<< Chicchiricchì! Chicchiricchì! >>
Erano le quattro di mattina e alle prime luci dell'alba il gallo di topo Ciro stava già cantando. Ciro dormiva nel suo letto e nelsentire il gallo si svegliò. Si strofinò gli occhi con le zampette e disse assonnato
<< Ma che ore sono? >>
Guarda l'orologio a pendolo sul muro della sua camera e vede che sono le quattro di mattina.
<< Le quattro di mattina e quel gallo già canta! Povero me! Non è possibile! Questa vita di campagna comincia a pesarmi! >>
Scende dal letto e si veste. Indossa la camicia a quadri ed i pantaloni blu. Va ad aprire i balconi della finestra e dice al gallo
<< Domani è domenica per favore... non svegliarmi così presto! Lasciami dormire un po'! >>
Topo Ciro si lavò gli occhi, mise la camicia a quadri ed infilò i pantaloni blu con le bretelle tirate sopra la camicia. Andò in cucina e si preparòun'abbondante colazione a base di pane secco e formaggio stagionato molto saporito e dopo aver mangiato disse fra se
<< Bene... ora che ho la pancia piena vado a dar da mangiare agli animali. >>
Detto ciò andò nella stalla. Munse le mucche e dette loro da mangiare. Fece lo stesso con le pecore, poi dette da mangiare al maiale che quando lo videarrivare con il cibo si mise a grugnire contento. Passò poi dai conigli che come sempre lo accoglievano saltellando e alla fine andò dalle galline e fu ilgallo che lo accolse. Ciro disse:<< Caro il mio gallo... ogni giorno mi svegli sempre presto! Se domani mattina non mi lasci dormire un po' di più ti facciosaltare la colazione. Ci siamo intesi? >> Il gallo per tutta risposta fece un bel : << Chicchiricchì! >>
<< Ecco finito! Ora dovrò arare i campi per la semina del grano! Uff! Non si finisce mai di lavorare qui in campagna! Prima o poi cambio vita! >>
Andò a prendere il trattore nel garge e attaccò ad esso l'aratro e partì. Lungo la strada incontrò Lolo un altro topo campagnolo. Anche Lolo aveva una fattoria. Quando Ciro lo vide sì fermò con il trattore a salutarlo. I due non si vedevano spesso perché erano troppo impegnati nei loro lavori e quelle poche volte che si incontravano era quasi una festa per loro.
<< Ciao Lolo! È una vita che non ti vedevo! Come va amico
mio! >> . << È vero! Quand'è che ci siamo visti l'ultima volta? Sai che non me lo ricordo! >>
<< Nemmeno io! Ma dimmi... cone te la passi? >>
<< Si tira avanti! Non mi posso lamentare certo se non avessi questo mal di schiena potrebbe andare anche meglio! E a te come va? >>
<< Diciamo che anch'io ho la schiena a pezzi! A volte sono stufo di questa vita e vorrei cambiarla! Ci sto pensando da un po'! >>
<< Ti capisco, ma cambiare vita non è facile! Qui hai tutto e dove andrai non avrai nulla. Ci vogliono molti soldi per questo tipo di cambiamento! >>
<< Purtroppo lo so bene! Ma se non si prova si rimane sempre nel dubbio! >>
<< Questo è vero, ma pensaci bene prima di prendere decisioni azzardate! Vedo che hai l'aratro. Vai ad arare i campi? >>
<< Sì visto che il tempo è buono! >>
<< Puoi passare anche nei miei? Ho il trattore in officina e non me lo danno fino a fine mese! >>
<< Certamente! Lo farò nel pomeriggio! >>
<< Grazie mille! Poi ti pago con del buon formaggio che mi hanno portato dalla Svizzera! >>
<< Non ti preoccupare! Ora vado! Stammi bene amico! A presto! >>
<< Ciao Ciro! A presto e grazie per l'aiuto che mi dai! >>
<< Figurati! A cosa servono se no gli amici? >>
<< Giusto! Ma grazie lo stesso! >>
<< Di nulla! >>
Ciro rimise in moto il trattore e si diresse verso i suoi campi. Erano tre ed erano molto grandi. Ci volle tutta la mattina per arase i suoi. Quando terminò fece un salto a casa a mangiare e mangiò pane secco e formaggio. Il suoi cibo era mattina, mezzoggiorno e sera era sempre pane secco e formaggio. Riprese il trattore ed andò ad arare i campi dell'amico Lolo. Finì verso sera e passò a casa dell'amico
<< Ho finito ora di arare i tuoi campi! >>
<< Ti ringrazio Ciro! Vieni dentro che ti do il formaggio promesso! >>
<< Sono di corsa! Devo andare a dar da mangiare ai miei animali! Magari passi tu! Ci vediamo! Ciao!! >>
<< Ok Ciro! Passo io domani! A presto!! >>
E così una dura giornata di lavoro si stava volgendo a termine. Ciro dette da mangiare ai suoi animali e finalme anche lui poté riposare e pensare se stesso.
