24 dicembre 2009
Carissimi amici, colgo l’occasione delle Feste ormai prossime per mandarvi qualche notizia dal St. Philip’s Hostel e sui nostri ragazzi. Consideratelo un piccolo grazie per tutto l’aiuto che riceviamo da voi. Mentre vi scrivo il nostro ostello è deserto ed è una malinconia viverci senza i ragazzi. Sono tutti a casa da circa venti giorni per le vacanze di Natale. Rientreranno il 2 Gennaio e rincominceremo un nuovo anno scolastico che, qui in Bangladesh, segue praticamente quello solare. E’ stato un anno molto bello, intenso e pieno di vita. Eravamo in 128 di otto differenti etnie. Ho visto tanti crescere bene e maturare: per me la gioia più grande. Proprio in questi giorni sono usciti anche i risultati scolastici e posso dirmi parzialmente soddisfatto. Quasi tutti sono stati promossi, alcuni i migliori della classe, in quattordici però sono stati bocciati. Dovranno perciò, se il loro parroco e la famiglia acconsentono, ripetere l’anno. Vedremo a Gennaio chi ci sarà, tra nuovi e vecchi. La scorsa estate sono stato in Italia per le mie vacanze e, se da un lato ero felice del rientro, dall’altro mi spiaceva perdere più di tre mesi lontano dai ragazzi. Tutto, del resto, non si può avere. Tuttavia per me esserci è veramente importante.
Di più, è decisivo. La vita nell’ostello è già ampiamente strutturata e la scuola con lo studio portano via gran parte della giornata. Ecco perché, nella fatica di trovare spazi o proposte educativi particolari, la presenza dell’educatore, laico o consacrato che sia, deve essere qualitativamente significativa. Questo concretamente significa che deve essere anche quantitativamente presente. Ogni attività è un’occasione per educare. Ma anche, e soprattutto, per amare i ragazzi. Condividere per quanto possibile la loro vita è già dire: “tutto quello che fate è importante per me”. La teoria secondo la quale più della quantità conta la qualità della presenza, è una gran balla inventata da certi genitori “impegnati” per giustificare le loro assenze colpevoli. I ragazzi, i bambini, devono sapere che ci sei e devono trovarti quando hanno bisogno. La radice di questo agire, a mio parere, sta nella convinzione che da una parte siamo chiamati a riconoscere in ogni fratello una presenza del Signore (“Ogni volta che avete fatto che avete fatto queste cose a uno dei miei fratelli più piccoli l’avete fatta a me.” (Mt.25,40), e dall’altra che siamo noi stessi strumenti perché Lui si faccia presente ai fratelli. Insomma: vedere Gesù nei ragazzi e far loro vedere Gesù. Un bel programma, no? Il Bambino Gesù illumini con la sua gioia e la sua pace il S. Natale a ciascuno di voi e vi colmi di doni nel nuovo anno che viene. Buon Natale e buon 2009! Vi abbraccio, con affetto