima parte della pellicola, come sono fondamentali le loro testimonianze per capire il suo vero stato d'animo in determinati momenti che era bravissimo a camuffare. Ciò che davvero è illuminante sulla sua figura è il racconto dei suoi rivali. Schumacher era infatti un pilota molto aggressivo, che ha sbagliato sia in pista sia fuori con dei colpi di testa costati molto cari (come la squalifica dal mondiale della FIA nel 1997). I suoi avversari lo descrivono quindi come un campione orgoglioso e testardo, ma dall'animo nobile e sincero.
L’aspetto che più mi è rimasto impresso è che tutti gli intervistati, parenti compresi, parlano di Michael al passato, visto che le sue condizioni di vita (sebbene a noi sconosciute per il rispetto della privacy che la famiglia e lui stesso hanno sempre cercato di avere) sono profondamente cambiate a causa di un incidente nel 2013 su una pista da sci, e pare che del campione che abbiamo conosciuto sia rimasto ben poco.
Concludo questa recensione consigliandone assolutamente la visione, ci sono storie che vanno raccontate e quella di Michael Schumacher è una di queste. Sia per ciò che è stato nel mondo delle corse, una leggenda, un mito, sia perché l’uomo che era ha da insegnarci tanto. Come per le più grandi icone del calibro di Muhammad Ali, Michael Jordan, Lebron James, Roger Federer essere pronti a rinunciare davvero a tutto, persino a sé stessi, pur di diventare il migliore è ciò che ti rende un vincente, ma pochi, anzi pochissimi possono capire cosa significhi.
Sempre Vostri
C & C