Kuno's Mansion: la Community italiana di Ranma - Vietata la riproduzione anche parziale dei testi senza autorizzazione
Tomomi Mochizuki, regista della prima stagione (la "Nibunnoichi").
Koji Sawai, direttore responsabile delle stagioni 2-4 (l'inizio della "Nettohen").
Junji Nishimura, direttore responsabile delle stagioni 5-7 e degli OAV.
Kazuhiro Furuhashi, regista di numerosi episodi ed OAV
Chiunque sia cresciuto tra la fine degli anni '80 e i primi anni '90 conserva un'innegabile nostalgia per l'età d'oro dell'animazione giapponese. Titoli iconici come Ranma ½ hanno segnato un'epoca, plasmando l'immaginario collettivo di una generazione di appassionati. Tuttavia, cosa succedeva davvero nelle sale d'incisione e sulle tavole da disegno degli studi di produzione mentre questi capolavori prendevano forma?
Attraverso un'attenta analisi storiografica delle riviste di settore dell'epoca — in primis la storica testata Animage — è possibile sollevare il velo della memoria nostalgica per compiere un viaggio svelatorio negli archivi. Tra cancellazioni improvvise, sottili dinamiche in sala di doppiaggio, abissali condizioni di lavoro ed eccezionali intuizioni psicologiche degli autori, ecco alcune rivelazioni storiche che mostrano il volto inedito e complesso della golden age degli anime.
1. Un Ranma d’autore: la prima stagione e la cancellazione prematura (1989)
La prima serie televisiva di Ranma ½, prodotta dallo studio Kitty Film in collaborazione con la rete televisiva Fuji TV e l’animazione di Studio Deen, è oggi celebrata come un pilastro dell'animazione degli anni '80. Tuttavia, la sua genesi fu segnata da profonde criticità strutturali e da un insuccesso commerciale tanto rapido quanto amaro.
L'anime debuttò sabato 15 aprile 1989 nella prestigiosa fascia d'ora di punta (dalle 19:30 alle 20:00) su Fuji TV. La concorrenza serale era però spietata: sulla TBS spopolava il Quiz Derby — un'istituzione della televisione giapponese in onda dal 1976 — mentre TV Asahi trasmetteva Obocchama-kun. Tratto dal manga di Yoshinori Kobayashi, quest'ultimo riscuoteva un enorme successo tra i bambini e si sarebbe rivelato uno scoglio fatale per Ranma ½, almeno a detta dello stesso Kobayashi (ma ci arriveremo…).
Inizialmente la regia fu affidata a Tsutomu Shibayama, già celebre per i film cinematografici di Doraemon. Tuttavia, a causa dei suoi stringenti impegni concomitanti, la direzione effettiva passò quasi subito a Tomomi Mochizuki nel ruolo di Series Director (SD), agendo di fatto come regista capo.
Alla vigilia del debutto, Mochizuki dichiarò ad Animage: “A prima vista Ranma ½ sembra un'opera facile da trasporre in anime, ma è l’esatto contrario. In apparenza sembra si possa fare di tutto come in Urusei Yatsura (Lamù), ma in realtà le regole da rispettare sono piuttosto rigide. Le ambientazioni sono delimitate, non ci sono mecha né alieni. In Lamù, se distruggi una città, la settimana dopo è tutto come prima; in Ranma non possiamo spingerci a tali estremi. Dobbiamo sviluppare gag assurde e dinamiche comiche rimanendo dentro confini ben precisi, ed è questo l'aspetto più arduo”.
Sulle pagine della stessa rivista, il regista non nascose una forte pressione: “Non ho ancora la serenità per parlare di grandi ambizioni, al momento realizzare ogni singolo episodio assorbe tutte le mie energie. Spero di potermi divertire anch'io come spettatore guardando il risultato finale, anche se non è affatto semplice”.
La prima storica stagione (denominata Ranma ½ o Ranma Nibunnoichi, priva di sottotitoli e perciò convenzionalmente nota al fandom come “serie Nibunnoichi”) fu concepita da Mochizuki come una commedia d'autore dolceamara e dalle sfumature slice of life. All'epoca, Mochizuki aveva già alle spalle un decennio di gavetta ad altissimo livello: dopo i lavori su Tokimeki Tonight (Ransie la strega) e Creamy Mami (L’incantevole Creamy), era diventato Series Director di Hikari no Densetsu (Hilary), imponendovi il suo marchio di fabbrica: cura maniacale per la fluidità dei movimenti corporei, eleganza visiva ed introspezione dei personaggi.
