Italia, 2020
Genere: documentario
Durata: 101'
Regia: Alex Infascelli
Italia, 2020
Genere: documentario
Durata: 101'
Regia: Alex Infascelli
“Avrei potuto vincere molto con altre squadre, ma sono orgoglioso di ciò che ho fatto con questa casacca. Altri trionfi con una maglia diversa non mi avrebbero dato le stesse emozioni che ho provato qui da capitano.”
Domenica 28 Maggio 2017.
Io quella domenica me la ricordo benissimo.
Quel giorno ero di turno a lavoro e non ho potuto vedere l’ultima giornata di campionato di Serie A.
I giochi erano ormai fatti: la Juventus si apprestava a vincere l’ennesimo scudetto, l’Atalanta entrava meritatamente in Europa confermandosi una meravigliosa sorpresa e la mia unica consolazione da tifoso milanista fu solamente quella di essere posizionati in classifica sopra l’Inter.
Ma quella domenica i riflettori erano tutti puntati sullo Stadio Olimpico di Roma, non perché la partita fosse decisiva per la qualificazione diretta in Champions League (la Roma fece lo sgambetto al Napoli proprio quella giornata), ma perché quel giorno un certo Francesco Totti si apprestava a dare l’addio al calcio dopo una storia d’amore durata ben venticinque anni. Quella sera io ed i miei amici (ci tengo a precisare nessuno tifoso della Roma) passammo la serata a guardare i vari video su Sky e su Youtube di quella domenica che sicuramente rimarrà per sempre nella storia del calcio. È stato impossibile non emozionarsi, anche perché la nostra generazione ha avuto la fortuna di assistere sicuramente ad almeno quindici anni di carriera di questo grande calciatore, apprezzandone le gesta dentro e fuori dal campo. Quella sera, oltre ad emozionarci, realizzavamo che con l’addio di Francesco Totti ci “lasciava” un’altra bandiera, forse l’ultima del nostro calcio.
Nel 2020 il regista, romano DOC, Alex Infascelli (S Is for Stanley - Trent'anni dietro al volante per Stanley Kubrick) dirige un docu-film su Francesco Totti dal titolo “Mi chiamo Francesco Totti” proiettato nelle sale cinematografiche come evento speciale solo per tre giorni ad ottobre e successivamente disponibile alla visione su Sky dal 16 novembre.
Al centro di uno Stadio Olimpico vuoto, silenzioso e al buio, c'è un uomo con il cappuccio della felpa tirato su e lo sguardo rivolto verso l’orizzonte… quell’uomo è Francesco Totti.
Mi chiamo Francesco Totti inizia proprio così, inquadrando il pupone nella notte prima della sua ultima partita con la maglia della Roma. E poi viaggia indietro nel tempo… da quando era piccolissimo in spiaggia che a stento camminava ma cercava in ogni modo di prendere a calci una palla, passando per le file della Lodigiani, la terza squadra di Roma, o meglio, “la seconda”, come affermano i tifosi Romanisti… il passaggio alla Roma con l’esordio contro il Brescia… e poi il resto… beh ... il resto è Storia!
Continuare a raccontare la “trama” non credo serva più di tanto visto che la storia di Francesco Totti, anzi la sua storia d’amore con la Roma, la conosciamo tutti. Preferisco lasciarvi alle immagini e alla visione di questo prodotto perché coinvolge tutti gli amanti del calcio, romanisti e non.
Questo docu-film segue la struttura narrativa del libro “un capitano” del 2018 scritto da Paolo Condò ed è raccontato in prima persona da Francesco Totti con la sua voce fuoricampo, scelta azzeccatissima da parte del regista perché da a questo film un tocco emotivo e sicuramente molto intimo, perché con la sua voce molto genuina, spontanea e ironica, il pupone ci racconta SENZA FILTRI una vita passata nello stadio della Roma tra gioie: lo scudetto del 2001, i mondiali del 2006 e la scarpa d’oro del 2007 ma anche i dolori: l’infortunio proprio prima del mondiale, fino ad arrivare all’epilogo finale del ritiro condito dalla rottura con Spalletti.
“Un viaggio nel cuore di Francesco”, definito così dal regista romano, che punta a raccontare tutte le tappe della sua carriera calcistica lasciando forse poco spazio a momenti più personali della sua vita che potevano essere raccontati anche da persone vicine al numero 10 giallorosso; in questo docu-film infatti non sono presenti interviste di amici, compagni di squadra e parenti, una scelta voluta sia da Totti che dal regista che condivido molto perché rende questo prodotto originale e si differenzia da altri documentari.
Oltre alle immagini di archivio ricche di gol e momenti salienti raccontate in prima persona da Francesco Totti, ho apprezzato molto il lavoro che ha fatto il regista girando alcune sequenze in maniera artistica: Totti da solo e al buio in uno stadio vuoto, con effetti di luce, di fuoco e di fiamme, che evidenziano certi momenti, l’Olimpico che diventa un luogo mitico e soprannaturale; anche le scene di Roma vuota, che descrivono la città nel giorno dello scudetto, sono state da brividi e ben fatte. Ma ciò che mi ha toccato di più e qui ritorniamo all’inizio di questa recensione, ovvero alla domenica del 28 Maggio 2017, è stato quel quarto d’ora finale del film in quell’immagine di Totti seduto sulle scale che precedono il tunnel d’ingresso nello stadio… pronto a dire “addio” ai suoi compagni e a tutti i tifosi… una scena che raccontata con una canzone in sottofondo di Claudio Baglioni dal titolo “Solo”, mi ha fatto semplicemente emozionare.
“Mi chiamo Francesco Totti” è un docu-film sportivo che grazie alla voce fuoricampo del protagonista stesso, lo rende un prodotto autobiografico molto emotivo e soprattutto intimo… che ci guida nella sua storia che sotto sotto è anche un po' la nostra.
Aldilà di ogni fede sportiva ne consiglio assolutamente la visione.
Sempre Vostri
C & C