<< Sono stanco! Che vitaccia! Non posso andar avanti così! Ho deciso... cambio vita! >>
Ciro andò a letto e si addormentò sognando una vita nuova in città. Si era addormentato con quel sogno ma come al solito il gallo puntualmente lo svegliò alle quattro del mattino anche se era domenica.
<< Chicchiricchì! Chicchiricchì! >>
<< Di nuovo il gallo! Ma sono già le quattro ed oggi è domenica! A desso mi sente! Gli avevo detto di non svegliarmi presto! >>
Il topo andò alla finestra aprì i balconi e gridò
<< La vuoi smettere di svegliarmi alle quattro di mattina! Oggi è domenica! Potevi lasciarmi dormire un po' di più! >>
Abbastanza contrariato Ciro si veste e va come al solito a fare colazione, ma quel giorno, a differenza degli altri, non aveva proprio voglia di fare il suo lavoro. Lo fece solo per dovere perché non poteva lasciare gli animali senza cibo. Ogni tanto fra se ripeteva
<< Domani cambio vita! Non ce la faccio più! >>
Ciro si guardava attorno sconsolato. Un po' gli dispiaceva lasciare tutto, ma la voglia di andar via era forte. Quando arrivò dalle galline e vide il gallo disse
<< Anche questa mattina mi hai svegliato presto! Non dovrei darti da mangiare ma dato che sarà l'ultima volta che mi svegli alle quattro di mattina eccoti qua il cibo! >>
Si diresse verso casa e vide Lolo
<< Già qui? Ciao Lolo! >>
<< Ciao Ciro! Oggi è venuto mio nipote a darmi una mano e così sono venuto presto da te! >>
<< Sono contento di vederti! Anche oggi il gallo mi ha svegliato alle quattro! Io non ce la faccio più Lolo! Oggi vedo se posso affittare a qualcuno la miafattoria! Domani voglio andar via! >>
<< Ma sei davvero sicuro di voler fare questo passo? >>
<< Sì! >>
<< Un po' mi dispiace che tu te ne vada, sei l'unico amico che ho nelle vicinanze! Vorrei tanto che tu cambiassi
idea! >>
<< Ormai ho deciso! Dispiace anche a me lasciarti ma... non
ce la faccio proprio a rimanere ancora! L'unico problema è trovare chi manda avanti tutto questo! Non me la sento di vendere! >>
<< Ti capisco! Ma forse ho la soluzione giusta per te! Mio nipote sogna da tempo di avere una fattoria tutta sua ed è pure bravo nella gestione! Sonocerto che verrebbe qui subito se gli proponi questo affare! >>
<< Magari! Mi sentirei tranquillo se ci fosse lui alla guida di tutto! >>
<< Bene! All'ora vieni da me così gli parli! Oggi si ferma a pranzo! >>
<< Qui ho finito! Vengo subito! >>
<< Bene! Eccoti il formaggio prima che mi dimentichi! >>
<< Ti ringrazio! Lo porterò con me così mi ricorderò di
te! >>
Ciro portò in casa il formaggio chiuse la porta e si avviò con l'amico verso la sua fattoria. Lungo il tragitto parlarono del più e del meno. Lolo era moltodispiaciuto per l'imminente partenza di Ciro
<< Mi dispiace tanto che tu vada via! Sono anche seriamente preoccupato! Non avrai vita facile ovunque andrai e dovrai comunque iniziare tutto da capo! Qui hai tutto, Ciro! Proprio tutto! Non ti manca nulla! Hai un tetto che ti ripara!
