Fecha de publicación: 20-nov-2010 23:55:53
19 Nov 2010
Corsi e ricorsi della storia. Fino a qualche decennio fa i balli occitani erano considerati in via di estinzione, sopraffatti dal liscio e travolti dalle discoteche. Erano le danze che si ballavano nelle feste di paese in alcune vallate della provincia di Cuneo e di Torino, nelle zone di tradizione occitana, appunto.Quando si parla di Occitania ci si riferisce a una vasta area geografica che va dai Pirenei al centro della Francia: Guascogna, Provenza, Delfinato, fino a valicare le Alpi. E’ la terra dove si parlava l’antica lingua d’Oc. Come abbia fatto questo genere di danza a tornare in auge è una bella domanda che lasciamo ai sociologi e agli studiosi di costume. Incredibile a dirsi: per una volta non c’entrano la televisione e la pubblicità, ma una specie di tam tam collettivo che ha mosso giovani e meno giovani alla riscoperta di “farandol”, “curente”, “rigudin” e “bourrée”.
Sta di fatto che dai paesi della Val Varaita, ultimi baluardi di questa tradizione, i balli occitani hanno ripreso energia per dilagare verso la pianura. Lo stesso è accaduto al di là delle Alpi. E Nichelino non ha fatto eccezione. Da qualche anno si danza occitano nelle feste di quartiere, nei laboratori scolastici di giocomotricità e proprio in queste settimane va in onda un nuovo corso per principianti al Centro d’Incontro “Grosa”.
Accanto alle fisarmoniche ed ai flauti ha fatto la sua ricomparsa anche la ghironda, antico strumento musicale a corda azionato da una manovella. Si balla in cerchio, in catena, in long way, in quadriglia, a coppie, in un clima di festosa aggregazione popolare e di armonioso movimento collettivo che – dicono gli appassionati – è un sicuro antidoto allo stress ed alla depressione.
Il divertimento à garantito: per apprendere i passi delle danze più semplici bastano poche lezioni in grado di trasformare in agili ballerini anche i soggetti più rigidi e compassati. Poi ci sono gli specialisti, in grado di ballare per ore e ore, su un’infinita gamma di ritmi e melodie. Meglio della palestra, assicurano. Basta il passaparola, alle serate di balli occitani si registra regolarmente il pienone.
In questi anni nel torinese la principale protagonisti della riscoperta e diffusione di questa danza popolare è stata l’Associazione “I Saltimbanco”, fondata nel 1997 da Massimo Cerutti. La sede è a Beinasco; ha un migliaio di soci, sparsi un pò in tutto il Piemonte e non solo. Da un anno l’associazione si chiama Artefolk e si propone di diffondere cultura, musica e balli tradizionali dell’Europa Occidentale. Organizza corsi sia per danzatori che per musicisti, “bal folk” mensili (raduni ai quali si danno appuntamento centinaia di appassionati) e svolge un’interessante attività culturale in collaborazione con i principali ricercatori delle Valli Occitane d’Italia.
E’ anche significativo l’approccio di questo mondo con le istituzioni. A differenza di tanti altri non è solito battere cassa. “Forse è meglio che non ci aiutino – commentava in una recente intervista Jan Peire de Bousquier, Gianpiero Boschero, uno dei più qualificati ricercatori delle tradizioni occitane – Così eviteranno di far guai e di creare distorsioni politicamente orientate, ritenendo erroneamente che sia loro compito dirigere la cultura. E’ bene che le musiche e le danze si autofinanzino (cioè che tutte le persone interessate contribuiscano alle spese). In fondo è sempre stato così. Ed è una garanzia di democrazia e di libertà”.