5 aprile
20 aprile
22 aprile
8 luglio
Mirpur, 8 gennaio 2016
Missionario, dottore e ciclista...
Carissimi tutti,
spero che abbiate iniziato bene il Nuovo Anno, con tante Speranze, Preghiere e Grazie del Signore.
Come sapete già, lo scorso 18 Novembre, hanno sparato al nostro carissimo p.Piero Parolari di Lecco: è stato con me 7 anni nella stessa missione a Suihari, Dinajpur. E' dottore e missionario, specialista nella cura della tubercolosi, da più di 20 anni in Bangladesh, va in giro sempre in bicicletta... Per sè in bicicletta ci andava fin da giovane studente di medicina: correve tra i dilettanti, ma non finiva quasi mai le gare, perchè, come gli diceva il suo allenatore il sig.Gilardi di Lecco:"Tu non finisci mai le corse, perchè non vai a "lenarsi"!" ma il tempo per lenarsi era molto poco, con tutti gli esami di medicina da fare. Per ben due volte gli rubarono la bicicletta da corsa: dopo la seconda volta decise di farsi missionario, per correre per il mondo a predicare il Vangelo e a curare i malati, come Gesù.
E così arrivò il Bangladesh nel 1985 e per prima cosa si comprò una bella bicicletta, non da corsa (perchè non ce n'erano), ma robusta (per resistere alle buche), con la quale riusciva a sorpassare tutti i ciclisti incontrati sulla strada, i quali si lanciavano subito al suo inseguimento, con duelli mozzafiato ai bordi delle risaie... A Rajshahi iniziò un centro per i malati di tubercolosi, malattia molto diffusa in Bangladesh e molto difficile da curare, perchè richiede molti mesi di cure, e si specializzò nella cura di questa malattia.
Anche quel giorno stava andando in bicicletta all'ospedale come tutte le mattine, quando gli spararono. Si è salvato per miracolo, perchè la pallottola è entrata nel collo ed è uscita senza fare danni. Lui lo dice sempre e anche noi con lui: " E' stato un miracolo! " Il p.Piero non ha visto e non ricorda niente di quel giorno.
Dopo l'attentato al p.Piero, la polizia a Dinajpur presidia le missioni, specialmentre quelle dove ci sono missionari stranieri e per uscire dalla missione ci vuole il loro permesso e bisogna essere accompagnati da loro. La S.Messa della vigilia di Natale a Dinajpur è stata fatta alle 4 del pomeriggio, perchè la gente avrebbe avuto difficoltà a muoversi di notte col buio. E' un gran fastidio per i nostri missionari di Dinajpur, che devono andare a visitare i villaggi!
l'incanto del presepe: anche gli angeli, attoniti, stanno a guardare...
Qui a Dhaka, la capitale, è un po' diverso: la polizia è stata qui nella nostra parrocchia, solo durante le feste di Natale e di Capodanno. Le feste sono trascorse bene e in pace, con tantissima gente e non solo cristiani, ma anche mussulmani e indù, venuti a visitare la chiesa e a vedere il presepio, insieme ai loro bambini. Il Presepe suscita sempre una grande meraviglia in tutti, ed è anche una testimonianza silenziosa di bontà e di pace.
C'erano state delle preoccupazioni da parte della polizia, dopo la scoperta di un covo di terroristi con bombe e armi qui vicino a noi, a Mirpur 1 (noi siamo a Mirpur 2) due giorni prima di Natale. Un ufficiale ha detto al nostro catechista che uno degli arrestati aveva confessato che il loro obiettivo era quello di attaccare 6 chiese nella zona di Mirpur (protestanti e cattoliche, compresa la nostra) nella notte di Natale. Li hanno arrestati due giorni prima. Chissà se è tutto vero (e qui non si sa mai di preciso): ma tutto è Grazia! Ringraziamo insieme il Signore!
