Messico, 1992
Genere: drammatico
Durata: 105'
Regia: Alfonso Arau
Più che una recensione vera e propria, la definirei un regalo… Il genere non è quello che prediligo, ma se ho imparato a guardare oltre e ampliare le mie vedute lo devo alla persona che mi ha fatto vedere questo film.
Ogni film ha la sua storia, ogni film lascia in ognuno di noi qualcosa, ad ogni film è legato un ricordo, un evento… questa è la vera magia delle pellicole.
Il film in questione, uscito nelle sale nel 1992, è tratto dal libro della scrittrice messicana Laura Esquivel (che ha curato la sceneggiatura) dal titolo Dolce come il cioccolato, ed è diretto dal marito della stessa autrice Alfonso Arau.
La storia è molto semplice, ambientata in Messico all’inizio del ‘900, racconta le vicende della giovane Tita (interpretata da Lumi Cavazos), la quale ha la sventura di essere la più giovane tra le figlie della signora Elena (interpretata da Regina Torné). Per una ridicola tradizione la ragazza non ha il diritto di sposarsi perché deve accudire la madre fino alla morte. Pedro (interpretato da un giovanissimo Marco Leonardi), il suo amore, si sposa con la sorella Rosaura (interpretata da Yareli Arizmendi) per poter vivere vicino a lei.
Il loro rapporto si evolverà attraverso le magiche ricette della protagonista. Esse avvincono il suo spirito e rendono ogni giorno più bruciante questa passione clandestina, che continua a serpeggiare con la forza prorompente dell’energia repressa. Pedro e Tita sono l'uno per l'altra "come l'acqua per il cioccolato": la polvere di cacao ha bisogno della fluidità dell'acqua per dare origine a una voluttuosa crema, la cui bontà trascende di gran lunga quella dei singoli ingredienti. Lo leggiamo negli occhi di Tita mentre macera il cacao in una bacinella, con maestria e specialmente con passione: gli stessi ingredienti che tengono vivo il sentimento che illumina di una luce calda il suo sguardo e quello di Pedro. Il loro è un amore che resiste alla nascita dei figli, alle separazioni forzate, alla lontananza e all’impossibilità di stare da soli. Il controllo della madre è incessante, ossessivo. La tensione erotica, lungi dallo spegnersi, raggiunge temperature inimmaginabili, diventa un amore fortissimo, che ha effetti quasi magici: come un’elettricità, fa scoppiare un temporale o una catastrofe naturale di qualche tipo ogni volta che le loro mani si sfiorano, che le loro labbra si incontrano. Eppure altrettanto tenaci sono i sensi di colpa nei confronti della madre, che anche da morta perseguita Tita sotto forma di fantasma, e della sorella, vanamente innamorata del marito che non la guarda neppure per fare l’amore con lei, quando proprio gli tocca, si avvale del classico buco nel lenzuolo e giura: “Non lo faccio per piacer mio ma per far piacere a Dio”.
Un’opera che non dichiara i propri gusti ma bensì assaggia un po’ di tutto fra pietanze saporite e piccanti, con guizzi anche sorprendenti (su tutti il pirotecnico finale) e ingredienti invitanti (curiose certe rievocazioni storiche eccentriche, come il buco per la copulazione nel lenzuolo, il lungo drappo che scende dal carro). È d’obbligo il codice culinario perché il tutto è all'insegna della gastronomia: le succulente e raffinate ricette della protagonista, non solo giocano all'amore ma comunicano, odiano, guariscono, feriscono, uccidono. L'erotismo, il desiderio, la passione e la sensualità passano per il palato e la fotografia ricopre di cioccolato tutto lo schermo.
La narrazione è affidata alla nipote di Tita, la quale ricorda la prozia da cui ha ereditato l’arte di mescolare cucina e magia. Molto particolare e metaforico quando spiega il modo per evitare che le cipolle facciano piangere, basta mettersene metà sulla testa.
Il regista Alfonso Arau rielabora con estro il piccante e coinvolgente romanzo della moglie Laura Esquivel, regalandoci due ore di pathos e autentica passione.
Come penso ormai ben sapete, non sono solito scrivere recensioni su questo genere, ma questa volta ci tenevo particolarmente per il pensiero e soprattutto per la persona che mi lega al film. Come dicevo all’inizio, la vera magia di ogni film (non importa di che qualità sia) sono i ricordi, le persone e gli avvenimenti ai quali essi ci riportano, e questo film sarà sempre magico per me.
Sempre Vostri
C & C