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Le riflessioni di Kuno: Il fidanzamento di Ranma e Akane è legale?!
Ah, l'amour. Voi tutti, che siate lettori di shojo o spettatori di anime romantici, avrete certamente familiarità con quelle storie di coppie di giovani adolescenti alla lenta scoperta dei propri sentimenti, che li porteranno dapprima a sopportarsi appena, quindi a frequentarsi, gradualmente innamorarsi, fidanzarsi e infine (ammesso che la serie duri così a lungo) sposarsi. Ranma 1/2 non fa eccezione... ma in un certo senso, la fa alla grande. Abbiamo un fidanzamento, abbiamo anche un matrimonio futuro all'orizzonte, peccato che il tutto sia stato combinato dalle rispettive famiglie. L'introduzione della seconda stagione dell'anime, non a caso, recita (versione italiana): "Ranma è l'erede della scuola di lotta Saotome. Akane è l'erede della scuola di lotta Tendo. Il loro fidanzamento è stato deciso dai rispettivi padri".
Ma, qui viene il bello, il fidanzamento di Ranma e Akane si può davvero considerare valido e vincolante?
Non è un segreto che l'Asia in generale (e quindi anche il Giappone) goda di una cattiva reputazione per la sua lunga tradizione di matrimoni combinati, in genere utilizzati per cementare il potere di una o entrambe le famiglie o per rafforzare comunque i loro rapporti, in una sorta di do ut des. Sebbene i matrimoni combinati fossero più la regola che l'eccezione in tutto il mondo, nell'area occidentale cominciarono a scomparire a partire dal XVIII secolo ed oggi sono ufficialmente illegali nella maggior parte dei Paesi, eppure questa pratica continua ancora in alcune piccole comunità.
Come si pone, in particolare, la legge italiana con riferimento ai matrimoni combinati? Partiamo dall'inizio. Il matrimonio è, secondo l’ordinamento giuridico vigente, l’atto che ha per effetto la costituzione dello stato coniugale e per causa la "costituzione di una comunione di vita spirituale e materiale tra i coniugi" (Cass. civile 7 ottobre 1975 n. 3177). La libertà matrimoniale è un caposaldo della nostra Costituzione repubblicana (art. 29): "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare". Il diritto di contrarre matrimonio è inoltre garantito dall’articolo 16 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo ("Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento. Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi") e dall’articolo 12 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, resa esecutiva in Italia con la Legge n. 848/1955 ("A partire dall’età minima per contrarre matrimonio, l’uomo e la donna hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia secondo le leggi nazionali che regolano l’esercizio di tale diritto").
È evidente, pertanto, che nessun elemento esterno può influire su tale autodeterminabilità a contrarre o no matrimonio. "Il vincolo matrimoniale è, e deve rimanere, frutto di una libera scelta autoresponsabile, attenendo ai diritti intrinseci ed essenziali della persona umana e alle sue fondamentali istanze, e pertanto esso si sottrae ad ogni forma di condizionamento, anche indiretto. Nei confronti del matrimonio, dunque, non deve sfavorevolmente incidere alcunché di estraneo; la pur indiretta coartazione della volontà reca, di per sé, danno alla dignità dell’individuo" (Cass. civile 15 aprile 2009 n. 8941).
Per farla breve, in Occidente i matrimoni combinati (senza la volontà dei soggetti interessati) non sono ammessi. Ma qui si parla ancora dell'Italia e dell'Europa in generale; che dire, invece, del Giappone, dove è ambientata la serie di Ranma insieme a quelle dei suoi colleghi mangacei? In realtà, nonostante quello che l'immaginario collettivo (e appunto manga come il Nostro) ci porterebbero a pensare, anche laggiù i matrimoni combinati sono vietati sin dalla fine della seconda guerra mondiale. In particolare, l'articolo 24 della Costituzione giapponese (entrata in vigore il 3 maggio 1947) prevede che: "Il matrimonio sarà fondato unicamente sul mutuo consenso di entrambi gli sposi e sarà mantenuto tramite la reciproca cooperazione, che ha come base l’uguaglianza di diritti tra marito e moglie. Relativamente alla scelta del coniuge, i diritti di proprietà, l’eredità, la scelta del domicilio, il divorzio e qualsiasi altra materia concernenti il matrimonio e la famiglia, saranno promulgate leggi basate sulla dignità individuale e l’essenziale uguaglianza dei sessi". Ciò significa, essenzialmente, che entrambe le parti devono manifestare una valida dichiarazione di consenso ai fini della validità del matrimonio, il che esclude anche in questo caso la possibilità di matrimoni organizzati.
Il codice civile giapponese (promulgato nel 1896) non conteneva originariamente alcun divieto di coartazione della volontà di contrarre matrimonio, ma dopo la seconda guerra mondiale è stato aggiunto l'articolo 742 (intitolato motivi di nullità del matrimonio) il quale è invece esplicito: "Il matrimonio è nullo solo nei seguenti casi: (i) se una delle parti non intende sposarsi a causa di errori sull'identità o di altra causa".
