Spagna, 2019
Genere: horror, thriller
Durata: 94'
Regia: Galder Gaztelu-Urrutia
Nei giorni in cui siamo reclusi e ci interroghiamo su provviste, leggiamo di code ai supermercati e temiamo che arrivi l’ora della sopraffazione dell’uomo sull'uomo ecco che Netflix ci regala, giusto per rimanere in tema, “Il Buco” – “El hoyo”.
Il buco racconta, con grande abuso di metafore, di un uomo intrappolato in una specie di prigione/centro di detenzione. La struttura in cui il protagonista è recluso si sviluppa solo in verticale, piano sopra piano, stanza sopra stanza, tutte collegate da un gigantesco buco quadrato al centro. In quel buco una volta al giorno viene calata una piattaforma di vivande dal piano più alto al più basso. Ogni piano ha qualche minuto per mangiare e poi la piattaforma di vivande scende a quello successivo. Ce ne sarebbe per tutti ma la voracità di chi sta nei primi piani fa sì che già al piano 48 sia rimasto poco o niente.
Il punto di tutto il film è metaforizzare la stratificazione sociale, facendo viaggiare il protagonista di piano in piano. Prima sarà in mezzo, dove gli viene spiegato tutto e assiste, ancora idealista, al passaggio del cibo cercando di cambiare la situazione, poi finirà più in basso dove non arriva più niente e la gente si cannibalizza, dove la violenza regna sovrana. Infine in altissimo dai privilegiati dove forse qualcosa può essere davvero cambiato.
Probabilmente se fosse uscito qualche anno fa questo film avrebbe avuto un senso, come lo ebbe d'altronde The Cube nel 1999 (film a cui questo deve moltissimo in termini di concezione e scenografia) o Snowpiercer (film del 2013 di Bong Joon-ho) per la sua allegoria che trasforma l’orizzontalità dei vagoni nella verticalità dei piani. Ma è un film che oggi fa davvero solo che sorridere.
Il film è così pieno di metafore, così intento nella ricerca di fare di ogni personaggio un simbolo che diventa fastidioso… e mi astengo, volontariamente, nel parlare dell’allegoria biblica…
Un film distopico, che parla di gente chiusa in celle che non può fare altro che mangiare, mi permetto di dire che ha avuto tutta questa rilevanza mediatica perché è terribilmente aderente allo stile di vita che abbiamo tutti ai tempi del virus.
Come avrete capito non ho particolarmente amato il film (che invece è piaciuto a tantissimi, e certamente avranno le loro ragioni) e spero che chi vedrà il film non lo faccia a stomaco pieno, perché in tal caso i 94 minuti della distopia verticale possono sembrare ancora più lunghi.
Sempre Vostri
C & C