Quando il sacro scende nella vita quotidiana
Per molto tempo la spiritualità è stata raccontata come qualcosa che porta altrove:
verso mondi sottili, piani superiori, presenze luminose, risposte che arrivano dall’esterno.
La spiritualità incarnata nasce quando questa direzione cambia.
Non sale. Scende.
Scende nel corpo, nelle scelte, nei limiti, nella materia, nella vita di ogni giorno.
Una spiritualità incarnata non cerca continuamente segni, messaggi o conferme.
Si manifesta in modo semplice e concreto:
nel modo in cui si abita il corpo
nel modo in cui si gestisce il tempo
nel modo in cui si pongono confini
nel modo in cui si affrontano le responsabilità
nel modo in cui si sta nelle relazioni
Non separa il sacro dal quotidiano.
Li integra.
Quando la spiritualità diventa incarnata:
diminuisce il bisogno di interpretare tutto
si riduce la dipendenza da simboli e narrazioni
cresce la capacità di stare con ciò che c’è
Il silenzio non è più un vuoto da riempire.
Diventa uno spazio abitabile.
Spesso viene percepita come una perdita, perché:
è meno spettacolare
non promette salvezze
non offre scorciatoie
In realtà richiede più maturità.
Chiede di non delegare all’esterno ciò che riguarda il proprio cammino.
È una spiritualità che non consola sempre,
ma radica.
La spiritualità incarnata:
non nega i simboli, ma non ne dipende
non rifiuta il sacro, lo rende praticabile
non cerca altrove ciò che può essere vissuto qui
Non è una fuga dalla realtà.
È un modo di esserci pienamente.