Italia, 2013
Genere: drammatico, commedia, grottesco
Durata: 142'
Regia: Paolo Sorrentino
Nonostante il film sia uscito qualche anno fa ci tenevo comunque particolarmente a scrivere qualcosa; ricordo infatti perfettamente i tanti contrasti e le spaccature che la pellicola suscitarono non solo in Italia, ma in tutto il mondo.
Lo stile di Sorrentino è unico, considerato da molti geniale, e che fa del regista napoletano uno dei più apprezzati dei nostri tempi.
Ne “La grande bellezza” però anche il talento di Sorrentino si impantana inesorabilmente… ripeto ancora una volta, un talento straordinario, visionario…
Il film ha ottenuto numerosi riconoscimenti, uno su tutti è sicuramente l’Oscar al miglior film straniero del 2014, ma nonostante i numerosi premi e i tantissimi apprezzamenti, ritengo sia una pellicola troppo sopravvalutata e priva di tutti quegli elementi da farlo ritenere un capolavoro.
Il mio giudizio è soggettivo e sicuramente incorrerà in pareri discordanti, ma lo scopo è proprio questo… confrontarsi.
Una delle prime riflessioni che mi sono balenate alla mente mentre guardavo il film è che il regista abbia voluto proporre una sua personale visione, una sorta di sequel, de “La dolce vita” di Federico Fellini.
La Roma del ’60 raccontata da Fellini è la capitale di un paese in pieno boom non solo economico, ha infatti ospitato uno degli eventi mondiali più memorabili del Dopoguerra come la XVII Olimpiade, è una delle capitali mondiali del cinema ed è un riferimento del gusto.
La Roma d’oggi è una città completamente sbandata e vuota dove, politica (o comicità a seconda dei pareri) a parte, non si produce assolutamente nulla. Tutto ciò va a cozzare con l’obiettivo di cercare di fare del film un racconto morale contemporaneo, alcune scene, soprattutto quelle notturne, sembrano girate dall'assessorato al turismo o della propaganda.
Altro aspetto importante che mi è balzato agli occhi, anche perché mi è sembrato davvero evidente è che la scenografia abbia contato molto di più della sceneggiatura, lo si può evincere dal fatto che non ci sia un personaggio davvero riuscito. Jep Gambardella (interpretato da Toni Servillo), protagonista della pellicola, è un navigato giornalista di costume e critico teatrale che ha fatto della mondanità l’unico scopo della sua vita. Un personaggio che non fa altro che sputare sentenze (ovviamente in voce fuori campo, come i più grandi pensatori) utilizzando, in alcune sequenze, un napoletano ridicolo.
Per non parlare di Carlo Verdone, che annoia già dalla prima scena (non avrei mai pensato di scrivere un commento del genere sull'artista romano). Il personaggio che mi è dispiaciuto di meno è sicuramente quello di Ramona, interpretato da Sabrina Ferilli (neanche questo avrei mai pensato di scrivere), una spogliarellista malata, anche se ancora mi sto chiedendo di cosa…
Anche io, come la maggior parte credo, pensavo di vedere un film in cui Roma fosse la vera protagonista (pensiero suggerito anche dal titolo) invece ci si ritrova ad assistere ad un viaggio interiore contornato da ossessioni del protagonista.
Un film che tende al simbolico, al ripetitivo e all'astratto… affido la conclusione di questa recensione ad un estratto di un articolo de La Stampa che riassume al meglio il mio pensiero generale sulla pellicola di Sorrentino.
“La grande bellezza sta a La dolce vita come la via Veneto di oggi sta alla via Veneto del 1959. Adesso è solo una strada di hotel di lusso dove è vano ricercare il clima notturno di un tempo: i caffè affollati di artisti e intellettuali, le scorribande di divi e fotografi, i night-club frequentati da una variegata fauna di nobili, perdigiorno e letterati.”
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