Ma dove andrai cosa farai? Dove dormirai? Chi incontrerai? E poi... sarai solo Ciro! Mentre qui hai me come amico! >>
<< Lolo! Non ti devi preoccupare per me! Io provo ad andare in città ma può darsi che poi lì non mi vada a genio e torni ancora qui! Tutto dipende da cosa troverò lì! È per questo che al momento non vendo la fattoria, ma l'affitto. Sarei molto contento se ci fosse tuo nipote a lavorare lì! So che starei più tranquillo! >>
<< Ti ringrazio per la fiducia che hai verso mio nipote! >>
<< So che tuo nipote è in gamba e so che ha passione per gli animali. Questo vuol dir molto per chi fa il nostro mestiere. Uno lo fa perché ha amore verso queste cose e all'inizio per me era così, ma ora non riesco più ad accettare questa vita. Forse sto invecchiando ed ho voglia di qualcosa che mi dia un po' di vitalità. Capisci? >>
<< Ti capisco bene Ciro e ti auguro di avere molta fortuna! Ti auguro di incontrare tanti topi in gamba come te! >>
<< Ti ringrazio Lolo! >>
Erano giunti ormai alla fattoria di Lolo. Il nipote stava controllando il motore del trattore dello zio. Si intendeva anche di meccanica e più volte era riuscito a sistemare quel vecchio trattore. Lolo lo chiamò
<< Mio! Vieni qui un attimo! Il mio amico Ciro ti vuol parlare di una cosa importante! >>
Mio lasciò il trattore e si avvicinò ai due. Era davvero un bel giovane topo e sembrava anche fisicamente forte. Lolo disse
<< Mio ti ricordi il mio amico Ciro? >>
<< Sì! Me lo ricordo anche se era da un bel po' di tempo che non ci vedevamo! >>
<< Ciro ha da proporti un affare! >>
<< Sono tutto orecchi! >>
Ciro prese la parola
<< Mio, io ho parlato con tuo zio mentre venivamo qua. Devo dirti che ho intenzione di cambiare, ma non ho intenzione, almeno per ora, di vendere la fattoria. Non so cosa troverò dove andrò e se mi piacerà. Sto cercando qualcuno che si occupi della mia fattoria. Tuo zio mi ha parlato molto bene di te ed ho pensato di proporti l'affare. Che ne dici? >>
<< Ma... ma sto sognando o è realtà? >>
<< Non è un sogno! È realtà! >>
<< Io non posso crederci! Potrò avere una fattoria mia da governare! >>
Gli occhi di mio erano illuminati di felicità ed a stento tratteneva l'entusiasmo. Non voleva far trasparire la sua
felicità. Gli sembrava di comportarsi da piccolo topo mentre lui voleva dimostrare di essere grande.
<< Zio... non ti dispiace, vero, se vado a lavorare nella fattoria di Ciro! >>
<< No! Non mi dispiace affatto! Ti ho proposto io al mio amico! >>
<< Grazie zio! Sono davvero contento! Ho una fattoria tutta mia da mandare avanti! >>
<< Non ringraziare me! Ringrazia Ciro! >>
<< Grazie, grazie davvero a tutti e due! Quando posso venire da te, Ciro? >>
<< Anche ora se puoi così ti faccio vedere i miei poderi e il lavoro che devi fare da me! Io domani intendo partire e così... prima vieni meglio è per me! >>
<< Finisco di sistemare il trattore dello zio e poi vengo da te! Sono davvero contento! >>
<< Mi fa piacere! Ci vediamo dopo! >>
<< Ok! Grazie Ciro! A dopo! >>
Mio sistemò il trattore dello zio. Il motore riprese a funzionare a dovere e Lolo era soddisfatto del lavoro del nipote. Mio a quel punto salutò gli zii e andò alla fattoria di
Ciro. Ciro gli illustrò i suoi poderi e fece vedere ogni angolo della fattoria mostrandogli dove poteva trovare l'occorente.