Per comprendere appieno l'impronta autoriale di Mochizuki, basti pensare che soltanto l'anno precedente aveva scritto e diretto il lungometraggio finale di Maison Ikkoku (Cara dolce Kyoko), intitolato Kanketsuhen (“capitolo finale”). Il regista scelse di ambientarlo quasi integralmente all'interno dell'Ikkoku-kan la sera prima dell'ultimo episodio della serie TV, riducendo al minimo i cambi di scena (con l'intenzione originale di far coincidere la durata del film con il tempo reale). Per l'occasione richiamò anche Yūji Moriyama, character designer dei primi 26 episodi della serie, chiedendogli però un tratto più spigoloso ed espressivo (che non incontrò il favore del pubblico).
Oppure si pensi alla terza sigla d'apertura di Kimagure Orange Road (È quasi magia Johnny), debuttata nel dicembre 1987 con la regia e lo storyboard di Mochizuki e i disegni di Masako Goto (sua futura moglie): un unico piano sequenza di 90 secondi, privo di stacchi, che si apre e si chiude sul gatto Jingoro in corsa sulle scale in un loop infinito.
Per Ranma ½, Mochizuki impose ritmi più distesi, piani sequenza e tratti morbidi curati dall’inseparabile Masako Goto, da Asami Endo e da Atsuko Nakajima. A quest'ultima fu affidato anche il character design, con l'importante compito di definire i modelli di riferimento (settei) per gli animatori.
Presenza costante negli adattamenti animati delle opere di Rumiko Takahashi tra gli anni '80 e '90, la Nakajima aveva iniziato la carriera poco più che ventenne realizzando i fotogrammi intermedi (doga) per Urusei Yatsura. Promossa animatrice nel 1985 con l'episodio 142, aveva esordito come direttrice dell'animazione nell’ep. 192 “La giungla elettrica". Tra il 1986 e il 1988 il suo stile distintivo arricchì numerosi episodi di Maison Ikkoku, spingendo la produzione a sceglierla nel 1989 come guida artistica di Ranma ½. Per il franchise, la Nakajima avrebbe personalmente diretto circa quaranta puntate, oltre ai film e alla prima serie OAV del 1993/1994.
I primi modelli della serie Nibunnoichi — in cui il tratto tipico della Nakajima appare più contenuto e trattenuto — si distinsero per linee morbide, tondeggianti e delicate. Tale stile fu talmente peculiare che per anni il fandom lo attribuì erroneamente ad Akemi Takada (character designer di Lamù e Orange Road), finché la stessa Takada non smentì la notizia nel 2009, ospite del Lucca Comics.
Fin dai primi passi, la produzione si scontrò con diversi ostacoli. La Series Composition (il coordinamento delle sceneggiature) era stata inizialmente affidata a Yoshio Urasawa, che abbandonò lo staff dopo sole 7 puntate per motivi mai del tutto chiariti, probabilmente legati a contrasti con la Kitty Film. Il suo posto come head writer fu preso da Toshiki Inoue, che in seguito raccontò: "Non volevo occuparmene, ho accettato l'incarico solo perché il produttore venne di persona a casa mia".
Questo cambio al vertice coincise con l’ingresso di Ryoga Hibiki, lo storico rivale di Ranma. La stessa Rumiko Takahashi sottolineò su Animage come l'introduzione di Ryoga avesse impresso una svolta fondamentale al ritmo dell'anime: “Ryoga è un personaggio estremamente diretto. Odia Ranma e ama Akane: ha uno schema chiarissimo, ed è molto facile da muovere. Con il suo arrivo l’anime ha guadagnato ritmo e la cosa mi ha fatto molto piacere”. Per contrasto, l'autrice definì il protagonista Ranma una figura psicologicamente più complessa e "tortuosa", incapace di accettare ed esprimere i propri sentimenti per Akane.
Tra le figure chiave dello staff emerse anche Kazuhiro Furuhashi, che firmò regia e storyboard di episodi memorabili come l'8, l'11 e il 16. Furuhashi si distinse sul piano tecnico per le fluide coreografie di combattimento tra Ranma e Ryoga, per l'esordio scenografico di Kodachi e per la drammatica sequenza in cui Shampoo fa perdere la memoria ad Akane.
