Titolo originale: The Magnificent Seven
USA, 2016
Genere: western, azione
Durata: 132'
Regia: Antoine Fuqua
Titolo originale: The Magnificent Seven
USA, 2016
Genere: western, azione
Durata: 132'
Regia: Antoine Fuqua
A chi di voi è capitato di passare la serata a scegliere cosa guardare e poi alla fine non vedere niente? Penso un po’ a tutti… Ebbene qualche giorno fa, quando già la rassegnazione mi aveva pervaso ecco che spunta fuori questo titolo del 2016… I magnifici 7, remake dell’omonimo film del 1960.
Il genere western nella sua totalità, da quello classico a quello all’italiana (i capolavori di Sergio Leone), l’ho sempre sentito molto vicino alla mia persona, una passione che mi lega a mio nonno con il quale vedevo questi film, e per questo li guarderò sempre con il sorriso.
Fatta questa piccola premessa, per la quale mi perdonerete, ritorniamo a parlare del film, disponibile su Netflix e che risulta con mio estremo stupore tra i titoli più visti di tutto il catalogo.
I magnifici 7 di Antoine Fuqua de I magnifici sette di John Sturges del 1960 ritrova l'essenza della storia ma non l'epica del racconto ma soprattutto la semplicità dell'intreccio più che la profondità delle relazioni.
130 minuti di ammiccamenti, scorribande e una miriade di pallottole danno vita un’esperienza western d’azione immensamente divertente.
Le vicende si svolgono a Rose Creek (California) nel 1879, un villaggio perseguitato da Bartholomew Bogue (interpretato da Peter Sarsgaard), magnate spietato che obbliga i cittadini del villaggio a svendere le loro terre per poterne sfruttare la vicina miniera d'oro. Quando Bogue arriva ad incendiare la chiesa e a massacrare alcuni abitanti per dare una lezione al resto dei coloni, gli abitanti di Rose Creek decidono di ribellarsi. Ad organizzare la rivolta sarà la giovane vedova Emma Cullen (interpretata da Haley Bennett), la quale decide di ingaggiare l'ufficiale Sam Chisolm (interpretato da Denzel Washington), un delegato di giustizia abituato a cacciare fuorilegge e che ha un conto in sospeso con Bogue. Al suo fianco, poco alla volta, arrivano altri uomini solitari, cacciatori di taglie, banditi, reietti pronti a riscoprire un valore comune. Almeno sulla carta.
Fuqua, come già detto all’inizio, mette al bando ogni approfondimento sui personaggi e sul rapporto con la comunità. Gli eroi del passato trovavano infatti il senso del loro sacrificio proprio negli altri, trovavano la forza nella debolezza altrui, guidati da un nobile istinto di protezione. I nostri eroi no. Loro bastano a se stessi e trovano dentro di loro un motivo per combattere. Il che rende I magnifici 7 poco epico, ma non per questo poco avvincente.
Al regista americano interessa di più caratterizzare i singoli che cementare il gruppo, e questo gli riesce benissimo. Denzel Washington, l'unico enfatizzato da sequenze più significative che lo presentano come un'ombra del Far West, è il leader silenzioso e carismatico di un gruppo eterogeneo, multietnico, composto da persone non così tanto balorde. Tra loro Ethan Hawke (nel ruolo di Goodnight Robicheaux, l’angelo della morte) che combatte con i suoi traumi, un inedito Vincent D'Onofrio (nel ruolo di Jack Horne) dà vita ad un assurdo omone sensibile ma violento e Chris Pratt. Il suo Josh Faraday è uno Star-Lord del west, qui guardiano delle frontiere, gigioneggia con faccette e sfottò, prestanza fisica e tanta ironia.
Concludo questa recensione elogiando il lavoro di Fuqua, il quale è riuscito a rendere accessibile il western aggiornandolo per gli spettatori delle nuove generazioni, magari intrappolati dalla curiosità e invitati a ripercorrere le nobili origini della pellicola.
Sempre Vostri
C & C