Quando un figlio viene abbandonato dalla madre, da entrambi i genitori o viene allontanato e tolto alla famiglia, vive un trauma che tocca le radici stesse del suo essere.
L’abbandono non è solo un evento esterno: diventa una memoria impressa nel corpo, nel cuore e nella mente.
Il bambino può interiorizzare l’idea di “non essere abbastanza” o di “non meritare amore”.
Può crescere con un senso di vuoto, insicurezza, paura del rifiuto e difficoltà a fidarsi degli altri.
Questa ferita spesso riaffiora nelle relazioni adulte, portando a dinamiche di dipendenza, paura dell’intimità o, al contrario, bisogno eccessivo di approvazione.
La guarigione della ferita di abbandono non significa cancellare ciò che è successo, ma trasformare il significato che diamo a quell’esperienza.
Attraverso pratiche come il lavoro sul bambino interiore, il recupero dell’anima, il ThetaHealing®, la ricapitolazione e tecniche di radicamento, è possibile:
Riconnettersi al proprio valore intrinseco.
Sperimentare un amore sicuro, prima verso se stessi e poi verso gli altri.
Sciogliere il legame energetico con il trauma, liberandosi dal peso del passato.
Sentirsi di nuovo “a casa” dentro il proprio corpo e la propria vita.
Ogni atto di cura verso se stessi diventa una carezza a quel bambino ferito che ancora vive dentro di noi.
Dirgli “Ti vedo. Ti ascolto. Ti scelgo” è il primo passo per trasformare il dolore in forza, e la mancanza in una nuova forma di amore.
Quando un bambino viene dato in adozione, vive un passaggio molto delicato: il distacco dalla famiglia biologica e l’ingresso in un nuovo contesto.
Anche quando l’adozione è un atto d’amore e offre protezione e nuove opportunità, il bambino può portare dentro di sé una memoria di perdita e di disorientamento.
Questa esperienza può lasciare tracce profonde:
Sensazione di non appartenere a nessun luogo.
Difficoltà a fidarsi pienamente degli altri.
Paura di essere abbandonato di nuovo.
Bisogno costante di approvazione o attenzione.
Bassa autostima: la convinzione di “non essere abbastanza” o “non meritare amore”.
Senso di rifiuto: interpretare l’abbandono come prova di non valere.
Vergogna profonda: sentirsi “sbagliati” o addirittura “sporchi” a causa della propria storia.
Il cammino di guarigione
Il lavoro olistico in questi casi aiuta a:
Riconoscere e onorare entrambe le origini: quella biologica e quella adottiva.
Accogliere il passato senza negarlo, trasformando il dolore in radici nuove.
Rinforzare l’autostima e il senso di identità.
Creare una connessione profonda con la nuova famiglia e con se stessi.
Attraverso tecniche dolci come il lavoro sul bambino interiore, la ricapitolazione, il recupero dell’anima e la meditazione guidata, si può accompagnare il bambino (o l’adulto che è diventato) a sentirsi finalmente al sicuro, accolto e parte di una casa interiore stabile.
Perché la vera appartenenza non è solo nelle carte o nei cognomi, ma nel sentirsi amati e visti per ciò che si è.