In effetti durante il Natale c'erano qui ben 20 poliziotti notte e giorno, più una porta metal-detector (come quelle dell'aeroporto) vicino al cancello d'entrata, con tutte le lucine rosse accese e l'allarme. Una suora infatti è passata e l'allarme si è messo a suonare, ma non aveva niente. Poi il nostro portinaio ha detto che la porta metal-detector non funzionava bene, ma serviva ad intimorire i malintenzionati... Durante la S.Messa della sera di Natale, è stato detto al nostro catechista di chiudere bene le finestre ai lati dell'altare, così, se succedeva qualcosa, il prete "straniero" si salvava... e gli altri? Io non ho saputo niente di ciò, fino a dopo le feste. Ringraziamo il Signore che tutto è andato bene.
Ora P.Piero, da alcuni giorni è uscito dall'ospedale del Bambin Gesù di Roma, dove era stato portato d'urgenza dal Bangladesh dalla nostra carissima dottoressa Giuliana di Piacenza, specializzata in missioni di salvataggio dei missionari del PIME nei guai, insieme ad un dottore anestesista dell'ospedale Bambin Gesù ... e si sta riprendendo bene, stando alla casa del PIME di Roma. Sta meglio, ma non ci sente bene da un orecchio, quello dalla parte dove è entrata la pallottola...
"non di solo pane e medicine, vive l'uomo..."
Nell' ultima Cronaca PIME di Roma c'era scritto:
"La sera del 13 dicembre il Segretario di Stato Vaticano, Cardinal Parolin, a sorpresa è venuto a fare una visita a p.Piero. Lo scopo è stato quello di sincerarsi della sua salute e conoscere le vicende dell’attentato e la situazione del Bangladesh. Ha espresso le sue preoccupazione per la situazione di pericolo che molti cristiani e missionari stanno vivendo in molte parti del mondo. Ha poi chiesto informazioni sul Pime, su dove lavoriamo e sulla situazioni delle vocazioni nell’Istituto. Il Cardinale ha apprezzato il carattere internazionale della comunità, il fatto che accogliamo sacerdoti non Pime per lo studio a Roma e l’accoglienza ai migranti in risposta all’appello del Papa. L’incontro è terminato con una breve preghiera nella cappella della Casa Generalizia."
Un malato di tubercolosi, che aveva passato tre mesi nel Centro di cura di Rajshahi fondato da p.Piero, mi diceva: " Quando alla sera p.Piero veniva a parlare con noi malati, ci sentivamo subito meglio..." P.Piero ha sempre voluto fare il missionario, insieme al dottore; per questo è sempre vissuto in una missione, non dentro un ospedale, offrendo però il suo aiuto e la sua consulenza, andando ogni giorno all'ospedale per la cura della tubercolosi.
" Quei malnati! Hanno sparato al più buono e mite tra noi, che non alza mai la voce e non si arrabbia mai, e non sa neanche dire le parolacce..." ha commentato il nostro fratel Massimo... Per la verità storica, una parolaccia l'ha detta, una sola però, 25 anni fa... ma gliela han proprio tirata fuori... " ma quando ci vuole, ci vuole!" diceva ancora fratel Massimo! Questo forse gli impedirà di essere proclamato santo, ma per la nostra gente lo è già, per il suo amore per il Signore e per i malati...
Carissimo p.Piero, torna presto in Bangladesh: , ci sono già due poliziotti ciclisti che stanno "lenandosi", e che ti seguiranno ovunque, ma devi promettere di non seminarli, se no verrebbero licenziati in tronco dal loro capo...
Buon Anno a tutti: che sia pieno veramente di cose buone,
pieno di Grazie del Signore e pieno di Misericordia nei nostri cuori, come dice il Papa!
Una preghiera di cuore per tutti.
p.Quirico
Mirpur, 27 febbraio 2016
Carissimi tutti,
qui tutto bene: la stagione fresca è finita e presto arriverà il caldo: poi inizierà la stagione delle piogge. Non piove da tanti mesi e c'è in giro un gran polverone...
Venerdì 12 Febbraio abbiamo fatto la Festa dei Malati e degli Anziani (ricordando la Madonna di Lourdes che era però l'11: noi però le feste le facciamo di solito al Venerdì quando le scuole e gli uffici sono chiusi).
E' venuto il Nunzio del Vaticano Arcivescovo George Kocherry (è nativo dell'India) che ci ha parlato con tanto calore dell'Anno della Misericordia proclamato da Papa Francesco, che è rivolto specialmente agli ultimi e tante volte i più trascurati, come gli anziani e i malati.