Quel pomeriggio il topo lasciò al giovane dar da mangiare agli animali mentre lui pensò a preparare lo zaino per il viaggio. La giornata trascorse ed i due topi, venuta sera, si trovarono a tavola a parlare del più e del meno davanti ad un bel pezzo di formaggio. Il giorno dopo Mio prese il posto di Ciro. Con grande maestria eseguì il lavoro e sembrava fosse lì da una vita. Non ebbe nessuna difficoltà e quando lo raccontò a Ciro, Ciro fu molto lieto di tutto ciò. Si sentì ancora più sicuro di aver fatto la scelta giusta tanto che salutò Mio e partì per andare verso la città. Non fu lungo il suo viaggiò. Ciro arrivò nella Città Dei Topi nel pomeriggio. Era la prima volta che vi metteva piede e si sentì spaesato. C'erano tante piccole case ed un andirivieni di topi che correvano da tutte le parti ed erano tanto indaffarati e non si scambiavano nemmeno un saluto fra loro. Ciro percorse la via principale della città. Lungo la via principale c'erano tante casette ai lati della strada e c' era persino qualche negozio, qualche ristorante e anche fabbriche tutto in miniatura. Dalla via principale si accedeva a tante altre vie laterali che portavano verso l'interno e anche lì lungo la strada c'erano tante case ed attività commerciali. Insomma era una città vera e propria ma a misura di topo. Case, negozi, fabbriche avevano tutte lo stesso colore. Erano grigio-topo e non vi era nessuna insegna luminosa, ma solo delle scritte che davano il senso di trovarsi di fronte ad ristorante o alro locale. Ciro si guardava attorno cercando di orientarsi un po'. Mentre camminava lungo la via si sentiva osservato dalla testa ai piedi ed il motivo di quei sguardi e di certe risatine sotto i baffi era dovuto dal suo
abbigliamento tipico di contadino. In città erano vestiti tutti in tutt'altro modo: camicietta elegante, cravatta, giacca e pantaloni in tinta per i topi maschi mentre le topoline vestivano con abiti sontuosi molto diversi dai vestiti indossosati dalle topoline contadine. Ciro iniziava a capire il perché di quegli sguardi e di quelle risate sotto i baffi e si sentiva fuori luogo. Ormai si stava facendo buio ed era stanco. Aveva avuto una girnata movimentata e non vedeva l'ora di andare a coricarsi per cui iniziò a cercare un posto dove poter dormire. Chiese in diversi posti ospitalità e da tutti si sentì dire
<< Non vogliamo quelli come te nel nostro albergo! Qui allogiano i topi per bene! >>
Anche se Ciro provava a reclamare dicendo
<< Ma io vi posso pagare! >>
Si sentiva sempre rispondere
<< Anche se hai i soldi noi non ti vogliamo! I tuoi soldi non valgono nulla! Vattene! >>
Dopo vari tentativi, il topo, stanco ed affamato andò a riparasi sotto l'arcata di un ponticello mangiò un pezzo di formaggio ingoiandolo con molta fatica perché un nodo di tristezza gli stava stringendo la gola e le lacrime scendevano lentamente lungo il pelo del suo musetto. Non gli rimase che mettere lo zaino a mo di cuscino ed appoggiò sopra la sua testolina e si addormentò. Durante la notte passò sotto il
ponte un topo vagabondo e vide il topo addormentato sopra lo zaino. Senza far un minimo di rumore si avvicinò a Ciro e gli sfilò con molta maestria lo zaino senza che il topo addormentato se ne accorgesse e scappò correndo più veloce che potè. Quando capì di essere al sicuro si fermò e frugò nello zaino. Trovò i soldi di Ciro, il formaggio, il pane e dei vestiti puliti.
<< Come bottino non è niente male! >>
Pensò fra sé. Mangiò a più non posso e si cambiò gettando via i suoi vecchi abiti puzzolenti e se ne andò a zonzo per la città portando sulle spalle lo zaino rubato. Alle prime luci dell'alba Ciro si svegliò e si accorse che il suo zaino non c'era più. Fu un risveglio molto amaro per lui che rendeva ora difficile la sua soppravivenza in città. Questa cosa lo lasciò sconsolato.
