USA, UK - 2019
Genere: Drammatico, storico
Stagioni: 1
Episodi: 5
Ideatore: Craig Mazin
Indubbiamente tra le più grandi produzioni degli ultimi anni, ritenuta da alcuni addirittura superiore a mostri sacri come Game of Thrones o Breaking Bad (ci tengo a precisare che io non sono dello stesso parere nel confronto), l’infallibile HBO con Chernobyl ci regala l’ennesima serie memorabile.
Craig Mazin, ideatore e autore della serie (starete pensando, per dirigere un’opera così complessa avrà sicuramente esperienza nel genere… beh, Scary Movie e Una Notte da Leoni, chiudiamo parentesi) riesce a rendere “potabili” tutte quelle informazioni scientifiche che servivano per ricostruire tutti gli avvenimenti, ma soprattutto gli va dato atto di aver accettato l’enorme responsabilità che la realizzazione di una miniserie sull'incidente più metaforico dell’epoca contemporanea avrebbe comportato.
Parlare di Chernobyl infatti, significa parlare di una nazione, di una popolazione, di un governo e, in termini simbolici ma assai chiarificatori, di un momento cardine che ha smosso il naturale corso degli eventi e smantellato la delicatissima architettura di fantasie su cui la più competitiva superpotenza economica dell’Europa aveva fondato i suoi sogni di gloria.
Fantasie che, almeno fino a quel momento, avevano funzionato.
Qual è il costo delle menzogne?
È questa la vera questione che si pone il protagonista, lo scienziato Valery Legasov (interpretato dal perfetto Jared Harris), dilemma che lo dilanierà e che porrà continuamente in maniera retorica.
La serie riesce a costruire una metafora diventata realtà raccontando un evento tragico di storia dalle proporzioni ancora imponderabili.
La trama di Chernobyl segue i reali avvenimenti del disastro a partire da quella tragica notte del 26 aprile 1986, quando, alle ore 1:23, il reattore numero 4 esplose.
Inizierà così, attraverso gli occhi del vicepresidente del consiglio Boris Shcherbina (interpretato da un carismatico Stellan Skarsgård) e dello scienziato Valerij Legasov la ricerca della verità. Sarà una ricerca dolorosa, forse ancora più dolorosa delle tante strazianti ma splendide immagini che ci accompagnano per tutta la visione della serie, perché scava non solo nella fallibilità umana, ma anche e soprattutto in quella di un sistema fatto di menzogne, repressione e segreti a favore del potere. Un sistema che non è solo quello comunista dell'ex Unione Sovietica, ma esemplificativo del mondo in cui viviamo oggi tutti noi.
I due protagonisti saranno quindi incaricati per la "buona risoluzione" di quello che è a tutti gli effetti il più grande disastro della storia dell’umanità al quale non si potrà mai porre davvero rimedio, nemmeno tra centinaia d'anni. Un concetto che verrà ribadito più volte, anche nell'ultimissimo episodio, con un processo ai colpevoli che però non può che lasciare l'amaro in bocca, perché non può esistere un lieto fine ad una storia del genere.
La serie non sfocia mai nella propaganda politica né tantomeno si perde nei meandri tecnici della fisica ma riesce a lasciare al centro della narrazione tutti gli uomini e tutte le donne che si sono sacrificati per evitare conseguenze ancora peggiori. Non è un caso infatti che le scene più toccanti e più impressionanti sono proprio quelle riguardano tutte queste persone a cui la serie è effettivamente dedicata. Basta pensare alla scena dei tre ingegneri volontari che scelsero di immergersi nell'acqua radioattiva sotto la centrale per aprire delle valvole; o quella dei circa 400 minatori che scavarono, a mano, dei tunnel sotto il reattore per inserire dei sistemi di raffreddamento del nucleo; o ancora di tutte quelle persone, anonime e col volto coperto dalle maschere, che hanno messo in pericolo la loro salute e la loro vita per togliere di mezzo i detriti dal tetto della centrale e gettarli nella voragine che sarebbe stata poi coperta per sempre (a mio avviso una delle sequenze più belle, toccanti e profonde).
Il regista Johan Renck (bisogna ricordare la sua direzione di alcuni episodi di alcune serie del calibro di Breaking Bad e Vikings) non indugia mai sul dolore, non spettacolarizza il disastro, ma rende protagonista la centrale stessa, con i suoi splendidi ma inquietanti paesaggi, così come l'eroismo e il sacrificio dei suoi personaggi, è quello che fa la differenza in un prodotto del genere.
A rendere tutto ancora migliore è l’ottima scelta del cast, oltre ai già citati Jared Harris e Stellan Skarsgård che formano una coppia memorabile che è il cuore pulsante della miniserie, bisogna citare le intense Emily Watson (nel ruolo di Ulana Khomyuk ma in realtà rappresentante del lavoro di decine di scienziati) e Jessie Buckley, fino ad arrivare al versatile e spregevole Paul Ritter nel ruolo più odioso di tutta la serie (Anatolij Djatlov, assistente capo ingegnere della centrale).
In conclusione non possiamo che lodare ancora una volta la HBO per essere riuscita a trasformare una storia così difficile in un capolavoro.
Che si chiami Chernobyl o che sia una serie di fantasia non fa differenza, la realtà è che racconta del nostro pianeta, di come tutti noi stiamo continuando ad avvelenare la nostra casa e privare i nostri figli di un futuro.
Sempre Vostri
C & C