Italia, 2021
Genere: biografico, drammatico
Durata: 139'
Regia: Sergio Rubini
La storia dei fratelli De Filippo è la storia di Napoli e Sergio Rubini riesce a raccontarla perfettamente. Un vero e proprio racconto di formazione, l’epopea di tre fratelli che si rimboccano le maniche e con ingegno e creatività si costruiscono un nuovo futuro.
Il film è stato distribuito nella sale cinematografiche italiane per soli due giorni, dal 13 al 15 dicembre 2021, ma per chi volesse vederlo è disponibile su Rai Play. Il lavoro diretto da Sergio Rubini ha il pregio di umanizzare il mito dei De Filippo, scendere tra le strade della Napoli dell'epoca e coglierne la poesia, il fragore, la vita e le soprattutto le miserie. La narrazione segue le vicende dei fratelli Peppino (interpretato da Domenico Pinelli), Titina (interpretata da Anna Ferraioli Ravel) ed Eduardo (interpretato da Mario Autore) che agli inizi del Novecento vivono con la giovane madre, Luisa De Filippo. I tre non sono sempre cresciuti insieme: i primi anni della fanciullezza li hanno trascorsi divisi con Peppino a scorrazzare all'aria aperta tra galline e maiali nelle campagne di Caivano, affidato alle cure di una balia, e Titina ed Eduardo invece a rincorrersi sulle tavole del palcoscenico a Napoli in un contesto piuttosto borghese, all'interno del quale sarà difficile poi per Peppino integrarsi.
La figura più emblematica di tutto il film è sicuramente quella del padre dei tre fratelli, Eduardo Scarpetta (interpretato da Giancarlo Giannini). Quest’ultimo infatti non li ha mai riconosciuti e quando si palesa lo fa mascherandosi da "zio". Un padre padrone, un istrionico Mangiafuoco che tutto può, muovendo i fili di un'affollatissima famiglia e decidendone i destini, la regola è sempre una: separare la famiglia legittima, gli Scarpetta, da tutti gli altri a cui pure si dedica con amorevole dedizione e premura. Una distinzione che manterrà anche dopo la sua morte nel 1925 quando lascia la propria eredità solo ai figli riconosciuti, con buona pace di Titina, Eduardo e Peppino a cui non spetterà nulla se non balordamente il suo grande talento, quanto basta perché il trio possa soddisfare il desiderio di rivalsa covato sin dall'infanzia, fondare una propria compagnia, affrancarsi da quel nome, usare quello della loro madre e gettare le basi per un nuovo modo di fare teatro e raccontare la realtà, più amaro e meno farsesco di quello della tradizione napoletana. Il successo è travolgente, seppur minato dai continui litigi tra Eduardo e Peppino, dalle diverse aspirazioni coltivate e dalla miseria.
È la storia di una rivincita fatta con studio, coraggio, spirito di sacrificio e abnegazione, oltre che la rappresentazione plastica del riscatto a cui tutti hanno diritto. Rubini riesce a raccontarla con una straordinaria naturalezza mescolando ricerca meticolosa e fervida immaginazione; realizza così un'impresa non semplice rimanendo sempre in equilibrio tra la perfetta ricostruzione della realtà dell'epoca e una caratterizzazione appassionata e a tratti visionaria di quel microcosmo familiare in cui risiedono i germi del teatro del Novecento.
Il regista pugliese tratteggia un'umanità varia e ha il merito di farlo affidando i ruoli dei tre protagonisti a giovani attori campani, tutti esordienti sul grande schermo: Mario Autore, Domenico Pinelli e Anna Ferraioli Ravel non gigioneggiano, si fanno interpreti di prove misurate, oneste e ricche di sfumature, e convincono al punto da commuovere. Ad accompagnarli una folta squadra di comprimari da Biagio Izzo a Susy Del Giudice, Marianna Fontana, Marisa Laurito, Vincenzo Salemme e Giancarlo Giannini. Tutti insieme nelle incessanti entrate e uscite di scena, raccontano storie di resistenza, sogni, aspirazioni, in un eterno gioco delle parti che ci riporta sempre alla grande magia del cinema.
Concludo la recensione di questo film consigliandone la visione anche ai non appassionati del teatro eduardiano, questa infatti è una storia di riscatto prima che il racconto di una delle più importanti rivoluzioni del teatro italiano del Novecento. Gran parte del merito è senz’altro di Sergio Rubini, che porta in questa storia i tratti distintivi del suo cinema sospeso regalandoci un’opera riuscita, bilanciata e monumentale.
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