Titolo originale: The Godfather
Paese di produzione: USA
Regia: Francis Ford Coppola
Titolo originale: The Godfather
Paese di produzione: USA
Regia: Francis Ford Coppola
Inutile girarci intorno, questo è uno dei film più belli di sempre.
Tutti lo conoscono, anche quei pochi che non lo hanno visto ricordano qualche scena o addirittura mentono dicendo di averlo visto; se chiedete alla gente quali sono i migliori film di gangster o inerenti alla Mafia sarà sempre citato nei primissimi posti.
Il Padrino è forse la più grande e potente saga familiare mai concepita e uno dei più grandi atti d’accusa alla perdita dei valori nella società americana, uno dei maggiori melodrammi americani del novecento. Tutto questo è riscontrabile nei romanzi e nella sceneggiatura di Mario Puzo, capolavori che il virtuosismo deciso di Coppola ha reso immortali. Si vedono all'opera dei criminali, talvolta spietati e sanguinari, eppure simpatizziamo per loro e quasi proviamo compassione, perché per la maggior parte del tempo li vediamo insieme, come se fossero una famiglia normale, come fosse la nostra.
I Corleone hanno la fama di banda spietata, ma per tutto il film non uccidono mai un solo innocente, non vediamo atti di racket, prostituzione e spaccio. Ogni attività criminale dei Corleone si svolge al di fuori del cerchio familiare, e non a caso ogni qualvolta qualcuno si allontana dalla famiglia non finisce bene: Sonny per uno scatto d’ira lascia la casa e rimane da solo, e puntualmente viene trucidato; Don Vito si allontana banalmente un momento dal figlio per comprare un’arancia al banco di frutta, e puntualmente viene colpito da un sicario; Michael deve allontanarsi fino in Sicilia, e puntualmente il suo nuovo amore Apollonia viene ucciso in un attentato. Appena manca la protezione più intima della famiglia nessuno è al sicuro, nemmeno i più potenti.
Fatta questa “breve” premessa proveremo ad analizzare ed esplorare gli aspetti più significativi di ogni singola parte che hanno consegnato questa trilogia alla leggenda.
Il Padrino – Parte I
Presentato nel 1972, il film è ambientato nell'America degli anni Quaranta. Un potente boss mafioso di origine siciliana, Vito Corleone (interpretato da Marlon Brando, “togliamoci il cappello” ogni volta che pronunciamo il suo nome) festeggia il matrimonio della figlia e intanto coordina l'attività della sua organizzazione criminosa. Legato all'immagine di una vecchia mafia onorata, rifiuta la proposta di allearsi con un altro clan, allo scopo di garantirsi il controllo del traffico della droga. Ciò scatena una lotta senza esclusione di colpi tra famiglie rivali, nella quale ha modo di distinguersi il giovane figlio Michael (interpretato da Al Pacino), che riceve dal padre l'investitura a succedergli.
La regia di Coppola è sicura, potente, intensa, capace di costruire atmosfere incredibili.
E grosso merito per il lavoro di Coppola va soprattutto alla colonna sonora immortale di Nino Rota, un tema musicale che tutti conoscono e che, come mai nessun’altro nella storia, si è sentito così tante volte in così tanti contesti diversi.
Al Pacino qui firma una delle prove più intense, profonde e carismatiche di tutta la sua carriera, ogni singola emozione, e il suo personaggio ne prova davvero tante nel corso del film, è trasmessa solo muovendo gli occhi. E poi Marlon Brando, da molti definito prima del film ormai sul viale del tramonto qui invece rinasce dalle proprie ceneri, lo studio del Metodo è messo in pratica in ogni movimento (la scena in cui Tom Hagen nel cuore della notte gli comunica la tragica notizia della morte di Sonny è un qualcosa di pazzesco, un sussulto, ripeto con un semplice sussulto Marlon Brando trasmette più dolore di qualsiasi urlo disperato, brividi al sol pensiero).
Il film ha ricevuto l’oscar al miglior film e al miglior attore protagonista a Marlon Brando, il quale rifiutò il premio non presentandosi alla cerimonia, in disaccordo sui maltrattamenti degli indiani nativi d'America da parte degli Stati Uniti e di Hollywood.
Tralasciando la parentesi dei premi, che quasi “offendono” questo capolavoro, possiamo affermare che questo non è un semplice film, è tessuto culturale di un’intera società.
Il Padrino – Parte II
Senza ombra di dubbio, il miglior sequel di sempre mai realizzato. Il punto di forza di quest’altro capolavoro di Coppola è che non fa sentire per niente il peso dell’originale, tanto che da molti è considerato addirittura migliore del primo.