La produttrice di Kitty Film, Yoko Matsushita, aveva stabilito una precisa tabella di marcia: nei primi sei mesi di trasmissione (aprile-settembre) l’obiettivo sarebbe stato introdurre gradualmente i personaggi principali del manga. Negli episodi 7-10 il debutto di Ryoga, a luglio sarebbe toccato a Kodachi, seguita dalla coppia del pattinaggio marziale (Mikado Sanzenin e Azusa Shiratori) e infine da Shampoo. Una volta consolidato il cast, in autunno la produzione pianificava di espandere l'universo narrativo con storie originali per la TV.
La conferma arrivò dallo stesso Tomomi Mochizuki: “A partire dal secondo cour (dall’episodio 14 in poi) faranno la loro comparsa anche storie originali. Abbiamo uno staff di grande esperienza, c’è da aspettarsi molto”. Il primo episodio anime original ad essere prodotto fu il n. 17 ("Una fidanzata per il dottor Tofu", in originale "Divinazione del bacino! Ranma è la sposa numero uno del Giappone"), con gli storyboard del veterano Tsutomu Shibayama.
Tuttavia, proprio alla conclusione del primo cour, si verificò un imprevisto drammatico. Tra l'agosto 1988 e il luglio 1989, le prefetture di Tokyo e Saitama erano state sconvolte dai rapimenti e dagli omicidi di quattro bambine per mano del serial killer Tsutomu Miyazaki. Quando Miyazaki fu arrestato il 23 luglio 1989, i media diedero un risalto enorme alla sua sconfinata collezione di videocassette, manga e anime, l’uomo fu soprannominato “l’assassino Otaku” e si scatenò una violenta campagna d'odio contro la sottocultura pop (il cosiddetto "Otaku Panic").
Poiché i crimini erano legati al sequestro di minori, Fuji TV e Kitty Film decisero all'ultimo momento di cancellare la trasmissione dell'imminente saga del pattinaggio marziale (gli episodi 14-16 in ordine di produzione). La rete ritenne inopportuno mandare in onda puntate incentrate sul r@pimento — seppur comico — del maialino P-chan da parte di Azusa Shiratori. I tre episodi vennero congelati e la trasmissione fu sospesa per tre settimane, per poi riprendere il 19 agosto direttamente con la puntata originale del dottor Tofu, seguita dagli episodi dedicati a Shampoo.
Nel frattempo, gli ascolti non stavano premiando la serie: con una media fluttuante tra il 9% e il 10% ma che andava ultimamente calando verso il 7-8%, lo share era ritenuto troppo basso da Fuji TV per un palinsesto di prima serata. Inoltre, la visione autoriale di Mochizuki era ormai in rotta di collisione con le pretese della produzione, che esigeva la formula slapstick e ultra-comica che aveva decretato il successo di Urusei Yatsura (contrasti che probabilmente avevano già causato l'addio di Yoshio Urasawa).
Mochizuki avrebbe in seguito dichiarato: “La Kitty Film aveva un certo ideale estetico e narrativo per la trasposizione animata delle opere di Rumiko Takahashi, ma io non riuscivo proprio ad adeguarmi; sono sorti vari problemi e il risultato è stato che la serie è stata cancellata prima ancora di completare due cour (circa 24-26 episodi)”. La delusione del regista traspare chiaramente anche nelle sue interviste più recenti: “A dire la verità, è un'opera di cui non amo molto parlare”.
La serie si chiuse così con la sensazione di un lavoro incompiuto: all’attivo contava l’adattamento dei primi 36 capitoli del manga distribuiti su 21 episodi prodotti, di cui soltanto 18 trasmessi e 3 "puntate fantasma" di cui non si conosceva il destino.
Col senno di poi, il contributo di Tomomi Mochizuki resta fondamentale.
Oltre ad aver guidato il blocco di puntate più squisitamente autoriale dell'intero franchise, il regista diresse il primo storico episodio e firmò regia e storyboard dell'iconica sigla d'apertura "Jajauma ni sasenaide”, ancora oggi il simbolo per eccellenza e la colonna sonora intramontabile di Ranma ½.
2. Il W-Cast e la sala di doppiaggio: la scelta di Yamaguchi e Hayashibara
Un retroscena cruciale riguarda la selezione della voce originale del protagonista. A soli cinque giorni dalla registrazione del primo episodio, la produzione non aveva ancora deciso come gestire Ranma. Trattandosi di un personaggio che muta sesso a contatto con l'acqua, le opzioni sul tavolo erano due: affidare entrambi i ruoli ad un solo doppiatore (o doppiatrice), alterando eventualmente il tono con filtri ed effetti meccanici, oppure optare per un W-Cast (un doppio cast).