Noi siamo alla periferia della capitale, Dhaka, dove tanti anziani e malati non possono venire in chiesa
perchè abitano nei palazzi magari al V o VI piano (i piani più alti costano meno di affitto, perchè sono i più scomodi.)
Questi palazzi spesso fatiscenti, senza luce sulle scale e senza ascensore, diventano una prigione per tanti anziali e malati.
Il nostro pulmino ha fatto la spola più volte tra la parrocchia e i vari quartieri della città per portarli in chiesa,
aiutati dai volontari della S.Vincenzo che spesso vanno nelle case a trovarli.
Nella nostra parrocchia ci sono tante ragazze e donne che lavorano come infermiere negli ospedali della città.
Durante la S.Messa il gruppo delle infermiere ha rinnovato davanti al Signore con una bella preghiera
e tenendo in mano le candele accese, la promessa di servire i malati con amore, come faceva Gesù.
A Dinajpur i nostri missionari sono ancora alle prese con i controlli continui della polizia:
dopo l'incidente di p.Piero. Non possono uscire dalla missione senza permesso e senza essere accompagnati ovunque vadano!
Un bel fastidio per i nostri missionari!
Qui a Dhaka è diverso, nessuno si cura di noi... meglio così, noi abbiamo già l'angelo custode che fa anche gli straordinari... P.Piero risiede nel seminario del PIME di Monza: si sta riprendendo bene e speriamo possa tornare presto in Bangladesh.
Buona Quaresima a tutti voi.
Uniti nella preghiera.
p. Quirico
Mirpur, 22 marzo 2016
Nell' ANNO della MISERICORDIA siamo invitati dal Papa ad essere dei "Cirenei" per tutti quelli che incontriamo...
Buona Pasqua
Tanti cari saluti e auguri di ogni bene.
p.Quirico con tutti i bambini di Mirpur.
P.S. Qui tutto bene.
A Dinajpur però hanno il fastidio della polizia sempre presente davanti alle missioni e che li deve accompagnare ovunque vadano:
dopo l'incidente di p.Piero la polizia è (fin troppo) all'erta.
Sembra che p.Piero possa tornare in Bangladesh verso Natale.
Qui a Dhaka invece siamo tranquilli e ci lasciano in pace.
Speriamo in bene.
Mirpur, 28 marzo 2016
P.Piero con alcuni suoi pazienti tornati a casa dall'ospedale guariti e contenti
Giovedi' scorso 24 Marzo il quotidiano bengalese "The Daily Star" ha pubblicato un articolo in cui si esprime il desiderio dei malati di Dinajpur che il p.Piero torni presto in Bangladesh.
Il p.Piero dopo l'attentato subito il 18 Novembre 2015 si trova a Monza in seminario e si spera possa tornare in Bangladesh prima di Natale.
Buona Pasqua, p.Piero e torna presto: la tua bicicletta e' pronta oliata e lucidata...
Un grande abbraccio da tutti noi.
p. Quirico
Mirpur - 5 aprile 2016
E così anche il nostro carissimo fratel Ettore ci ha lasciato: in punta di piedi,
quasi senza voler disturbare troppo, come era vissuto: una vita semplice
piena di amore per il Signore e di servizio per la gente che amava.
Gli avevo fatto questa foto anni fa e gli era piaciuta moltissimo:
era orgoglioso del suo campanile, con cui aveva abbellito il santuario,
"Tienila da conto per la mia tomba" mi aveva detto.
La mando ora un po' a tutti, per vedere se è possibile esaudire il suo desiderio.
Perito industriale ed esperto meccanico, dopo 6 anni passati in India, arriva in Bangladesh nel 1972 e qui lavora per più di 40 anni: prima nella Novara Technical School come insegnante e direttore per 10 anni, poi nel villaggio di Putimari, lontano da tutte le missioni (quasi un eremita, ma sempre con tanta gente intorno) per 16 anni, ed infine negli ultimi anni, come "custode" del Santuario della Madonna del Rosario a Rajarampur, alla periferia di Dinajpur, per una decina d'anni.
