UK, 2013 - in produzione
Genere: gangster, drammatico
Stagioni: 5
Episodi: 30
Ideatore: Steven Knight
UK, 2013 - in produzione
Genere: gangster, drammatico
Stagioni: 5
Episodi: 30
Ideatore: Steven Knight
Per anni mi è stato detto e ripetuto di recuperare e di vedere assolutamente Peaky Blinders. Ed ora, dopo averla vista tutta d’un fiato mi pento amaramente di non averla vista prima.
Si, siamo sicuramente di fronte ad uno dei migliori prodotti degli ultimi anni, un capolavoro assoluto elogiato dalla critica e che vanta svariati riconoscimenti. Ci tenevo perciò a scrivere qualcosa nonostante recensire una serie del genere, di ben cinque stagioni e ancora in produzione ma soprattutto di questo calibro, non sia affatto semplice.
Siamo nell'Inghilterra degli anni ’20, per l’esattezza a Birmingham, subito dopo la prima guerra mondiale. I protagonisti, i Peaky Blinders appunto, sono veterani ed ex-combattenti che, una volta tornati in patria si sono rimessi in affari: scommesse, gioco d’azzardo, scazzottate, pizzo e pub.
La storia è una storia vera, ispirata alla cronaca dell’epoca (il nome Peaky Blinders viene dall'usanza di nascondere lamette nel risvolto dei cappelli, in modo da poterli utilizzare anche come arma).
Intrighi, omicidi, violenza, segreti, macchinazioni, corruzione e passioni viscerali.
Fino a qui niente di particolare, ma cosa rende Peaky Blinders un fenomeno di taratura mondiale? Come mai questa serie è entrata nella cultura di massa?
In questa recensione cercherò di analizzare i maggiori punti che la rendono così unica e capace di rapire e stregare.
1 – Thomas Shelby
Il capo ella banda, “Tommy”, interpretato da un maestoso Cillian Murphy, carismatico, furbo e attento a ogni cosa. Si innamorerà e gli spezzeranno il cuore. Ma resterà fedele a se stesso, perché quello che fa, lo fa per la sua famiglia. Indubbiamente grazie all'interpretazione di Murphy, Thomas Shelby è diventato una delle figure più carismatiche, pragmatiche e iconiche dell’universo delle serie tv e non solo.
2 – La scrittura
Steven Knight, creatore della serie e tra autori inglesi più apprezzati, con un lavoro mastodontico ci porta direttamente nell'Inghilterra del 1919 senza trascurare nulla anzi curando ogni minimo dettaglio. Quella che vediamo è la vera Birmingham, gli stessi poliziotti, la stessa politica e gli stessi affari. In Irlanda c’è l’IRA e al governo, ancora ministro, il signor Winston Churchill (uno dei personaggi storici più affascinanti di sempre). La storia di Peaky Blinders non ha buchi di trama e tutti i fatti e le vicende storiche che si susseguono sono perfettamente coerenti con il percorso intrapreso dalla serie stessa. Funzionano i momenti più statici, con i monologhi e i fittissimi dialoghi di una qualità pazzesca con frasi e battute che saranno spunto di citazioni negli anni a venire; e funzionano soprattutto le scene d’azione, scazzottate e risse, bottiglie rotte e ossa del collo spezzate. Insomma, Steven Knight… chapeau!
3 – La sceneggiatura
Prima parlavo di cura dei minimi dettagli nella scrittura, per quanto riguarda la sceneggiatura invece parlerei di perfezione assoluta. Se andiamo infatti a guardare le foto di quel tempo della vera gang e le confrontiamo con quelle della produzione, difficilmente riusciremo a scorgere differenze non solo nei costumi, ma anche nel taglio della barba o dei capelli. Impressionante!
4 – Il cast
Signori miei, personaggi che ti entrano dentro, attori che esaltano, trasmettono, mettono i brividi (non allo stomaco come quelli delle serie tv di rai e mediaset, qui si fa sul serio!). Oltre al protagonista indiscusso Cillian Murphy c’è la stupenda Helen McCrory nei panni di Polly Gray (in molti la ricorderanno nei panni di Narcissa Malfoy nella saga di Harry Potter), è lei il vero fulcro della famiglia, colei che cerca di tenere tutto insieme facendo in modo che gli affari e gli affetti non implodano. È furba e i sotterfugi sono la sua specialità ma solo per il bene comune. Senza ombra di dubbio il personaggio femminile della serie più riuscito. E poi c’è Paul Anderson (Revenant - Redivivo, Sherlock Holmes – Gioco di ombre, Legend) nei panni Arthur Shelby, il mio personaggio preferito lo ammetto e a mio modesto parere il personaggio più controverso e riuscito della serie anche grazie alla superba interpretazione di Anderson. Lo si ama (come nel mio caso) e lo si detesta allo stesso tempo, è il braccio destro di Tommy, la sua mano, la sua pistola. A causa delle sue esperienze durante la guerra soffre di scatti d'ira che sfociano nell'alcolismo, nella droga, nella violenza con costanti sbalzi d'umore e tendenze suicide.
Per chi ancora non si fosse reso conto di cosa stiamo parlando faccio tre nomi:
- Tom Hardy (Inception, Il Cavaliere Oscuro, Dunkirk, Mad Max: Fury Road, vado avanti?), che nella serie è Alfie Solomon, beh, quando entra in scena Alfie non esiste nient’altro, ma d'altronde da Tom Hardy non ci si aspetta niente di meno, riempie lo schermo esclusivamente con la sua presenza.
- Adrien Brody (oscar al miglior attore nel 2003 per Il Pianista, King Kong, Midnight in Paris… insomma tra i migliori attori di Hollywood), nella serie veste i panni di Luca Changretta, un mafioso di New York che arriva in Inghilterra con il compito di eliminare la famiglia Shelby per una vendetta. Un personaggio al quale non servono le parole… bastano solo i movimenti e le espressioni.
- Sam Claflin (Io prima di te, Hungar Games), nella serie è Oswald Mosley, un famoso storico politico fascista del Regno Unito. Spietato, fanatico, calcolatore a livelli chirurgici ed entusiasta nazista alle prime armi, è forse uno dei villain più riusciti di tutte le serie.
Game! Set! Match!
Da citare la spettacolare sigla di apertura Red Right Hand del sommo Nick Cave, di solito le sigle le si tende a saltare, ebbene con questa non si riesce a farlo!
Peaky Blinders non è una semplice serie tv, è bensì una dipendenza, uno stato d’animo di soddisfazione e soprattutto attesa…
Sempre Vostri
C & C