<< Ed ora cosa faccio! Non ho più niente! >>
Non gli rimase che andare in cerca del suo zaiono anche se non sapeva da che parte iniziare le ricerche. Si incamminò verso il centro e ad ogni topo che passava chiedeva
<< Avete visto passare un topo con uno zaino nero fra le zampe? >>
Non ebbe nessuna risposta. Tutti lo ignorarono e andavano dritti per la loro strada. Molto deluso da questo loro comportamento Ciro gridò
<< Possibile che in questa città non ci sia nessuno che parla con me? Sono anch'io un topo come voi! Non ho nulla di diverso da voi, abbigliamento a parte! Solo perché sono un topo contadino non mi degnate di uno sguardo e non mi rivolgete nemmeno la parola! Io non sono uno stupido! Ho studiato: so scrivere e leggere quanto voi anche se sono un campagnolo e penso forse, di essere anche megliore di voi dato che, sono ancora capace di rivolgere al prossimo un saluto! Vi piace però mangiare i prodotti di campagna? >>
Dopo questo sfogo Ciro stava per allontanarsi quando una voce da topolina lo richiamò
<< Ehi tu... campagnolo! Fermati un momento! >>
Ciro si fermò e si voltò verso la topolina Geggia e questa disse
<< Campagnolo... non hai mica tutti i torti! Le tue parole mi hanno toccato molto! Forse ho io quello che cerchi, ma sappi che te lo sto restituendo così come l'ho trovato lungo la strada. >>
Gli porse lo zainetto nero che teneva con la mano destra dietro la schiena e disse
<< L'ho trovato poco lontano dal ponte, ma era vuoto. >>
Ciro si accertò che fosse suo e lo guardò attentamente e poi disse
<< È proprio il mio! Mi hanno rubato tutto però! Soldi,
formaggio e vestiti! Adesso non so proprio cosa fare! Non ho più niente e devo pur vivere anch'io! >>
<< Forse ti posso aiutare io! Vieni con me! >>
<< Dove? >>
Chiese Ciro curioso. La topolina gli illustrò la sua idea
<< Ti porto ad una serra dove coltivano ortaggi. Penso che lì tu possa dare una mano a loro. La tua conoscenza può far crescere la piccola azienda. Ioconosco il padrone della serra. È il mio fidanzato! >>
<< Magari potessi lavorare! >>
Gegia lo portò in serra parlò con il parlò con il fidanzato il quale non troppo convinto assunse Ciro e lo mise in prova. Il topo campagnolo accettò con entusiasmo e si mise subito al lavoro. Si vedeva che sapeva fare e non aveva bisogno di imparare ma era lui stesso ad insegnare e alla fine i risultati erano eccellenti tanto che tutti quelli che lavoravano in serra lo elogiavano. Non avevano mai visto ortaggi e fiori così belli e rigogliosi ed era diventato il vanto per quella serra. Ciro era orgoglioso del suo operato ma sentiva che nonostante tutti questi elogi non era proprio ben accetto. Lo vedevano sempre come il campagnolo. Dava sempre il meglio di sé ma questo non bastava per essere considerato alla pari degli altri. Una notte, nella serra, accadde qualcosa di strano. Qualcuno entrò di nascosto e aprì i rubinetti dell'impianto di irrigazione e fece scorrere l'acqua a fiumi. Quel topo lasciò sul luogo una camicia a quadri identica a quella di Ciro. Con quel geto mise nei guai il topo campagnolo. L'indomani il padrone andò ad aprire e vide fiori ed ortaggi annegati. Chiuse in fretta i rubinetti dell'acqua indossò gli stivali ed entrò a verificare i danni . Nell'ispezione trovò per terra la camicia a quadri e la raccolse. Attese l'arrivo di tutti i topi con molta calma e tranquillità. Quando furono tutti presenti disse:
<< Devo darvi una brutta notizia! >>
<< Cosa succede padrone? >>
Dissero tutti in coro i topi ed egli aggiunse
<< La nostra serre è allagata! Qualcuno questa notte si è introdotto ed ha aperto l'impianto di irrigazione al massimo lasciando scorrere l'acqua a fiumi. Ho trovato questa camicia a quadri per terra. È tua Ciro? >>
Ciro la guardò ed era la sua. Qualche giorno prima gli avevano rubato una camicia ma non disse nulla.
<< Allora Ciro... è tua questa camicia? >>
<< Sì devo amettere che è mia! Qualche giorno fa me l'hanno rubata, ma io non ho nulla a che vedere con quanto è successo! >>
<< Ciro... mi hai profondamente deluso! Nemmeno di fronte a prove così schiaccianti dici la verità! >>
Fin qui la voce del padrone fu pacata, ma ora divenne alterata e il tono che assunse non ammetteva repliche. Gridò in modo così imponente che fece sussultare tutti i topi presenti.
<< Ciro! Sei licenziato! Vattene e non mettere più piede da queste parti! >>
Ciro a testa bassa se ne andò e il padrone scoppiò in una sonora risata e rivolto ai suoi topi operai disse: << Avete visto! Ce ne siamo liberati! Il '' signor so tutto io '' se n'è andato con la coda fra le gambe. >>
<< Sì! Però la serra è allagata e ci vorrà un bel po' prima di avviare la produzione! >>
<< Tranquilli! È tutto sotto controllo. Mentre voi lavoravate qui io a casa mia ho fatto cresere delle piante sane e robuste. Le porterò in serra appena qui sarà asciutto! >> << Grandioso!! >>
Nessuno di loro si era accorto che Gegia era arrivata ed aveva udito l'intera conversazione.