il Santuario di Rajarampur
Dice il nostro p.Giulio Berutti "Aveva tre qualità: la povertà (viveva poveramente, con pochissime esigenze personali sia nel mangiare: è famosa la sua minestra di verdure che fatta al lunedì durava, riscaldata, per tutta la settimana; sia nel vestire che nell'alloggio); l'umiltà (parlava poco ed era un tipo schivo, da non mettersi in mostra, qualunque cosa facesse); e l'operosita' (sempre in movimento, gli piaceva lavorare con le proprie mani, sia nel reparto di meccanica della scuola tecnica, dove era un bravo insegnante per i ragazzi, sia nei campi come agricoltore, quando passò 16 anni nel villaggio di Putimari e anche come custode del Santuario, quando rinnovò e abbellì il giardino del Santuario con le tavole della Via Crucis e dei misteri del rosario sparse in mezzo alle piante di noce di cocco, di mango e di papaia. Si alzava prestissimo al mattino, per mettere a posto le cose col Signore, diceva, prima di mettersi a lavorare con gli uomini: tanto io dormo poco, si scherniva... Da non tacere il suo difetto principale, dice il Giulio: la caparbieta' (era un testone e non ascoltava facilmente i consigli e non si fermava davanti a nessuna difficoltà..." e la gente gli voleva un gran bene perchè vedeva, al di là delle apparenze talvolta burbere, un gran cuore!
Un piccolo ricordo personale.
Quando nel 2004 era tornato dalla sua esperienza nella Papua Nuova Guinea non in buona salute e un po' scoraggiato, era andato ad Esino Lario per curarsi e riprendersi un po'. Nel frattempo era venuto in Italia il vescovo di Dinajpur Moses e mi aveva chiesto di accompagnarlo a trovare l'Ettore, dato che anch'io mi trovavo in Italia a quel tempo. Arrivati alla casa del PIME di Esino Lario, scesi dalla macchina, vediamo l'Ettore che esce dal bosco con un bastone i mano: era andato a fare il suo giro quotidiano su per i monti.
Appena ci vide ci accolse con gioia e il vescovo Moses gli disse subito:
"Cosa fai qui in Italia, vieni in Bangladesh; il p.Pesce è morto e al santuario della Madonna di Rajarampur non c'è più nessuno; potresti stare là come custode del Santuario per accogliere i pellegrini."
Ettore, raggiante ma senza rispondere, prese il vescovo per mano e lo portò subito vicino al telefono all'interno della casa, fece il numero del Superiore Generale, allora p.Zanchi, e gli disse: "C'è qui il vescovo di Dinajpur che vuole parlarti" e diede il telefono al vescovo e così il suo ritono in Bangladesh era assicurato. Tornò rinato e pieno di nuovo entusiasmo in Bangladesh " l'ultimo ma il più grande amore della mia vita ", come diceva lui!
Riposa in pace caro Ettore e prega per noi il Signore,
perchè abbiamo ad amarlo anche noi con tutto il cuore,
e amare la nostra gente nella semplicità di vita, come hai fatto tu.
Un grande abbraccio da tutti noi.
p. Quirico
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Sabato 9 aprile 2016, alle ore 14:20 nella casa del PIME di Rancio di Lecco, per neoplasia polmonare, è spirato Fratel Ettore Caserini, di anni 83.
Era nato a Pizzighettone, Cremona, il 20 luglio 1932. Conseguito il diploma di Perito Industriale presso l’istituto tecnico industriale G. Feltrinelli di Milano, entra nell’Istituto il 29 gennaio 1961 a Busto Arsizio. Destinato all’India nel 1966, è responsabile - in équipe con Fr. Davide Giani e Fr. Luigi Crippa - della St. Xavier Industrial School di Eluru.
Nel 1972 viene trasferito alla missione del Bangladesh, che rimarrà la sua missione “del cuore”, e alla quale dedicherà tutta la vita, pur con brevi interruzioni per servizi in Italia (dal 1998 al 2001 è Superiore Delegato dei Missionari Laici) e in Papua Nuova Guinea (dal 2002 al 2004).
Ha passato gli ultimi anni della sua vita missionaria in Bangladesh (dal 2004 al 2014) come “custode” del santuario della Madonna del Rosario a Rajarampur.
Rientrato definitivamente in Italia nel 2014, per motivi di salute si era trasferito a Rancio di Lecco.
