Titolo originale: The Plot Against America
USA, 2020
Genere: drammatico, ucronico
Episodi: 6
Ideatore: David Simon, Ed Burns
Titolo originale: The Plot Against America
USA, 2020
Genere: drammatico, ucronico
Episodi: 6
Ideatore: David Simon, Ed Burns
“La paura domina questi ricordi, un’eterna paura. Certo, nessuna infanzia è priva di terrori, eppure mi domando se da ragazzo avrei avuto meno paura se Lindbergh non fosse diventato presidente o se io stesso non fossi stato di origine ebraica.”
Cosa sarebbe successo se alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti del 1940 si fosse candidato e avesse vinto l’aviatore Charles Lindbergh al posto di Franklin D. Roosevelt?
La risposta ci viene fornita dal Premio Pulitzer Philip Roth nel romanzo omonimo e ora anche dalla miniserie targata HBO, disponibile su Sky Atlantic. David Simon ed Ed Burns, autori della serie, riscrivono un capitolo importante della storia americana trasformandolo in un incubo ad occhi aperti.
La serie racconta nell’arco di sei episodi da circa 60 minuti l’uno la nascita di un’America filonazista in cui proliferano antisemitismo e razzismo. Il tutto è narrato dal punto di vista dei Levin, una famiglia ebrea di Newark, in New Jersey, che sarà il fulcro narrativo attraverso il quale verrà mostrata l’ascesa politica dell’aviatore eroe con simpatie naziste Lindbergh, che arriverà a legare a doppio filo il destino degli Stati Uniti d’America a quello della Germania di Hitler.
I primi episodi gettano le basi per la costruzione di un racconto filtrato attraverso gli occhi di una famiglia ebrea; molto bella e particolare la scena dell’annuncio del trionfo inaspettato e surreale di Lindbergh davanti agli occhi increduli del capo famiglia Herman Levin (interpretato da Morgan Spector), in mezzo a una folla festante raccolta per l’occasione in una sala cinematografica.
Gli aspetti migliori della serie sono senza alcun dubbio la cura della ricostruzione storica e scenografica, tutto ruota e ruoterà intorno al vissuto privato e pubblico che coinvolge di volta in volta i membri delle diverse generazioni, compresi i due figli minorenni dei Levin, il nipote orfano ribelle e la zia sentimentalmente confusa Evelyn, interpretata da una rediviva e spumeggiante Winona Ryder.
Una serie che mi ha ricordato nello stile The man in the high castle, anch’essa tratta da un romanzo pluripremiato, La svastica sul sole di Philip K. Dick, seppur in forma meno action e più marcatamente politica in cui le vicende private dei protagonisti si intrecciano con gli avvenimenti della storia della Germania nazista.
Questo stile ucronico, in cui la verità storica si mescola senza soluzione di continuità con una verità reinterpretata mi ha sempre affascinato. Il risultato, in questo caso è una rilettura immaginaria che si regge sull’ipotesi fantapolitica di Roth, che se non venisse smentita dalla storia potrebbe tranquillamente passare per vera. Un effetto reso possibile da una ricostruzione storica e scenografica perfetta, che immerge lo spettatore nello spirito e nell’atmosfera dell’epoca. Alcune scene, come quella dell’arrivo di Lindbergh in aeroporto per l’ennesimo comizio, o come il discorso alla folla del Rabbino capo Bengelsdorf (interpretato da John Turturro) sono la dimostrazione dell’attenzione nei minimi e più sottili dettagli.
In appena sei puntate, Il complotto contro l’America riesce a raccontare di un’ucronica fantapolitica, che non lo è poi nemmeno tanto pensandoci, per molti aspetti un’amara realtà fatta di capi politici poco empatici con il proprio popolo, ignoranti e dalle pericolose idee populiste. A partire dallo slogan di Lindbergh nell’opposizione tra sé stesso, unico modo per evitare il conflitto bellico, e la Seconda Guerra Mondiale.
Il complotto contro l’America riesce, inoltre, a trattare tematiche quali la mitizzazione della società patriarcale e la crescente emancipazione femminile attraverso le ottime performance di una sempreverde Winona Ryder e a una sorprendente Zoe Kazan (Bess Levin), che vanno ad emergere con il dispiegarsi dell’intreccio e della posta in gioco. Il tutto raccontato in maniera egregia attraverso gli occhi del piccolo Philip (interpretato da Azhy Robertson) che riesce a dare vivacità alla narrazione nel mostrarci il dramma nel dramma.
Il complotto contro l'America riesce a far emergere un forte segnale critico verso i mali della società.
Il razzismo, l'antisemitismo, l'uso propagandistico della religione.
Forti del talento di Zoe Kazan e Winona Ryder, Burns e Simon realizzano una miniserie politica d'antologia, certamente tra i prodotti seriali più interessanti del 2020 e da non lasciarsi sfuggire.
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