“Al mio funerale sarà bello assai perché ci saranno parole, paroloni, elogi, mi scopriranno un grande attore… perché questo è un bellissimo paese, in cui però per venire riconosciuti in qualcosa, bisogna morire”
“Al mio funerale sarà bello assai perché ci saranno parole, paroloni, elogi, mi scopriranno un grande attore… perché questo è un bellissimo paese, in cui però per venire riconosciuti in qualcosa, bisogna morire”
“Con Totò forse abbiamo sbagliato tutto! Lui era un genio, non solo un grandissimo attore. E noi lo abbiamo ridotto, contenuto, obbligato a trasformarsi in un uomo comune tarpandogli le ali.” (cit. Mario Monicelli)
Ed è con questa frase che ho sempre desiderato omaggiare, con un piccolo pensiero, probabilmente la persona che più mi è stata vicina, che più mi ha aiutato a crescere e dal quale prendo spunto durante tutte le vicissitudini che ogni giorno mi trovo ad affrontare. Totò non è solo un attore, Totò è qualcosa che va al di là, al di là di tutto… Ogni sua parola, ogni suo gesto, ogni sua espressione nascondono e racchiudono un pensiero filosofico molto profondo e che va ben oltre le risate superficiali che ci trasmette al primo impatto.
E pure se si legge un po’ la storia di questo personaggio si nota purtroppo di come all’epoca non sia mai stato capito, quando era in vita infatti fu quasi sempre stroncato dalla maggior parte dei critici cinematografici, all’epoca esseri spregevoli, ignoranti, arretrati, palloni gonfiati. La grandezza però viene sempre fuori, infatti il principe fu ampiamente rivalutato dopo la morte, tanto da risultare ancor oggi il comico italiano più popolare di sempre, mentre di quei critici non si ricorda più neanche il nome.
La grandezza di Totò la si evince facilmente, i suoi film possono essere visti e rivisti, non ci si annoia mai ma anzi, ogni volta che li si vede si notano aspetti e sfaccettature diverse.
Il comico, a differenza dell’attore tragico, è crudele… mi spiego meglio… l’attore tragico ci mostra la grandezza dell’uomo, la sua più alta moralità mentre il comico ha un compito molto più arduo perché ci mostra la piccolezza, quanto l’essere umano possa essere vulnerabile, sciocco e ridicolo. Ma i comici, quelli che riescono a trasmettere questo aspetto sono rarissimi… Totò, Stanlio & Ollio, Buster Keaton, Charlie Chaplin… l’ultimo della stirpe, a mio avviso, è stato Massimo Troisi… questa razza ahimè purtroppo si è estinta, ed oggi siamo abituati ormai alla volgarità, alla pochezza e alla satira spiccia.
Il principe è stato senza ombra di dubbio il mio padre spirituale, sempre vicino nei momenti belli e nei momenti brutti, le sue battute e le sue gag mi accompagnano nel corso della quotidianità, una sorta di fonte di ispirazione, uno stile di vita vero e proprio.
Se si analizzano più a fondo i suoi film si potrà notare come in realtà Totò non sia che in realtà uno scheletro, capace di costruirsi un corpo diverso in base a ciò che rappresentava in scena.
Più che spiegare il suo pensiero con parole mie, preferisco utilizzare quelle che lui stesso pronunciò ad Oriana Fallaci in una delle interviste più belle della storia del cinema italiano: “Io non rido, sorrido. E, anche quello, raramente. Sorrido a lei, per esempio, perché è una donna: non si può mica parlare a una donna con il musone. Però vede: non è esatto nemmeno dire che io sia triste: son calmo, privo di ansia. Io l’ansia non la conosco. Deve influire, in questo, il mio residuo di sangue orientale, bizantino. Non so… starei ore e ore fermo a guardare il cielo, la luna. Io amo la luna, assai più del sole. Amo la notte, le strade vuote, morte, la campagna buia, con le ombre, i fruscii, le rane che fanno qua qua, l’eleganza tetra della notte. È bella la notte: bella quanto il giorno è volgare. Il giorno… che schifo! Le automobili, gli spazzini, i camion, la luce, la gente… che schifo! Io amo tutto ciò che è scuro, tranquillo, senza rumore. La risata fa rumore. Come il giorno”.
Questa malinconia, questa velata tristezza la si può evincere molto meglio dalle poesie e dai testi delle canzoni che il principe ha scritto nel corso della sua vita. Le tematiche affrontate sono le più varie: l’amore, le ingiustizie sociali, i paradossi della vita e della morte (basti pensare al capolavoro melodrammatico ’A livella), e mostrano uno stretto legame con la tradizione lirica napoletana. Malafemmena, la sua canzone più famosa, è il succo di un tema languido e malinconico, di solitudine, di abbandono, di un cuore smarrito senza trovare una via d'uscita. Le sue canzoni e le sue poesie sono le uniche armi utilizzate da Totò per esorcizzare il suo stato d'animo in depressione in cui il significato delle parole suscitano profonde emozioni e manifestano con indescrivibile bellezza le autenticità del sentimento.
Non c’è un film che preferisco, un artista del genere non merita classifiche o paragoni, ogni pellicola a modo suo è magica, ricca di spunti di riflessione, comica e drammatica allo stesso tempo… ma soprattutto ognuna è unica e diversa dalle altre.
Il mio è un semplice omaggio, un atto dovuto e che avrei sempre voluto scrivere e far leggere, con la speranza, forse vana, che le nuove generazioni si possano appassionare e vedere in Totò un vero e proprio modello culturale, da ammirare e da prendere come esempio… forse sono troppo ottimista, ormai purtroppo i modelli considerati sono ben altri, ma come diceva il principe: “A volte, anche un cretino ha un'idea.”
Sempre Vostri
C & C