Italia, Francia, UK, 2019
Genere: avventura, fantastico
Durata: 125'
Regia: Matteo Garrone
La trama di Pinocchio non ha certo bisogno di presentazioni. Questo racconto ha rappresentato un punto fermo nella formazione sia scolastica che letteraria di ogni ragazzo trasmettendosi di generazione in generazione… per quasi un secolo e mezzo.
Era l’ormai lontano 2002 quando Roberto Benigni diresse Pinocchio vestendo lui stesso i panni del famoso burattino, in quella che fu una bella rivisitazione in chiave comica di una delle fiabe più belle del nostro Paese.
Diciotto anni dopo lo ritroviamo nei panni di Geppetto.
Questa volta però, a muovere i fili (giusto per rimanere in tema) di questa pellicola, non è Benigni ma il talentuoso regista di “Gomorra” Matteo Garrone. L’autore romano non ha mai nascosto la sua ammirazione ed ossessione (citiamo le sue stesse parole) per il racconto di Carlo Collodi, decidendo quindi di rimanere fedele al testo in ogni minimo dettaglio.
Risultato? Un film dalla sceneggiatura lenta, 125 minuti davvero interminabili.
Per questo film infatti, Matteo Garrone non sceglie (stranamente) gli eccellenti co-sceneggiatori che lo hanno accompagnato per tutta la carriera (Massimo Gaudioso e Ugo Chiti) ed opta per la penna decisamente meno virtuosa di Massimo Ceccherini (esattamente… proprio lui!).
La fotografia, le immagini e gli scenari sono senza ombra di dubbio i punti forti di questa pellicola.
Sicuramente è un’esperienza visiva unica nel suo genere.
Troviamo gli sfondi degli splendidi paesaggi della campagna italiana con i loro ulivi, i campi di grano e le antiche case in pietra bianche e grigie alle quali Garrone decide di sovrapporre atmosfere cupe e nebbiose.
Ottimi anche gli effetti speciali ed il trucco, quest’ultimo affidato al grande Mark Coulier (The Grand Budapest Hotel e soprattutto Harry Potter), che riesce a trasformare completamente i personaggi rendendoli in perfetta linea con il racconto: così complessi, artefatti, visivamente carichi… Il Mangiafuoco di Gigi Proietti (molto sottotono nella parte), la Lumaca di Maria Pia Timo, il Grillo Parlante di Davide Marotta, sono assolutamente come devono essere!!
Un maturo Roberto Benigni riesce a portare in vita con una grande umanità e senza gran supporto da parte della sceneggiatura (meglio ricordarlo sempre), l’eccellente interpretazione di un uomo solo, consumato dalla vita e dalla povertà che ha come unica ricchezza l’amore verso il ‘figlio”, interpretato dal piccolo Federico Ielapi, che ci mette tutto se stesso ed emula con perfezione e disinvoltura la pigrizia e la semplicità di Pinocchio.
Ma non sono da meno tutti gli altri attori, ognuno con la propria piccola grande parte.
Il gatto e la volpe sono interpretati da Massimo Ceccherini e Rocco Papaleo (coppia a dir poco azzeccata!!).
Il primo, che se come sceneggiatore contribuisce ad affondare il film, offre invece una bella performance nei panni della Volpe, oscurando però un Rocco Papaleo che per copione si limita solo a fargli da eco.
Purtroppo le immagini, la scenografia, gli effetti speciali ed il trucco studiato nei minimi particolari ed infine la bravura dei protagonisti, non bastano a sorreggere il peso di un classico così famoso e di una storia, quella di Pinocchio, che è stata raccontata più e più volte...
Quella di Matteo Garrone è una vera e propria dichiarazione d’amore per il personaggio di Collodi.
Un’opera più teatrale che cinematografica… che ci auguriamo possa essere l’ultima pellicola su questo burattino.
Sempre Vostri
C & C