Mirpur , 20 aprile 2016
Il 14 Aprile è iniziato
il nuovo anno bengalese 1423
canti, danze e festa grande ovunque:
speriamo sia un anno di pace!
Suoni e canti il Primo dell'Anno...
Nota storica sull'anno bengalese.
I giornali quotidiani bengalesi portano sempre tre date in prima pagina: 2016 (anno cristiano), 1423 (anno bengalese), 1437 (anno mussulmano).
L'anno bengalese all'inizio coincideva con quello mussulmano, che inizia a contare gli anni dalla fuga di Maometto dalla Mecca a Medina (622 d.C.), il momento in cui ufficialmente è iniziato il Mussulmanesimo.
Però il calendario mussulmano ora è leggermente diverso da quello bengalese: infatti per i mussulmani quest'anno è l'anno 1437, per i bengalesi, il 1423.
Questo dipende dal fatto che l' imperatore indiano Akbar che ha iniziato il calendario "bengalese" ("indiano" si dovrebbe dire, perchè allora non esisteva il Bangladesh, ma la regione era tutta India) ha cambiato il calendario mussulmano che è lunare in calendario solare, per una questione di tasse. Infatti col calendario lunare non era facile raccogliere le tasse che allora erano legate ai raccolti della terra; con il calendario solare diventava invece più' agevole perchè coincideva con le stagioni e il raccolto.
Ma il calendario lunare è più corto di 11 giorni all'anno di quello solare e così a poco a poco i due calendari, che all'inizio erano uguali, si sono differenziati.
Un grande abbraccio.
p.Quirico con tutti i bambini di Mirpur
Mirpur, 22 aprile 2016
Festa grande per la Chiesa bengalese per la Consacrazione di un nuovo vescovo, come vescovo ausiliare di Dhaka, la capitale:
mons. Shorot Francis Gomez
51 anni di età, 26 di Ordinazione Sacerdotale, sacerdote diocesano di Dhaka, attualmente Vicario Generale di Dhaka.
Si chiama Gomez di cognome, perchè la sua famiglia, come quasi tutti i cristiani della zona della capitale, è discendente dai cristiani convertiti dai portoghesi nel 1500 e ai quali i portoghesi, insieme al battesimo, davano i loro cognomi:
Gomez, Rosario, Costa, Palma ecc.
Una grande folla, un gran caldo sotto il tendone colorato, una grande festa con canti, preghiere e danze.
La Chiesa in Bangladesh è un piccolo seme: 350 mila cattolici (500 mila cristiani in tutto, compresi quelli di altre Chiese) su 156 milioni di abitanti: il 90% mussulmani; 8% Indu; il resto di altre minoranze etniche tribali.
La Chiesa Cattolica è molto apprezzata e rispettata per le sue scuole e i suoi ospedali, frequentati da tutti.
I rapporti con la maggioranza mussulmana sono buoni, nonostante qualche episodio di intolleranza, ma finora rimasto isolato.
L'Arcivescovo di Dhaka, mons.Patrick D'Rosario, insieme al Nunzio Vaticano mons. George Kocherry
(originario dell'India) e a tutti i vescovi bengalesi, ha presieduto alla Cerimonia.
I vescovi in Bangladesh sono attualmente 10 in tutto, distribuiti in 8 Diocesi con due vescovi a Dhaka,
piu' uno in pensione.
L'abbraccio con l'anziana madre, dopo la cerimonia:
il padre e' morto alcuni anni fa.
Un caro ricordo e una preziosa benedizione...
Quando nel 1986 il carissimo santo Papa Giovanni Paolo II venne in visita in Bangladesh,
fu chiamato un giovane seminarista per guidare il rikshaw con cui il Papa avrebbe dovuto
fare un giro, e fu proprio Shorot Francis, emozionato e contento, a guidare il rikshaw del Papa.
Ricordo il commento di un giornale bengalese sulla visita del Papa: "Quando si raccoglieva in preghiera, sembrava proprio parlasse con Dio!"
Bangladesh
147.570 Kmq
156 milioni ab.
1.064 ab. x kmq
Diocesi 8
Dhaka, Chittagong, Rajshahi, Mymensing, Khulna, Dinajpur, Sylhet, Barisal
Italia
301.338 Kmq
60 milioni ab.