La produttrice Yoko Matsushita spiegò su Animage la scelta definitiva: “Sentire una voce chiaramente maschile quando è ragazzo e una femminile quando è ragazza era la scelta più naturale, oltre ad imprimere con maggiore efficacia nella mente del pubblico la caratteristica della trasformazione”.
Per Ranma ragazzo fu scelto l'allora ventitreenne Kappei Yamaguchi, all’epoca quasi esordiente. Proveniva dalla compagnia teatrale Gekidan 21st Century FOX ed era stato notato da Kaneta Kimotsuki (storico doppiatore di Suneo in Doraemon). Nel primissimo provino gli fu chiesto di provare a fare sia la voce maschile che quella femminile di Ranma. Dopo un secondo tentativo in cui cercò di rendere il tono più acuto, non ebbe notizie per mesi, finché non venne ufficialmente scelto per il ruolo maschile. In sala d’incisione, il direttore del doppiaggio gli raccomandò di recitare usando il suo tono più basso e naturale, concentrandosi sull'emozione pura anziché sulla tecnica.
Yamaguchi non nascose le difficoltà iniziali: “Sotto la guida del regista e del direttore del suono, andavo praticamente a tentoni al buio. Non riuscivo a recitare bene e, in tutta onestà, ero davvero giù di morale. Ciononostante, ho avuto la sensazione che io e il personaggio di Ranma ci stessimo gradualmente venendo incontro a vicenda”.
Per Ranma ragazza fu invece ingaggiata Megumi Hayashibara, una stella in forte ascesa con già diversi ruoli di peso all'attivo (Himiko in Wataru e Chris in Gundam 0080). Agli esordi, mentre frequentava una scuola per infermiere, la Hayashibara sosteneva i provini dell'agenzia Arts Vision la sera dopo le lezioni. Per un curioso scherzo del destino, il suo primissimo ruolo recitato era stato quello di una comparsa (Nozomi) nell'adattamento animato di Maison Ikkoku della Takahashi.
Inizialmente la Hayashibara si presentò al provino per Akane Tendo, lanciandosi in grida da combattimento a squarciagola come "Deyaa!" e "Dahh!". Convinta di aver ottenuto la parte di Akane, si esercitò a lungo a casa, ma lo staff era rimasto talmente colpito dalla carica aggressiva di quelle urla da assegnarle, a sorpresa, il ruolo di Ranma ragazza (e inizialmente credette di dover dare voce anche a Ranma uomo!).
La doppiatrice ricordò così il suo primo giorno in sala: “Il direttore del doppiaggio, Shigeharu Shiba, mi disse di mantenere un modo mascolino di esprimermi ma di usare comunque una voce femminile, tuttavia la mia voce finiva per sembrare quella di un ragazzo vero!”. A rassicurarla fu Ryusuke Obayashi (doppiatore di Soun Tendo): "Sei una ragazza, no? Recita a modo tuo, senza pensarci troppo".
Il ruolo di Akane andò così a Noriko “Nonko” Hidaka, già celebre per aver prestato la voce a Minami in Touch e a Satsuki ne Il mio vicino Totoro. Sebbene la Hidaka fosse nota per interpretazioni dolci e rassicuranti, la produzione cercava per Akane una voce capace di passare istantaneamente dalla tenerezza alla furia comica. Come raccontò la stessa Hidaka, bilanciare l'orgoglio del personaggio, le sue insicurezze sentimentali e gli improvvisi scatti d'ira verso Ranma fu una sfida complessa, ma decisiva per creare il perfetto contrasto con la doppia natura del protagonista.
Consapevoli dell'intransigenza dei fan del manga, Hayashibara e Yamaguchi incanalarono l'ansia da prestazione in una collaborazione simbiotica. Definito dalla stampa di settore dell'epoca come un lavoro svolto in stretta sinergia (“nijin sankyaku”, ovvero procedere appaiati come in una corsa a tre gambe), il legame professionale tra i due trasformò la dualità maschile/femminile del personaggio in un trionfo recitativo. Il W-Cast si rivelò un successo travolgente, consacrando entrambi i doppiatori.
Emblematici furono i risultati degli Anime Grand Prix, i prestigiosi riconoscimenti annuali decretati dai lettori della rivista specializzata Animage. Kappei Yamaguchi si classificò al 2° posto nel 1990, mentre Megumi Hayashibara vinse il primo premio consecutivamente dal 1989 al 1993 (per poi ripetersi, anche dopo la fine di Ranma ½, dal 1995 al 2001, con un record imbattuto di 12 vittorie totali). Le classifiche videro anche Minami Takayama (Nabiki) al 3° posto nel 1989, Noriko Hidaka (Akane) al 2° posto nel 1990 e 1991, e Toshihiko Seki (Mousse) al 3° posto nel 1991.
