In ogni tradizione spirituale, i nomi hanno un valore profondo.
Non sono solo etichette, ma vibrazioni vive che possono risvegliare parti sopite di noi stessi e creare un legame più intimo con il sacro.
Il nome spirituale è un richiamo dell’Anima.
Può arrivare in diversi modi:
tramite canalizzazione (durante meditazioni, sogni, pratiche con i Registri Akashici o viaggi sciamanici),
può essere donato da un Maestro o da una guida,
può emergere dall’interno, come una memoria che riaffiora,
o può essere scelto per risonanza, perché ne sentiamo subito la vibrazione nel cuore.
Non è sempre “necessario” avere un nome spirituale, ma quando arriva, porta con sé un senso di riconoscimento: è come ritrovare una parte di sé che aspettava di essere chiamata.
Anche gli Animali di Potere, gli spiriti alleati e i Maestri interiori possono rivelare un nome.
Spesso il nome arriva durante un viaggio sciamanico, in sogno o in uno stato di coscienza espansa. A volte non è un nome “umano”, ma un suono, un simbolo, un richiamo che solo l’Anima comprende.
Il nome serve per rafforzare il legame: chiamare il proprio animale di potere, o invocare un alleato, è come aprire una porta che li rende più presenti nella nostra vita.
Anche gli oggetti sacri che usiamo nel cammino – il tamburo sciamanico, la sfera di cristallo, la Genesa, un talismano o una pietra particolare – possono ricevere un nome.
Questo non è obbligatorio, ma può essere molto potente: dare un nome significa riconoscere che quell’oggetto non è “inerte”, ma un compagno di viaggio energetico.
Il nome può essere ricevuto in meditazione, canalizzato, o semplicemente percepito come un’intuizione improvvisa. È un modo per entrare in una relazione più intima con lo strumento, onorandolo come un alleato vivente.
No, non è una regola. Il nome non è un obbligo, ma un dono.
Ci sono anime che vivono la loro spiritualità senza mai riceverne uno, e altre che ne sentono molti nel corso della vita, come se diverse parti interiori si manifestassero a tappe.
Ciò che conta non è collezionare nomi, ma riconoscere quelli che vibrano di verità dentro di noi.
Un nome spirituale – che sia il nostro, di una guida o di un oggetto sacro – non è qualcosa che inventiamo con la mente. È un incontro.
Un suono che ci riconosce e ci chiama a ricordare chi siamo.