187 ab. x kmq
In Bangladesh (grande un po' meno di metà Italia) su una popolazione di 156 milioni di abitanti, il 90% sono Mussulmani, l’8% Indù, altre minoranze 2%: i cristiani sono solo 500 mila, di cui 350 mila cattolici. Tutte le cifre però sono approssimative perchè non esiste ancora completata l’anagrafe.
Il quadratino rosso sulla destra dell’India è il Bangladesh.
Mirpur - 8 luglio 2016
" Perdonateci ! "
cosi' c'era scritto in mezzo ad una collana di fiori posta, insieme a tanti altri fiori,
all'ingresso del ristorante, dove, Venerdì scorso, hanno perso la vita 20 persone,
di cui 9 nostri connazionali...
così tante persone che ci incontravano per la strada, mussulmani, indu e cristiani,
ci esprimevano il loro grande dolore!
Un nostro vicino di casa mussulmano ci diceva:
"Noi siamo gente semplice: non sappiamo come spiegarci tanta crudeltà, siamo sconvolti..."
Sono passati 8 giorni, da quella terribile notte, e solo ora riesco a scrivere alcune righe per tutti voi.
Un grande, immenso dolore...
che ha lasciato tutti senza parole che possano spiegare o dare un senso...
Noi, missionari e suore, che siamo qui in Bangladesh da tanti anni, così come tanti italiani
che lavorano qui, anche loro da tanto tempo, siamo sempre stati amati e rispettati, in un paese al 90% mussulmano.
Nelle nostre scuole e nei nostri ospedali la maggioranza sono mussulmani.
Anche nei momenti più difficili di disordini e di scioperi violenti, potevamo muoverci senza timore:
alcuni episodi di violenza capitati di recente,ci erano sembrati solo dei casi isolati...
Tanti nostri connazionali che vivono e lavorano qui da parecchi anni, non solo davano lavoro a tanta gente, con le loro fabbriche, ma aiutavano tanti progetti sociali nella scuola e nella sanità, e amavano questo paese e la sua gente!
...e una grande speranza !
«Darei tutto per avere mio figlio indietro, ma so che ha fatto la scelta giusta: non avrebbe mai perdonato se stesso, se avesse abbandonato le sue amiche là dentro!»
Così ha dichiarato la madre di Faraaz Hossain, lo studente, che pur avendo avuto la possibilità di andarsene, è' rimasto, per non abbandonare le sue due amiche, ed è stato ucciso insieme a loro.
I terroristi erano studenti di famiglie benestanti: anche Faraaz era uno studente di una famiglia benestante: ha fatto però la scelta giusta ed eroica!
La speranza di noi tutti è che tanti giovani possano fare le scelte giuste e dare un futuro a questo paese!
Per questo preghiamo con fiducia, e speriamo sempre in bene, nonostante tutto!
Un grande abbraccio.
p. Quirico
Mirpur - 13 luglio 2016
Carissimi tutti,
grazie dei tantissimi messaggi ricevuti e delle preghiere: ci incoraggiano ad andare avanti con fiducia nonostante tutto, sapendo di essere accompagnati da tantissime persone piene di fede e di amore, che ci vogliono un gran bene!
I nostri giorni qui, sono stati giorni veramente difficili, pieni di dolore e di preoccupazioni. La comunità italiana qui a Dhaka è ancora smarrita e piena di timori: la vita, non sarà più come prima. Noi continuiamo il nostro lavoro quasi normalmente. La nostra parrocchia di Mirpur, è alla periferia della capitale, a 10 Km dal centro città. Ora abbiamo la polizia all'ingresso della parrocchia, davanti alla chiesa, notte e giorno. L'hanno messa in tutte le istituzioni dove ci sono stranieri. Per ora non ci sono grandi disagi come nelle missioni di Dinajpur, al nord del Bangladesh, (dove avevano sparato al p.Piero l'anno scorso) dove la polizia pretende di seguire tutti i movimenti dei missionari. Noi qui a Dhaka siamo più liberi di andare e venire facendo il nostro lavoro.
Speriamo che la situazione si possa a poco a poco normalizzare.