Il film narra la storia di Don Vito (interpretato da Robert De Niro), emigrato negli Stati Uniti dall'Italia, che si fa strada tra la piccola criminalità di Little Italy dove crea una vera e propria industria del crimine fatta di controllo delle case da gioco e della prostituzione. Questo impero del male viene in seguito ereditato dal figlio Michael (interpretato sempre da Al Pacino) il quale, però, inizia a meditare sul futuro della famiglia mafiosa: troppi, infatti, sono i segni di disgregazione e i tradimenti che si consumano all’interno del clan.
L’originalità è di essere nello stesso tempo sequel e prequel con un Robert De Niro che nell’arco del film compie la sua metamorfosi in Marlon Brando con gradualità e senza forzature. Nel film tutto appare più cupo, triste, un modo per preparare l’incombente tragedia. L’interpretazione di Robert De Niro come il giovane Vito, è senza dubbio tra le migliori interpretazioni cinematografiche di tutti i tempi e che gli è valsa, tra l’altro, l’Oscar.
Come per il precedente capitolo, anche Il Padrino – Parte II ha vinto l’oscar al miglior film (primo sequel a riuscirci) ai quali vanno aggiunti quello alla miglior regia, al miglior attore non protagonista, alla miglior sceneggiatura non originale, miglior scenografia e miglior colonna sonora.
Oltre ad essere stato il primo ad aver vinto la statuetta come miglior film sia per la parte prima che per il sequel, il film può vantare di aver ricevuto l’oscar anche per l’interpretazione dello stesso ruolo (Don Vito Corleone) da Maron Brando e Robert De Niro. Impresa riuscita solo, svariati anni dopo, a Joaquin Phoenix e Heath Ledger per l’interpretazione del Joker.
Il Padrino – Parte II non è davvero un film sulla mafia, ma un film sulla lunga lotta di un uomo. Michael controlla un vasto impero che sta scivolando costantemente dalle sue mani. Diventa sempre più diffidente e paranoico (la scena del bacio tra Michael Corleone e suo fratello Fredo… brividi), e mostra anche segni di odio verso la propria vita.
Se l’impero del padre Vito era stato costruito sull’amore ed il rispetto, quello di Michael è basato sulla paura e sul tradimento.
Il Padrino – Parte III
Al contrario delle prime due parti, che erano state volute espressamente dal regista, questa volta la spinta è stata la necessità finanziaria dettata dall'insuccesso commerciale delle sue ultime opere (Giardini di Pietra del 1987 e Tucker - Un uomo e il suo sogno del 1988).
In questo capitolo finale ritroviamo Don Michael Corleone che nel frattempo è invecchiato e ha problemi di salute. È sempre più duro per lui mantenere il potere e inoltre ha assolutamente bisogno di un erede. Decide così, su consiglio della sorella Connie, di adottare il figlio illegittimo di Sonny, l'ambizioso Vincent (interpretato da Andy Garcia).
In questo terzo film della saga dei Corleone, la storia di Michael si incrocia anche con gli intrighi vaticani: quelli dell'arcivescovo Paul Marcinkus, di Roberto Calvi, per arrivare al presunto assassinio di Papa Giovanni Paolo I, morto pochi giorni dopo aver aperto i dossier sulle finanze vaticane.
L’apice della tragedia si ha con l’uccisione della figlia Mary (interpretata da Sofia Coppola), colpita per errore quando si voleva uccidere Michael e la disperazione del padre.
Qui la nemesi storica avrà compimento: le colpe dei padri ricadranno sui figli.
Molto importante è la scene nelle quale vengono mostrati i ricordi delle tre donne più importanti della sua vita: bellissimi e toccanti i flashback delle danze con la figlia Mary, con la giovane sposa siciliana Apollonia e con Kay.
La parte finale, logicamente si svolge là da dove è partita la famiglia: la Sicilia.
Il boss si spegne mentre è seduto da solo nella quiete del giardino della meravigliosa villa.
Diretto col grande senso del cinema a cui Coppola ci ha sempre abituati, è molto più introspettivo degli altri due ma è tuttavia la più debole delle tre parti.
Più che una recensione, preferirei definire questo scritto un focus, un approfondimento su quella che è probabilmente la più importante saga cinematografica di sempre, diventata oggetto di culto.
Con la speranza di aver interessato e invogliato non solo coloro che non l’hanno ancora visto lascio la conclusione ad un pensiero che racchiude tutto, senza andare avanti con concetti che sarebbero sicuramente inutili e superflui:
“Traboccante di vita, ricco di tutte le grandi emozioni e dei fluidi vitali dell'esistenza.”
Sempre Vostri
C & C