Anche la caratterizzazione dei comprimari fu frutto di intuizioni felici. Per il ruolo di Shampoo fu scelta Rei Sakuma. Nel manga originale, Shampoo parla con un accento cinese stereotipato: in studio d'incisione, il direttore del suono chiese alla Sakuma di non marcarlo troppo per evitare un effetto macchiettistico, lavorando invece su sfumature dolci e spigliate che rendessero Shampoo un personaggio adorabile.
Saeko Shimazu (voce di Kodachi) rivelò invece che la celebre e isterica risata "hohohoho" nacque spontaneamente guardando il ritmo delle animazioni a schermo durante le registrazioni, trasmettendo un'energia che stupì lo stesso cast presente in sala.
Tra i provini scartati per il ruolo del protagonista emerge infine un aneddoto celebre: Mayumi Tanaka (storica voce di Krillin in Dragon Ball e Rufy/Luffy in One Piece) partecipò alle audizioni proponendosi per doppiare da sola sia Ranma ragazzo che Ranma ragazza, prima che la produzione virasse sul W-Cast. Il nastro dell’audizione andò tuttavia perduto: Shigeo Kubota, all’epoca editor di Rumiko Takahashi, confessò di non averlo mai ricevuto e di non aver potuto farlo ascoltare all’autrice.
3. Il soft reboot: Ranma ½ Nettō-hen e la gestione Sawai (1989-1991)
L'accumularsi di incomprensioni artistiche e la complessa gestione interna portarono la produzione, come si è visto, ad interrompere la serie prima ancora di completare il secondo cour. Una volta trasmesso il finale dell’arco d’esordio di Shampoo (“Ranma, ti amo”, in originale "Ranma, ti amo! Non dirmi addio!"), l’ultimo sotto la supervisione di Tomomi Mochizuki, toccò al regista Furuhashi confezionare in fretta e furia l’episodio 18, “Ranma torna in Cina” (in originale "Io sono un uomo! Ranma torna in Cina?"). Si trattava di un vero e proprio “patchwork”, composto in larga parte da clip tratte dalle puntate precedenti: fu trasmesso il 16 settembre 1989 per chiudere la serie e registrò, paradossalmente, il record assoluto di ascolti con il 16,1% di share.
A fare le spese di questa chiusura anticipata fu la seconda ending, "Equal Romance" del gruppo idol CoCo: programmata per accompagnare la serie fino al 26° episodio, fu utilizzata per sole cinque puntate, diventando la sigla televisiva meno diffusa nell’intero franchise.
L'anime tornò su Fuji TV solo un mese dopo, il 20 ottobre, sotto una nuova veste e con un nuovo titolo dal doppio senso: Ranma ½ Nettō-hen. Gli ideogrammi 熱闘 (Nettō) si prestano infatti ad una duplice lettura: ufficialmente “L'arco delle battaglie feroci”, ma anche “L’arco dell’acqua bollente”, con un brillante richiamo all'elemento chiave che fa tornare normali i personaggi maledetti.
La regia generale venne affidata a Koji Sawai (già regista di singoli episodi in Maison Ikkoku e assistente in Patlabor). Il palinsesto fu totalmente ridisegnato: la trasmissione venne spostata nella fascia pomeridiana del venerdì alle 17:30, un orario in cui uno share pari o inferiore al 10% sarebbe stato considerato fisiologico e del tutto accettabile dalla rete.
Secondo il racconto del mangaka Yoshinori Kobayashi, lo spostamento di orario fu dovuto principalmente alla concorrenza del suo Obocchama-kun (pubblicato su CoroCoro Comic). Così, almeno, la pensavano i fan più intransigenti di Rumiko Takahashi, che in quei mesi presero a tempestare Kobayashi di lettere d’odio e minacce.
Fu probabilmente per placare gli animi che l’autore fu invitato a pubblicare un capitolo autoconclusivo su Shōnen Sunday, la rivista che pubblicava Ranma ½ (edita, come CoroCoro Comic, da Shogakukan): l'albo speciale, uscito il 19 settembre 1990, sfoggiava in copertina un'illustrazione realizzata a quattro mani da Kobayashi e Rumiko Takahashi in cui Ranma abbraccia il piccolo Obo Cchama, suggellando la pace tra i due fandom.
