Italia, 2019
Genere: drammatico, noir, thriller
Durata: 110'
Regia: Vincenzo Alfieri
Ci sono Fabio De Luigi, Edoardo Leo e Giampaolo Morelli… a primo impatto tutti, me compreso, hanno pensato si trattasse della solita commedia o di un buon Heist Movie in chiave comica alla “Smetto quando voglio” e invece… no. Ci troviamo bensì di fronte ad un vero e proprio Crime noir, cupo e amaro… tratto da un fatto di cronaca realmente accaduto in Italia.
La vicenda infatti è stata riportata sul giornale Repubblica nel 1996 dal giornalista Meo Ponte, il quale esordiva dicendo: “Se ne facessero un film comincerebbe come I Soliti Ignoti di Monicelli e finirebbe come Le Iene di Tarantino”. È stata questa frase a convincere il regista, Vincenzo Alfieri, a raccontare questa storia.
Alfieri… giovane regista di trentatré anni originario di Amalfi, che dopo anni e anni di gavetta è già al suo secondo lungometraggio (il primo film, “I peggiori” lasciamolo stare). Con questo film, ben strutturato e soprattutto con un cast italiano di alto livello, convince e il risultato è più che soddisfacente.
La storia è ambientata a Torino nel 1995: si gioca il derby, Juve-Torino, e i bianconeri stanno vincendo per 4 a 0, quando si procurano un rigore che Ravanelli trasforma. In questo momento, per tre volte, parte la storia. Luigi Meroni (interpretato da Giampaolo Morelli) lavora alle poste, e gli è negata la pensione baby che gli permetterebbe di lasciare il lavoro e realizzare il suo sogno di andare in Costa Rica. Ogni giorno guida un furgone blindato portavalori e va a ritirare sacchi pieni di soldi agli uffici postali. Con un suo collega, Luciano Bodini (interpretato da Giuseppe Ragone), capisce che nel sistema di ritiro del denaro c'è una falla, e che potrebbero fare un grande colpo. Per metterlo a segno coinvolgono Alvise Zago (interpretato da un inedito Fabio De Luigi), impiegato modesto e insoddisfatto dalla vita che soffre di cuore e fa tre lavori per mantenere la famiglia. Nella storia entrano anche il Lupo (interpretato da Edoardo Leo) e Gina (interpretata da Mariela Garriga), la sua fidanzata cubana. Ma anche Anna, una ragazza dolcissima (interpretata da una bellissima Matilde Gioli) di cui Luigi si innamora.
Un furto che è maturato per scherzo. Un’idea che piano piano si è concretizzata sempre di più fino a concretizzarsi ma, allo stesso tempo è un colpo talmente grosso che fa gola a tutti e ognuno dei protagonisti finirà con il desiderare tutti quei soldi solo per sé, senza dividere e condividere. È proprio la voglia di denaro che trasforma questa impresa inizialmente semplice in un piccolo e al tempo stesso pericoloso gioco criminale ricco di azione e di tanti imprevisti. Non tralasciando però anche un velo di comicità.
Personalmente parlando ciò che mi ha affascinato di questo film (oltre all'interpretazione degli attori) è stato il modo in cui il regista l’ha strutturato, ovvero in capitoli (Il playboy, Il cacciatore, Il lupo) e in ognuno di essi, la storia riparte da zero (da quel rigore di Ravanelli in Juve-Toro), e assistiamo alla stessa trama, ma vista da prospettive e punti di vista diversi. Ogni capitolo da una luce diversa al racconto, mostrandoci altri particolari. Il regista ammette di aver preso spunto da registi (non italiani ovviamente) tra i quali Quentin Tarantino… e questo CI PIACE!!
Ottima la fotografia e le immagini. La scelta di mostrare non la solita Torino che oscilla tra il Monte dei Cappuccini o la Mole Antonelliana ma quella di farci vedere una grande città grigia e cupa, è un qualcosa di affascinante ma allo stesso tempo anche molto triste. Il film seppur ambientato nel 1995, racconta i giorni nostri, quelli delle persone sempre in ansia per il denaro, costantemente frustrate e sottopagate.
Una storia triste ma purtroppo vera e sempre attuale.
Ma torniamo all'inizio della recensione e parliamo degli attori… Tutti e tre in vesti inedite e stranamente convincenti. Si sono buttati coraggiosamente in quest’ardua impresa e non sono affondati, anzi, hanno fatto centro!
Edoardo Leo lo abbiamo visto in tanti ruoli nelle nostre commedie e ha avuto anche parti drammatiche. Qui il suo “Lupo” è un personaggio cattivo e deluso che a tratti fa anche molta paura. Giampaolo Morelli è quello che, visto il suo personaggio di ragazzo meridionale al nord, resta un po’ più nel suo mondo e mantiene quella vena brillante e a tratti utilizza quel filo di comicità napoletana che non guasta mai.
Ma tra tutte le interpretazioni, quella che mi ha stupito, nel senso buono della parola, è stata quella di Fabio De Luigi. Sfido chiunque a trovare un film in cui non sia mai uscito da quella sua comicità unica e stralunata dovuta soprattutto alla sua innata simpatia. In questo film il suo Alvise Zago è un uomo cupo, stanco e rancoroso... per tutta la durata del film non accenna mai un sorriso. La sua è una prova notevole e degna di lode.
Il coraggio del regista di fare un film del genere, un crime a tratti drammatico con un cast predisposto alla commedia è un qualcosa che va premiato... Ma per come è stato strutturato il film si poteva osare e spingere un po’ di più sulla sceneggiatura perché a tratti risultava un po’ lenta…
Ma è un difetto lieve.
Gli uomini d'oro resta comunque un ottimo prodotto che consiglio di vedere.
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