Titolo originale: Le Comte de Monte-Cristo
1° ed. originale: 1846
Autore: Alexandre Dumas
Titolo originale: Le Comte de Monte-Cristo
1° ed. originale: 1846
Autore: Alexandre Dumas
Dopo aver trascorso una giornata stressante o dopo aver passato ore e ore davanti ad un computer in ufficio, cosa c’è di meglio di un buon libro per rilassarsi?
Il Conte di Montecristo è probabilmente uno dei più bei romanzi mai stati scritti, una storia avvincente e appassionante che, nonostante gli anni, è ancora capace di catturarci e non lasciarci più andare.
L’autore è Alexandre Dumas, a mio modesto parere uno dei più grandi maestri del romanzo storico, famoso anche per la trilogia dei moschettieri formata da I tre moschettieri, da Vent'anni dopo e da Il visconte di Bragelonne.
La prima cosa che mi ha fatto amare Il conte di Montecristo è la capacità che ha questo libro di ritrarre in modo fedele alcuni aspetti della natura umana. Invidie, gelosie, egoismi, tradimenti, raggiri e spietate vendette, sono solo alcuni degli elementi che popolano le vicenda di Edmond Dantès.
La storia quasi sicuramente sarà nota un po’ a tutti ma cercherò comunque di illustrarla nel modo più semplice possibile nonostante i mille intrecci e i tutti gli intrighi che si susseguono.
Edmond Dantès è un giovane marinaio che, alla vigilia delle sue nozze, si vede strappare la vita dalle mani. Infatti nel giorno del suo fidanzamento, a poche ore dal matrimonio con la sua amata Mercedes, Edmond viene arrestato per bonapartismo a causa di una falsa accusa montata da Fernando, suo “amico” geloso innamorato di Mercedes, e Danglars anch'egli “amico” invidioso della posizione di capitano appena guadagnata dal giovane.
Dantès finisce così davanti a Villefort, magistrato ambizioso che pur capendo che il giovane non è colpevole, lo fa arrestare con il doppio intento di usare il suo caso per far carriera e nascondere il vero colpevole del complotto, ovvero il padre.
Edmond così si ritrova nella prigione del Castello d'If senza aver subito un processo e senza sapere quali accuse gli sono state mosse e per anni la consapevolezza di essere punito senza colpa lo dilania al punto che il giovane arriva a pensare di togliersi la vita.
A salvarlo sarà l'incontro con un altro prigioniero, l'abate Faria, uomo di grande cultura e intelligenza che nel tentativo di fuga finisce per errore nella cella di Dantès. I due stringono amicizia intima e profonda e mentre escogitano il nuovo piano di fuga, Faria spiega a Edmond il complotto ai suoi danni messo su da Danglars, Fernando e Caderousse.
Questo fa nascere nel cuore del ragazzo un bruciante desiderio di vendetta per l'ingiustizia subita e trova in questo odio la forza per sopravvivere iniziando ad elaborare un piano per punire tutti i suoi carnefici una volta fuggito. Riacquistare la libertà però non sarà facile e Dantès riesce nell'impresa solo grazie ad uno stratagemma, seppellendo per sempre l'identità di Edmond Dantès e risorgendo come il Conte di Montecristo, grazie alle infinite ricchezze di cui Faria l'ha nominato erede.
Reso irriconoscibile dagli anni e dal carcere, Dantès va a cercare uno ad uno tutti i suoi carnefici, scoprendo così non solo che la sua Mercedes ha infine sposato Fernando, ma che suo padre, l'unico suo altro affetto è stato lasciato morire di fame.
Il piano messo in atto dal conte di Montecristo è sublime nella sua spietata freddezza. Con meticolosità e ingegno Dantès tesse la tela che uno ad uno imprigiona i traditori, portandoli lentamente ed inevitabilmente verso una totale disfatta.
Lo stile di Dumas è fantastico, irretisce e affascina con una storia che con le sue mille emozioni ed i suoi intrighi coinvolge il lettore in prima persona.
Ogni personaggio all’interno del romanzo è strutturato e costruito meticolosamente, e mano a mano che si susseguono gli eventi l’autore è un maestro nel farli evolvere e maturare.
La capacità di Dumas di far immedesimare chi legge nel personaggio di Dantès è pazzesca, il lettore assistendo all'inganno prima e allo strazio che pagina dopo pagina si fa strada nell'animo del protagonista consumandolo, non vedrà l’ora che si consumi la sua vendetta.
L'ingiustizia di cui Edmond è vittima è talmente grande che la sua sete di vendetta sembra giustificata e in questo suo presentarsi come un vendicatore mandato dal cielo sta la grande forza di Montecristo che fino alla fine non mette in dubbio il suo operato, lui sa di essere nel giusto, di avere il diritto di punire chi lo aveva rovinato facendola franca.
Uno degli aspetti che più mi ha colpito del romanzo è che per quanto il conte di Montecristo abbia deciso di pietrificare il suo cuore qualcuno riesce comunque a far breccia risvegliando in lui quell'umanità ormai perduta.
Da questo romanzo sono stati tratti molti adattamenti, sia televisivi che cinematografici anche se ognuna delle trasposizioni propone, nella maggior parte dei casi, un finale diverso dal libro.
Se posso suggerire un adattamento che mi è piaciuto consiglio la miniserie tv con protagonista Gérard Depardieu e Ornella Muti di fine anni ’90 ma andata in onda svariate volte mentre il film Montecristo del 2002 (con James Caviezel, il Gesù di Nazareth nella Passione di Cristo di Mel Gibson) non è stato diciamo così degno di nota.
Il libro è uno dei grandi classici della storia, ma nonostante la categorizzazione che può spaventare, Dumas riesce ad intrigare il lettore con una storia piena di passioni e intrighi, arricchita da descrizioni meravigliose, facendo volare le pagine davanti agli occhi del lettore.
Sempre Vostri
C & C