Sulle pagine di Animage, la produttrice Yoko Matsushita illustrò così la nuova linea editoriale: “Nella prima serie sviluppavamo solitamente una storia nell'arco di tre episodi. Con la Nettō-hen intendiamo invece realizzare il più possibile episodi autoconclusivi. Tuttavia, se adattassimo ogni singolo capitolo del manga in un solo episodio anime, raggiungeremmo subito la pubblicazione cartacea, dato che nel manga ogni saga dura dai 3 ai 5 capitoli. Prenderemo invece le singole idee sparse nei capitoli per espanderle e sperimentare. Le scene di combattimento aumenteranno: se il titolo contiene la parola 'Nettō' (battaglia feroce), Ranma non può cedere il passo a nessuno!”.
La composizione della serie passò a Hiroshi Toda. Il primo episodio del nuovo corso, “La corsa del ramen” (in originale "Scontro! La gara di consegne a domicilio marziali"), fu l’ultimo scritto da Toshiki Inoue (probabilmente una sceneggiatura ereditata dalla prima stagione), ma con gli storyboard di Sawai divenne il manifesto programmatico della nuova gestione. L'arco narrativo della gara di consegne marziali venne stravolto: Shampoo e Kuno furono tolti di scena per fare spazio a Kaori, un personaggio originale pensato come apripista per una serie di potenziali "nuove" fidanzate di Ranma. Sebbene la serie non prese poi quella direzione, la doppiatrice di Kaori — la celebre Hiromi Tsuru, voce di Bulma in Dragon Ball — sarebbe tornata poche settimane dopo nei panni di Ukyo Kuonji.
Il passaggio alla fascia pomeridiana si rivelò vincente: permise di intercettare il pubblico di studenti al rientro da scuola e sollevò lo staff creativo dalle pressioni del prime time. Nel mese di dicembre 1989, la produzione poté finalmente recuperare i tre episodi "fantasma" sul pattinaggio marziale congelati in estate, inserendoli come episodi 25-27 (più precisamente gli episodi 7-9 della Nettō-hen, dato che la numerazione televisiva era ripartita da 1).
In questa fase di rilancio emerse appieno il talento della character designer e direttrice dell'animazione Atsuko Nakajima. Liberata dai vincoli precedenti, la Nakajima poté far evolvere il proprio tratto verso linee più spigolose, dinamiche ed espressive, definendo l'estetica ufficiale di Ranma ½ per gli anni a venire. A lei si deve anche l'introduzione di figure inedite concepite appositamente per la TV: prima fra tutte Sasuke Sarugakure, il servitore di Kuno creato per fargli da spalla comica (un ninja miniaturizzato, iper-fedele ma goffo e costantemente maltrattato) in sostituzione di Hikaru Gosunkugi, considerato forse troppo inquietante per i toni della serie.
Per sostenere i ritmi serrati di una produzione settimanale, una nuova leva di giovani animatori coordinata dalla Nakajima introdusse soluzioni visive audaci. Artisti del calibro di Norio Matsumoto, Masayuki Kobayashi e Atsuko Ishida (a cui si aggiunsero poi Hirofumi Suzuki e Tokuyuki Matsutake) sperimentarono la cosiddetta “flow animation”, coniugando l’espressività dei personaggi a combattimenti dinamici, caratterizzati da deformazioni fluide dei fotogrammi (“smears”), scie cromatiche, dopoimmagini dei colpi ed effetti di luce diffusa, tutte trovate che avrebbero ridefinito l'animazione d'azione giapponese degli anni '90.
Mentre Asami Endo continuò ad affiancare la Nakajima alla direzione delle animazioni delle puntate, lo slot già occupato da Masako Goto era rimasto vacante. Il suo posto venne preso da Masaki Kudo nella seconda stagione e da Hiroko Kazui nella terza, prima di venire definitivamente occupato da Satoshi Isono a cominciare dall’episodio 72.
A testimonianza della concitata riorganizzazione produttiva, la serie Nettō-hen esordì priva di una vera e propria sigla d'apertura, sostituita da una breve introduzione narrata di 30 secondi (per calibrare il minutaggio, i primi 6 episodi duravano circa 21 minuti anziché i consueti 20). La prima vera opening, "Little Date", debuttò in ritardo a partire dal settimo episodio (in onda l’8 dicembre 1989), in coincidenza con il recupero della saga del pattinaggio marziale. Al contrario, la sigla di chiusura "Don't mind Lay-Lay Boy" era già pronta ed incisa da Etsuko Nishio, la medesima interprete di "Jajauma ni sasenaide".
