USA, 2005 - 2014
Genere: sitcom
Stagioni: 9
Episodi: 208
Ideatori: Carter Bays, Craig Thomas
Circa un mese fa, quasi per sbaglio, mi sono messo a guardare la prima puntata di How I Met Your Mother, un po’ per curiosità, giusto per ammazzare il tempo una ventina di minuti prima di passare ad altro: è andata a finire che mi sono visto tutti i primi ventidue episodi della prima stagione uno dopo l’altro. Devo ringraziare il mio socio che assieme a me gestisce la pagina, il quale mi ha sempre detto che uno come me che conosce a memoria le battute di Friends non poteva non vedere HIMYM. Un mese è bastato a completare nove stagioni, 208 episodi, lasciandomi adesso un’incredibile sensazione di vuoto, tipico di quando si passa molto tempo in compagnia di un gruppo di personaggi ai quali inevitabilmente ci si affeziona. Da quell’episodio pilota non sono più riuscito a smettere, sorprendendomi di quanto questo show potesse essere divertente e appassionante.
HIMYM è la naturale evoluzione proprio di Friends. Diciamo che è una sua versione meno buonista e politicamente un po’ più scorretta.
Per chi non la conoscesse ma come è suggerito già dal titolo, la serie racconta le vicissitudini sentimentali e sociali che hanno portato il protagonista, Ted Mosby (interpretato da Josh Radnor), ad incontrare la madre dei suoi figli. Alternandosi tra commedia e dramma grazie ad una scrittura brillante ed intelligente, capace di riprendere a distanza di anni situazioni citate o accadute in passato, How I Met Your Mother è uno show di quelli indimenticabili, in cui i rapporti si evolvono con il passare del tempo, dove un gruppo di trentenni che fatica ad uscire da un’eterna adolescenza è costretto inevitabilmente a fare i conti con l’arrivo dell’età adulta, con le sue responsabilità, i suoi impegni, le sue delusioni.
La genialità di HIMYM è che Craig Thomas e Carter Bays (ideatori della serie) hanno fatto un lavoro di pianificazione fin dall’inizio, studiando nei minimi particolari le prime sei stagioni.
Più di una volta, infatti, si vedono, o vengono accennate, cose nelle prime puntate e spiegate qualche stagione dopo, in un incastro narrativo pressoché perfetto.
Si, inizialmente le stagioni previste erano sei, ma a causa dei tantissimi ascolti gli autori hanno dovuto allungare la serie di ben tre stagioni, inventandosi filoni narrativi che non erano previsti e che hanno un po’ cambiato le intenzioni iniziali, rovinando, forse, alcune cose.
La pianificazione della sit-com ha portato, poi, a girare tutte le scene dei figli che ascoltano Ted (praticamente si vedono due ragazzi seduti su un divano che guardano fissi in camera) subito, in modo che i due ragazzi non invecchino con l’avanzare delle stagioni. Per noi e i protagonisti passano nove anni, per i figli di Ted, invece, passano solo delle lunghe, estenuanti e noiose ore a sentire parlare loro padre.
Impossibile guardare la serie senza trovare riferimenti con le nostre vite: la malinconia degli amori perduti, i racconti al bar del dongiovanni del gruppo, le ragazzate, gli addii, le sbronze, le situazioni imbarazzanti, i viaggi in macchina, le risate, le serate sempre insieme, il lavoro, il tempo che passa senza accorgersene, l’allontanamento, i grandi momenti in cui ci si ritrova… Ed è così che la serie scivola via attraverso nove stagioni in cui il tono, seppur in calo dopo le prime straordinarie annate, resta sempre ricco di spunti di interesse, di piccole-grandi lezioni di vita. Dopo il sorprendente finale resta così la malinconia per ciò che è successo in nove anni, in cui un affiatatissimo gruppo di amici è costretto dalla vita a vedersi sempre meno, in cui l’amore non sempre è sinonimo di lieto fine, in cui i sogni e i desideri devono sempre fare i conti, inevitabilmente, con la realtà.
Da oggi, in questa piovosa giornata, incontrare un ombrello giallo per strada non sarà più la stessa cosa…
Sempre Vostri
C & C