Certo, la tragedia è stata grande, immensa: sono morti 9 imprenditori di alto livello, direttori e proprietari di fabbriche, e in modo terribile! Quali saranno le ripercussioni su queste fabbriche
e sul commercio con l'Italia, nessuno riesce a prevederlo: davano lavoro a tantissima gente.
Come dicevo nella mia lettera precedente, tanti di questi nostri connazionali erano coinvolti anche in progetti di aiuto sociale nel campo della sanità e delle scuole. Erano gente buona e generosa ed amavano questo paese e la sua gente.
Mai negli anni passati gli stranieri erano stati presi di mira con atti di violenza. Solo tre incidenti gravi erano capitati ultimamente, ma questi erano sembrati solo dei casi isolati: l'attentato al nostro p.Piero, a cui hanno sparato (ora è in Italia e sta bene) e un italiano e un giapponese, che sono stati uccisi per strada.
Noi siamo sempre stati amati e rispettati da tutti, e lo siamo ancora.
Lo possono testimoniare tanti di voi che in questi anni siete venuti in Bangladesh a trovarci: quanta festa ed allegria abbiamo vissuto insieme, con i bambini, con la gente, nelle visite ai villaggi!
Ora sembrano ricordi belli ma molto lontani, quasi impossibili da rivivere ancora!
Speriamo possano tornare quei giorni!
La gente normale qui è tremendamente dispiaciuta e addolorata e non sa trovare spiegazioni a tanta violenza.
Speriamo e preghiamo che si ritrovino le vie della pace, non solo qui, ma in tutto il mondo: ci sono tante guerre in Siria,Irak,Afganistan,Libia... che diffondono instabilità ovunque!
Nell'era della globalizzazione, siamo tutti collegati e interdipendenti: anche il male e l'odio si diffondono da una nazione all'altra, e sono contagiosi e travolgenti, spesso, sembrerebbe, più del bene (ma non è vero!).
Così noi crediamo, speriamo e preghiamo.
Un grande abbraccio.
p. Quirico
Mirpur - 30 luglio 2016
Il 17 Luglio scorso p.Baio Gianantonio, classe 1944, di famiglia numerosa, 5 fratelli e due sorelle, con un fratello parroco a Milano e una sorella suora di clausura all'Isola di S.Giulio, nato a Isola Vicentina, ma trapiantato a Vanzaghello, vicino a Busto Arsizio, ha dato l'addio alla sua missione di Kawachola, situata a 60 Km da Dhaka, dove ha sparso sudore e Parola di Dio per 11 anni e 6 mesi: ora sara' Rettore della PIME House di Dhaka.
Tanto sudore, perche' il p.Gianantonio, quando e' arrivato a Kawachola, ha trovato solo una piccola costruzione con il tetto di lamiera, e ora lascia una missione fiorente, con la scuola fino alla Classe Decima, l'ostello per i ragazzi, il Centro Comunitario, e una bella chiesa disegnata dal nostro p.Ezio, e dedicata a s.Agostino, nel ricordo del suo carissimo papa'.
Ero presente anni fa, quando e' stata messa la prima pietra della chiesa (il primo mattone, perche' in Bangladesh non ci sono pietre...)
e ho visto con quanto amore il p.Gianantonio metteva sopra il primo mattone l'immaginetta di S.Agostino, insieme alla foto del suo carissimo papa' Agostino.
Nelle vicinanze della Chiesa, le suore dell'Immacolata (PIME) hanno costruito anche loro l'ostello femminile. A 15 Km dalla Missione c'e' anche un sottocentro con la scuoletta, la chiesa e le suore residenti.
E' stata una bella festa, alla presenza del nuovo vescovo ausiliare di Dhaka, mons.Shorot Francis Gomez, che ha ringraziato diverse volte sia il p. Gianantonio, sia il PIME per il bellissimo lavoro fatto in quella zona in pieno sviluppo, piena di fabbriche e di lavoratori che vengono da tutto il Bangladesh.
Ora la Missione passa interamente nelle mani del clero locale, secondo la bella tradizione del PIME.
Tante parole e qualche lacrima, perche' ogni addio e' sempre pieno di tanti bei ricordi e di qualche rimpianto...
Eravamo presenti alla festa di addio, da Zirani, il p.Gianpaolo,il p.Danilo e alcune suore; da Mirpur, io con le suore Luigine e Pimine e il nostro catechista.
