UK, 2021
Genere: documentario, inchiesta
Durata: 89'
Regia: Ali Tabrizi
UK, 2021
Genere: documentario, inchiesta
Durata: 89'
Regia: Ali Tabrizi
Il suggerimento finale di Seaspiracy è uno solo: "per salvare il mare bisogna smettere di mangiare pesce."
Premessa: questo documentario ha avuto un impatto enorme sul sottoscritto, talmente forte da farmi pensare di dover cambiare le mie abitudini alimentari. Ma andiamo con molta, molta calma.
Seaspiracy - Esiste la pesca sostenibile? è un documentario di circa 90 minuti scritto e diretto da Ali Tabrizi, videomaker inglese ventisettenne, ed è disponibile su Neflix dal 24 marzo. Il titolo del film è una crasi tra Sea, mare, e conspiracy, cospirazione. Tabrizi, che è anche il narratore e protagonista del documentario, parte alla ricerca di una risposta all'eterna domanda: quanto male fa all'ambiente la pesca incontrollata?
Molte persone amano gli oceani, la vita marina e amano ammirare pesci e coralli. Anche il narratore Ali Tabrizi è uno di loro; altamente ispirato da Jacques Cousteau e David Attenborough, Ali voleva esplorare il mondo profondo del mare, la vita sottomarina e documentarlo. Tuttavia, quando ha iniziato questo lavoro, è stato colto di sorpresa dall’apprendere una spiacevole realtà, si imbarcherà infatti in un viaggio fatto di reportage, statistiche, interviste e registrazioni nascoste.
La prima tappa a cui assistiamo è l'incursione del regista a Taiji, una baia in Giappone, dove da secoli si attirano migliaia di delfini per catturarli. I metodi sono violentissimi e per la troupe è persino difficile avvicinarsi ai luoghi dove si svolge la mattanza: ci sono forze di sicurezza e protocolli che vietano le registrazioni.
Il regista poi affronta il tema della caccia agli squali, uccisi per le loro pinne, un cibo prestigioso in alcuni angoli di Asia. Se in media muoiono solo 10 persone all'anno per gli attacchi degli squali, gli esseri umani ne uccidono tra gli 11.000 e i 30.000 ogni ora. Oltre a queste due specie, tante altre sono vittima della pesca a strascico e della cattura accessoria. A cui si aggiunge il problema della plastica: buona parte dei materiali dispersi negli oceani arriva proprio dalle reti e dal materiale da pesca. Secondo il regista non ci si può fidare nemmeno degli allevamenti ittici definiti sostenibili.
Il suggerimento finale di Seaspiracy è uno solo: per salvare il mare bisogna smettere di mangiare pesce.
Questo pianeta si trova a un pericoloso punto di svolta. Gli oceani, in un futuro non troppo lontano, potrebbero non avere più pesci. Questo documentario è assolutamente inquietante, ci farà scoprire quanto sia orribile l’intera industria della pesca commerciale non solo per quello che riguarda la vita di questi animali acquatici ma anche per quella degli esseri umani.
Ovviamente c’è da dire che un prodotto del genere dopo una prima reazione di shock, devo ammettere di essere stato molto turbato appena terminata la visione, va analizzato a “mente fredda”, giornalisti e associazioni ambientaliste infatti hanno iniziato a mettere in dubbio le affermazioni del documentario. Statistiche sbagliate, altre isolate dal contesto. Per citare l'esempio più eclatante: Tabrizi cita la previsione secondo cui “entro il 2048 gli oceani saranno privi di pesci”. Questa affermazione si riferisce a uno studio dell'ormai lontano 2006 realizzato dal biologo marino Boris Worm della Università Dalhousie in Canada. Lo stesso Worm, nel 2009, ha ammesso di aver sbagliato completamente la previsione, e ha ritirato lo studio.
Ho trovato molto interessanti le parole della direttrice delle politiche di conservazione del WWF, che analizza il problema con più filtri di opinione: “Di tutti i sistemi, quello maggiormente responsabile della crisi ecologica che stiamo vivendo è il sistema alimentare: quello che mangiamo determina il 70% della perdita di biodiversità nel mondo. Nei paesi sviluppati ridurre il consumo di pesce è doveroso, ma non si può fare altrettanto in quei paesi dove la pesca è la principale fonte di proteine. La soluzione è una pesca che rispetti l'ecologia marina”.
In pratica siamo sul punto di distruggere i nostri oceani e la vita sul mare, aumentando il rischio di riscaldamento globale e, più in generale, stiamo rischiando di distruggere un ecosistema che ci tiene in vita.
Nel complesso, il documentario Seaspiracy di Ali Tabrizi apre gli occhi e lascia sbalorditi ad ogni rivelazione. Un docufilm da guardare assolutamente per capire come avviene realmente la corruzione nel settore della pesca, le bugie che vengono vendute negli scaffali del supermercato o in TV e le vite di tanti innocenti che vengono spezzate per un po' di soldi.
Sempre Vostri
C & C