Un ulteriore aneddoto riguarda "Lambada Ranma", l'iconica ending utilizzata tra gli episodi 42 e 63 (numerazione totale). La canzone, interpretata in coro dal cast di doppiatori originali (Ranma teki Kagekidan Goikkou-sama), era stata ideata per cavalcare la febbre collettiva della Lambada scoppiata nell'estate del 1989. Tuttavia, tra i ritmi stringenti di lavorazione dell'anime e la riorganizzazione delle licenze discografiche con l'etichetta Pony Canyon, la registrazione e il debutto su schermo slittarono fino all'aprile del 1990.
La visione autoriale di Koji Sawai fu più aperta ai compromessi rispetto al manga, le cui storie potevano venire all’occorrenza pesantemente modificate o persino saltate. Fu sua la responsabilità di una caratterizzazione, in linea di massima, più “tsundere” di Akane e più distaccata di Ranma, presentando dapprima Shampoo e in seguito le altre spasimanti come reali e legittime pretendenti sentimentali.
Sotto la sua direzione, l’adattamento proseguì fino a mettersi in pari con la pubblicazione del fumetto (arrivata nel frattempo ai 110 capitoli), rendendo necessaria la produzione di una lunga serie di puntate “anime original” a partire dall’episodio 46 (maggio 1990). Fu proprio in questa fase che la direzione delle sceneggiature passò a Shigeru Yanagawa, il quale sarebbe rimasto in carica fino alla conclusione della Nettō-hen. Le puntate originali della gestione Sawai si rivelarono, ad ogni modo, tra le più ispirate della serie: ne è un chiaro esempio l’episodio 49, “Doppia personalità” (in originale "Sono carina? Ranma si dichiara donna"), diretto con grande verve da Kazuhiro Furuhashi.
Nel novembre 1990, con l’inizio della quarta stagione e subito dopo la trasposizione in tre episodi della prima grande saga del manga — l’arco di Ranma indebolito dalla moxa del vecchio Happosai (capp. 125-136) — uscirono due OAV speciali intitolati “Nettō Utagassen” in cui Sasuke e la guida di Jusenkyo presentavano un festival canoro dell’intero cast. Il doppio impegno dello staff, diviso tra TV e home video, ebbe forse dei riflessi sulla qualità altalenante degli episodi mandati in onda in quel periodo.
La serie visse comunque una costante crescita d'audience culminata nelle ultime battute della gestione Sawai, risalendo da una media dell’8% ad un solido 11-12% di share. Il picco fu segnato dall’episodio 75, “Un bambino capriccioso” (in originale "Vieni fuori con me!", diretto anch’esso da Furuhashi), che toccò la quota record del 15,5% di ascolti.
Passando ora ad esaminare più nel dettaglio il lavoro prodotto dai direttori artistici della serie, non si può partire che dalla character designer Atsuko Nakajima, la quale ha curato i disegni di ben 43 episodi televisivi, oltre che dei primi due film e dei primi sei OAV. È proprio durante gli anni di Ranma che il suo stile ha modo di svilupparsi, dall'estetica morbida della serie Nibunnoichi (probabilmente richiesta dal duo Mochizuki-Goto, come visto sopra) alla grafica della piena maturità, tanto da aver tratto in inganno per anni il fandom, che, si ripete, addirittura attribuiva i primi episodi ad Akemi Takada. Sono suoi molti degli episodi più memorabili, specie in coppia con Kazuhiro Furuhashi alla regia: si pensi a "Gli ultimi giorni di Happosai" e "Akane va all'ospedale". Dopo le esperienze formative con gli anime takahashiani, la Nakajima ha curato il character design di altre serie celebri come Sei in arresto!, Rurouni Kenshin e Komi Can't Communicate. Ed è sempre alla Nakajima, ormai con un tratto diversissimo da quello degli esordi, che è stato infine affidato l'OAV celebrativo di Ranma del 2008.
Episodi diretti dalla Nakajima: 1, 4, 7, 10, 13, 15, 19, 21, 22, 24, 27, 30, 33, 36, 39, 42, 45, 48, 51, 54, 57, 61, 64, 67, 70, 74, 77, 80, 83, 86, 89, 93, 97, 100, 103, 107, 117, 122, 123, 131, 135, 138, 142, 158, 161, OAV 1-6, OAV 12.