Il p.Franco e' rimasto alla PIME House di Dhaka, perche' ancora convalescente, mentre il fratel Alessandro e' in Italia per le vacanze.
Conosco il p.Gianantonio fin dagli anni della teologia, a Monza e poi a Milano.
Siamo diventati preti insieme nel 1973; siamo andati a Londra a studiare l'inglese lo stesso anno, e poi subito in Bangladesh nell' Ottobre 1974, insieme ai p.Dotti Carlo e Bozzini Giancarlo.
Nelle diverse missioni in cui e' stato in Bangladesh e negli anni passati in Italia, a Milano come Direttore del Centro Missionario e Superiore Regionale, p.Gianantonio e' sempre stato un lavoratore instancabile e tenace:in lui il carattere veneto e quello milanese, si sono mescolati molto bene!
Il suo giovane coadiutore nel discorso di addio, diceva che ha imparato da lui una regola di vita per il lavoro pastorale: la disciplina, la fedelta' e l'amore, nei riguardi del Signore e della gente!
La cosa che piu' gli invidio, (di una "santa invidia", come dicevano i nostri padri...), e' l'ottimismo e l'entusiasmo con cui ha sempre lavorato ovunque.
Mi chiedevo spesso: " Ma avra' pure anche lui i guai suoi, ogni tanto ! " come dice anche il p.Adolfo... Solo che non lo dava a vedere e probabilmente non gli dava molta importanza... tutto preso dallo zelo per il Signore e le anime!
Ora mi accorgo di essere andato troppo per le lunghe, e di aver fatto un resoconto, che potrebbe andar bene anche per il Vincolo, quando sara' il momento... cosa che gli auguro tra molti anni: " abbimi per iscusato ", carissimo Gianantonio!
Alla festa di addio, qualcuno ha detto: " ciul paka, kintu ridoe sobuj ! " cioe': " ha i capelli bianchi, ma il cuore e' sempre verde ! "
Questo e' anche il nostro augurio, pieno di affetto e di preghiere, carissimo Gianantonio!
Un grande abbraccio!
Chico, tuo compagno di viaggio.
Mirpur - 30 novembe 2016
Carissimi tutti,
dopo i terribili avvenimenti del luglio scorso, in cui sono morti 9 italiani e altri stranieri, ora sembra tornata un po’ di normalità. Mai era capitato qui in Bangladesh che gli stranieri fossero nel mirino dei terroristi: sembra sia stata una pazzia isolata, dovuta anche al contagio ideologico internazionale, che ha origine nelle guerre senza fine del Medio Oriente. Anche la nostra gente qui, ha sofferto con noi in questi momenti così difficili e incomprensibili. Speriamo e preghiamo che il Natale porti un po’ di pace a tutti.
Anche qui abbiamo visto alla televisione i disastri del terremoto avvenuto più volte nell’Italia centrale: quanti paesi distrutti, e quanta gente che soffre! Ed ora arriva l’inverno, il periodo più difficile per tutta la gente rimasta senza casa: quanti pensieri e preoccupazioni nei cuori di tutti. Anche i nostri bambini hanno visto alla televisione le immagini dolorose di tante distruzioni e sono rimasti molto colpiti e addolorati: alla domenica nella S.Messa non mancano mai le preghiere per tutti i bambini italiani che soffrono e sono senza casa e senza scuola, perchè il Signore sia loro vicino e doni loro la sua forza. Nella nostra scuola gli insegnanti hanno organizzato una colletta per i bambini italiani: “Noi abbiamo ricevuto tanto dai benefattori italiani e ora vogliamo far arrivare prima di Natale il nostro piccolo contributo ai bambini italiani che soffrono” hanno detto. Tutti hanno collaborato: Mussulmani, Indù e Cristiani.
Ecco il tabellone che hanno composto a scuola, con tutti i dati del terremoto: quanti paesi colpiti, quante scuole distrutte, quanti morti e quanti sfollati; con l’aggiunta di alcune foto prese da internet.
Un grazie di cuore per tutto quello che fate per i nostri bambini e una preghiera di cuore nella Notte Santa da tutti noi.
P.Quirico