<< Cosa hai fatto tu? >>
Chiese molto arrabbiata al fidanzato e questi rispose: << Non ho fatto nulla! Sta tranquilla Gegia! >>
<< Nulla... vero? Guarda che ho sentito tutto! Tu hai organizzato questa messa in scena per umiliare Ciro davanti a tutti e lui in realtà non centra nulla, ma sei stato tu ad architettare questo! Sei un topo pezzente! Non ti facevo così miserabile! >>
<< Ma Gegia ascoltami! Dove vai? >>
<< Grrrrr! Vado da Ciro! >>
<< Torna indietro! Non correre dietro a quel topo campagnolo! >>
Gegia non gli badò e cercò Ciro. Il povero topo stava sotto l'arcata del ponte ed era molto avvilito. In quei momenti di tristezza pensava alla sua fattoria ed a quel gallo che lo svegliava alle quattro di mattina. La vita in città non era certo come se lo aveva sempre immaginato. Gegia gli si avvicinò dicendo
<< Mi dispiace Ciro! So quello che è successo e so anche che non è colpa tua ma è colpa del mio fidanzato. Ha fatto tutto lui per licenziarti! >>
<< A sì! E non era forse meglio che mi licenziasse senza tutta quella messa in scena? Non poteva dirmelo a quattr'occhi invece di umiliarmi davanti a tutti dando la colpa a me dell'accaduto? Bel fidanzato hai! >>
<< Hai pienamente ragione Ciro! E mi scuso per lui per il gesto che ha compiuto! >>
<< Non mi servono le tue scuse! Ora lasciami in pace e torna da lui! >>
<< Come vuoi campagnolo! Volevo solo dimostrarti la mia solidarietà ma vedo che non la meriti dal momento che mi cacci via! >>
Ciro non aggiunse nulla e Gegia se ne andò brontolando. Il topo campagnolo rimase per un bel po' sotto il ponte pensando a cosa poteva fare. Stanco di star lì si incamminò per le vie della città cercando un nuovo lavoro, ma trovava sempre le porte chiuse. Nel suo vagare, ad un certo punto, si imbattè in due topi ubriacchi che se le davano di santa ragione. Cercò di sedare la lite mettendosi in mezzo a loro, ma finì con l'essere coinvolto pure lui. Uscì da questa lite malconcio. Stava tornando sotto il ponticello proprio quando un gatto randagio si presentò nella città dei topi. Ci fu un fuggi fuggi generale e anche Ciro cercò di scappare ma le botte prese non gli permettevano di correre molto perché gli duolevano molto e per salvarsi la pelle dovette giocare d'astuzia. Sì salvò saltando dentro un tombino. Il gatto sconsolato se ne andò a bocca asciutta. Ciro percorse il cunicolo fino a quando trovò una scala e vi salì. Finalmente uscì all'aria aperta. Del gatto non vi era più traccia e il topo potè riposare un po'. La vita in città non se la immaginava così dura, anzi, gli sembrava che lì fosse migliore e invece... Iniziò a pensare che era ora di tornare a casa e che da quel momento in poi non avrebbe mai più lasciato la vita dicampagna.
<< Devo tornare a casa mia! È l'unica cosa giusta che posso fare e poi lì, chi mi conosce, mi vuole veramente bene! Almeno in campagna i topi che incontro mi salutano e si fermano a chiaccherare! Sì... torno a casa! Non mi importa più se il gallo mi sveglia alle quattro di mattina! È quella la vita che voglio fare! Basta con la città! Non metterò mai più piede in un luogo simile!>>
Con questo pensiero si addormentò e al suo risveglio si mise in viaggio verso casa. Ad ogni passo che lo portava verso casa il topo si sentiva più sereno e quando vide in lontananza la sua fattoria si sentì invadere da una immensa felicità e fra se disse
<< Sono stato uno stupido a lasciare la mia fattoria! La mia vita è qui in campagna e non in città! >>
All'improvviso sentì cantare il gallo e sorrise felice. Da quel momento in poi rimase nella sua fattoria e Mio lo aiutò nel suo lavoro.
Copyright Patrizia Andrich