Masako Goto è presente solo nella prima stagione televisiva, la cosiddetta "serie Nibunnoichi", eppure il suo contributo è uno dei più importanti. È reduce dai trascorsi con le serie de L'incantevole Creamy (da cui viene anche Asami Endo) e soprattutto di Kimagure Orange Road, di cui ha diretto diversi episodi e la terza opening, tutti in coppia con il regista Tomomi Mochizuki (suo futuro marito). Se il character design ufficiale, come ripetuto più volte, è affidato alla Nakajima, non si può tuttavia negare che sia proprio Masako Goto, con i suoi tratti morbidi e tondeggianti, l'interprete principale dello stile grafico, più realistico, richiesto per la prima storica stagione di Ranma. Il duo Mochizuki-Goto ha diretto, in particolare, la sequenza di combattimento sui pattini tra Ranma e Ryoga nell'episodio "Il triste amore di P-chan".
Episodi diretti dalla Goto: 2, 5, 8, 11, 14, 16, 20.
Asami Endo è l'animatrice che vanta il maggior numero di puntate dirette (47). Curiosamente reduce da ben due collaborazioni in produzioni animate con modelli di Akemi Takada, e precisamente in Urusei Yatsura (nel periodo di Mamoru Oshii) e ne L'incantevole Creamy, non ha problemi ad adeguarsi al character design della Nakajima, che segue in modo tendenzialmente fedele, sia pure con qualche sbavatura e imprecisione qua e là. Presenza fissa in tutte e due le serie televisive (e successivamente animatrice-chiave di alcuni degli OAV), la sua puntata più memorabile può considerarsi senza dubbio l'ep. 102 "Ranma è diventato un dongiovanni", abbinato alla direzione di Kazuhiro Furuhashi ed alle animazioni di Atsuko Ishida.
Episodi diretti dalla Endo: 3, 6, 9, 12, 14, 18, 23, 26, 29, 32, 35, 38, 41, 44, 47, 50, 53, 60, 63, 66, 69, 73, 76, 79, 82, 84, 88, 92, 96, 99, 102, 106, 111, 116, 118, 121, 124, 128, 130, 133, 137, 141, 144, 148, 151, 154.
Satoshi Isono si unisce allo staff a partire dalla quarta stagione TV (precisamente con l'episodio "Lo spirito del sonaglio"), dirigendo 27 puntate ed intercalandone molte altre. Di fatto occupa lo "slot" lasciato libero da Masako Goto e nel quale in precedenza si erano alternati diversi direttori artistici e con poca uniformità di disegno, affiancandosi alla Nakajima e alla Endo fino alla fine della serie televisiva. Il suo tratto è piuttosto riconoscibile e originale, contraddistinto da volti spigolosi e zigomi sporgenti, e per questo più di altri si discosta dai modelli originali della Nakajima. Tra i suoi episodi possono ricordarsi "Profezia d'amore", "Il pasticcio di Ranma", "La famiglia Tendo al Luna Park" e "La più bella della spiaggia". Fuori da Ranma è stato uno degli animatori-chiave del film Maison Ikkoku - Capitolo Finale, oltre ad aver diretto diverse puntate di Dirty Pair e de L'irresponsabile capitano Tylor.
Episodi diretti da Isono: 72, 75, 78, 81, 84, 87, 91, 94, 98, 101, 105, 108, 112, 114, 119, 125, 129, 132, 136, 140, 143, 146, 149, 153, 156, 159.
Yuka Kudo viene promossa alla direzione artistica sul finire della quinta stagione, debuttando con l'episodio "Le tecniche di spionaggio di Sasuke". Il suo tratto è il più fedele al character design della Nakajima ed è forse per questo motivo che, nonostante i soli 10 episodi da lei diretti prima della conclusione della serie televisiva, con l'addio della Nakajima nel 1994 sia stata scelta per dirigere gli ultimi tre OAV "Super". Successivamente ha preso parte ad un numero considerevole di produzioni animate, tra cui si possono citare Fullmetal Alchemist, Food Wars ed il film di Sailor Moon Eternal. Caso raro nello staff di Ranma, ha preso parte anche ad una successiva produzione takahashiana: compare infatti come animatrice-chiave di alcuni episodi della seconda stagione di Hanyou no Yashahime.
Episodi diretti dalla Kudo: 104, 115, 120, 126, 134, 139, 145, 150, 155, 160, OAV 9-11.
Autore: Kuno
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Fonti:
Rumic World - Ranma 1/2 - Director Guide
Animétudes - The new generation of the 1990s
The memorable formative stages of Tomomi Mochizuki
Tomomi Mochizuki - Lo "sconosciuto" dello Studio Ghibli
Akemi Takada a Lucca Comics: resoconto incontri e intervista
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