L’energia che non si finge è una riflessione sul senso reale della crescita interiore.
Non conta quanti corsi o attestati possediamo, ma quanto abbiamo trasformato dentro di noi ciò che abbiamo imparato.
Prima di guidare altri, dobbiamo vivere e integrare le tecniche su noi stessi, sciogliere i nostri nodi e radicarci nella nostra autenticità.Perché la vera energia non si può fingere: si percepisce. Perché possiamo dare solo ciò che abbiamo già trasformato dentro di noi.
C’è un momento, in ogni cammino di crescita, in cui ci fermiamo e ci chiediamo:
“Tutto quello che ho imparato… lo sto davvero vivendo?”
Negli ultimi anni, sempre più persone si avvicinano a corsi e percorsi di crescita interiore: Reiki, meditazione, sciamanesimo, ThetaHealing, costellazioni familiari, tecniche di respiro… La lista è infinita.
Si studia, si prende appunti, si collezionano attestati e diplomi.
Ma a volte mi chiedo: a cosa serve davvero fare tutti questi corsi?
Li impariamo per noi o solo per poterli proporre agli altri?
E, ancora, li mettiamo davvero in pratica o restano soltanto concetti teorici?
La mia convinzione è che, prima di pensare a “trattare” o “guidare” qualcun altro, dovremmo passare ogni tecnica attraverso il nostro corpo e la nostra vita.
Non per un giorno, non per una settimana, ma per un tempo sufficiente a farla diventare parte di noi.
Perché finché qualcosa resta solo un’informazione nella mente, non è un’esperienza trasformativa: è nozione, non è saggezza.
Quando sperimentiamo un metodo su di noi:
Possiamo capire se funziona davvero.
Scopriamo in quali situazioni porta beneficio e in quali no.
Sentiamo in che modo ci cambia, non solo a livello emotivo, ma anche nelle piccole cose di ogni giorno.
E poi c’è un punto ancora più profondo: se non facciamo un lavoro serio e onesto sulle nostre ferite, come possiamo pensare di accompagnare qualcun altro nel proprio dolore?
Se non abbiamo mai avuto il coraggio di guardare in faccia le nostre ombre, come possiamo aiutare qualcuno a guardare le proprie?
Ho conosciuto persone che hanno seguito decine di corsi, imparato terminologie complesse e rituali elaborati, ma che, a livello energetico, non emanavano nulla se non ego e illusioni.
Persone che parlavano di “amore universale” e “luce” con grande enfasi, ma che nella presenza reale trasmettevano solo competizione, giudizio o superiorità.
Questo accade quando la crescita è vissuta come un ruolo da interpretare, non come un lavoro interiore da incarnare.
La vera energia non si può fingere: si percepisce.
Offrire un percorso a un’altra persona significa diventare, per un momento, il suo punto di riferimento energetico.
Ma se dentro di noi ci sono nodi irrisolti che non abbiamo nemmeno provato a sciogliere, rischiamo di trasmettere confusione invece che sostegno.
Non è questione di “essere perfetti” – nessuno lo è.
Si tratta piuttosto di essere autentici, di parlare e agire da un luogo in cui sappiamo di cosa stiamo parlando, perché lo abbiamo vissuto in prima persona.
Ogni tecnica, ogni insegnamento, ogni rituale, prima di essere offerto al mondo, dovrebbe essere respirato e assimilato nella nostra quotidianità.
Solo così diventa parte del nostro linguaggio interiore e può fluire naturalmente verso gli altri.
Perché, alla fine, la vera domanda non è quante tecniche conosciamo o quanti titoli abbiamo appeso alla parete.
La vera misura è un’altra:
«Possiamo dare agli altri solo ciò che abbiamo coltivato dentro di noi. Il resto è solo teoria.»
E, se vogliamo essere sinceri con noi stessi:
«Non conta quanti corsi hai fatto, ma quante cose che hai imparato ti hanno davvero cambiato.»
Sono queste le basi su cui si costruisce un lavoro autentico, solido e duraturo – per noi stessi e per chi incontriamo lungo il cammino.
E forse, se tutti noi imparassimo a praticare prima su noi stessi ciò che desideriamo portare agli altri, il mondo olistico sarebbe meno affollato di titoli e più ricco di autenticità.
Non serve correre per arrivare prima: serve radicarsi per arrivare più profondi.
Perché la vera crescita non è una meta da conquistare, ma un seme da curare giorno dopo giorno, finché diventa parte viva di noi.
"La vera crescita non si impara: si vive."