Sennonché una cosa è il diritto e un'altra la realtà dei fatti. L'usanza di far incontrare due persone al solo scopo di far prendere loro in considerazione la prospettiva di sposarsi è tuttora ben conosciuta come miai (见合い, incontro combinato), il quale in caso di buon esito condurrebbe ad un matrimonio organizzato (お見合い結婚, omiai kekkon). Questo tipo di matrimonio, che parte certamente da un consenso comune dei nubendi (e perciò è lecito), si contrappone comunque con tutta evidenza al ren'ai kekkon (恋愛結婚, matrimonio d'amore). E se è vero che le tendenze matrimoniali si sono invertite nel Dopoguerra (e oggi i matrimoni combinati sembrerebbero costituire appena il 5% del totale), il fenomeno ad oggi non si è affatto arrestato.
Secondo una recente indagine condotta dal sito internet Mynavi Woman tra persone di una fascia di età dai 22 ai 39 anni, a sorpresa addirittura l'89% delle donne e l'84% degli uomini considererebbero effettivamente questa opzione per trovare un coniuge. Ma se tante persone sono interessate, possibile che la percentuale che sceglie poi il matrimonio organizzato si limiti davvero a quel 5%?
Considerando che in Giappone c'è un'industria in crescita dei consulenti di matrimonio (結婚相談所; kekkon soudansho) che introducono uomini e donne a potenziali partner di matrimonio basati sui loro criteri predeterminati, è più probabile che le risposte al sondaggio non siano del tutto sincere. Si pensi che una delle maggiori società di consulenza matrimoniale, la IBJ Members, ha oltre 50.000 iscritti e richiede fino a 15.000 yen al mese (124 euro al cambio attuale) con una quota di iscrizione iniziale che va da 145.000 a 378.000 yen (1.200-3.130 euro circa). Vanta una percentuale di successo (nel senso di matrimoni tra i loro iscritti) di oltre il 50%. Più che una "consulenza", tutto questo suona con sospetto come un miai tradizionale.
Dopo questo excursus, è giunto il momento di considerare nuovamente il caso di Ranma e Akane.
Innanzitutto è importante notare che i nostri due fidanzatini non potrebbero rientrare in un matrimonio miai, perché non si conoscevano nemmeno prima che il loro matrimonio fosse deciso da Genma e Soun. Quest'altro tipo di accordo matrimoniale prescelto dalle famiglie Saotome e Tendo (cioè senza la presenza dei futuri sposi) è conosciuto come iinazuke (許 婚, matrimonio autorizzato), in cui il matrimonio è deciso dai genitori senza riguardo ai desideri dei loro figli. Questo tipo di matrimonio fu molto popolare nel periodo Muromachi (1336-1573) e rimase in pratica fino alla fine della seconda guerra mondiale. Si tratta del vero e proprio matrimonio combinato, vietato dalla legislazione del Dopoguerra.
Dando per assodato che il manga si svolga in un lasso di tempo parallelo alla pubblicazione in tempo reale, e che perciò (almeno durante i capitoli iniziali) possa dirsi ambientato nel 1987, è chiaro che questi accordi non avrebbero più alcun valore legale al momento dell'arrivo di Ranma in casa Tendo. È fondamentale sottolineare che, a meno che Soun e Genma non avessero effettivamente concluso il loro patto prima del 3 maggio 1947 (data di entrata in vigore della Costituzione giapponese), la loro promessa non è mai stata valida. Ebbene sì: carta straccia.
In buona sostanza, Ranma e Akane avrebbero gioco facile a far valere le loro ragioni e annullare ogni promessa o vincolo. Basterebbe loro un buon avvocato, o probabilmente nemmeno quello, per calciare in orbita i rispettivi genitori e tornare ognuno per la sua strada. Ma proprio a questo punto si fa davvero interessante osservare che i due fidanzatini non hanno mai nemmeno accennato ad agire in tal senso. Come ben sa chi ha letto il manga, sia Ranma che Akane si sono parati a lungo dietro la scusa de "lo hanno stabilito i genitori", senza seriamente obiettare all'idea del matrimonio di per sé. E non c'è nemmeno bisogno di scomodare quel certo volumetto finale con la sua copertina inequivoca. Non sarà che, in fondo in fondo, loro due, fin dall'inizio...?
Com'è che avevamo esordito?
Ah, l'amour...
Autore: Kuno
Basato su "Is Ranma and Akane’s Engagement Legally Binding?" di Anime Theorist
Prima pubblicazione: 5 febbraio 2020
Vietata la riproduzione, anche parziale, del testo
Fonti:
Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo
Costituzione della Repubblica Italiana
Cass. civile 15 aprile 2009 n. 8941