1Il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, [le donne] si recarono alla tomba, portando con sé gli aromi che avevano preparato. 2Trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro; 3ma, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. 4Mentre erano ancora incerte, ecco due uomini apparire vicino a loro in vesti sfolgoranti. 5Essendosi le donne impaurite e avendo chinato il volto a terra, essi dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? 6Non è qui, è risuscitato. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea, 7dicendo che bisognava che il Figlio dell'uomo fosse consegnato in mano ai peccatori, che fosse crocifisso e risuscitasse il terzo giorno». 8Ed esse si ricordarono delle sue parole.9E, tornate dal sepolcro, annunziarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri.10Erano Maria di Màgdala, Giovanna e Maria di Giacomo. Anche le altre che erano insieme lo raccontarono agli apostoli. 11Quelle parole parvero loro come un vaneggiamento e non credettero ad esse.12Pietro tuttavia corse al sepolcro e chinatosi vide solo le bende. E tornò a casa pieno di stupore per l'accaduto.
Il tema «Bisognava che il Figlio dell'uomo fosse consegnato in mano ai peccatori, che fosse crocifisso e risuscitasse il terzo giorno». Oggi si è realizzata la promessa che Dio è il mio rifugio, il mio bene e non abbandonerà la mia vita nel sepolcro (cfr Salmo 16(15)). Noi cristiani non crediamo IN Dio, crediamo A Dio, al suo amore per noi, come dice S.Giovanni: Noi abbiamo riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi (1Giovanni 4,16).
Abbiamo lasciato le donne in contemplazione del Crocifisso. Queste donne ci insegnano a contemplare l'amore infinito di Dio per noi in modo che, per la prima volta, ci sentiamo amati in modo infinito e così muoia il nostro uomo vecchio e il nostro egoismo. Nel sepolcro Gesù è interamente uno di noi, condivide completamente la vicenda di ciascuno, è uomo completamente. Per ogni morto si compie ora l'incontro con Dio, che è lì con lui.
Vi sono alcune correnti di pensiero, anche all'interno del cristianesimo (e purtroppo anche del cattolicesimo!), che tendono a indebolire o addirittura a negare la realtà storica della resurrezione corporea di Gesù Cristo. Alcuni arrivano a dire che "l'importante è il messaggio di fraternità" e che la resurrezione si può intendere in modo figurato. Ma S.Paolo è assolutamente categorico (1Corinzi 15,13-19):
Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede. Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato Cristo, mentre non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono. Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. E anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini.
"Finché c'è vita c'è speranza" si usa dire. Però, se la vita ad un certo punto finisce del tutto, allora vuol dire che non c'è alcuna speranza. Questo modo di dire è effettivamente una sciocchezza.
Non è facile credere alla resurrezione di Cristo. Anche oggi un numero rilevante di cristiani sono di fatto dei Sadducei che, nella migliore delle ipotesi, cercano di mettere in pratica qualche buona regola morale. Paolo ad Atene fu dileggiato quando gli intellettuali cui s'era rivolto capirono che l'anastasis (resurrezione, in greco) di Gesù non era la moglie Anastasia di un certo Gesù, nuovo dio dell'Olimpo (Atti 17,22-32). E anche quando, ormai prigioniero, Paolo parlò dello stesso argomento davanti al governatore Festo questi gli rispose: «Sei pazzo, Paolo; la troppa scienza ti ha dato al cervello!» (cfr. Atti 26).
La resurrezione non è frutto di un nostro ragionamento ma viene dalla promessa di Dio. Quando i Sadducei negano la resurrezione (vedi la spiegazione in Luca 20,27-40) Gesù ribatte loro che sono in grave errore perché non conoscono le Scritture e non conoscono la potenza di Dio (cfr. Marco 12,24-27 [1]). Noi commettiamo lo stesso errore: invece di fondarci sulle promesse di Dio che sono nelle scritture ci basiamo sulle nostre paure. Magari ci fondassimo sui nostri desideri... ognuno desidera la vita. E Dio ci ha creato per la vita. Noi purtroppo ci basiamo sempre su quel che pensiamo di poter produrre da soli ma, in realtà, tutto il creato - di cui viviamo - non l'abbiamo prodotto noi. Anche le altre persone le riceviamo senza essere noi a fabbricarle. Gli elementi fondamentali della vita non li produciamo noi. L'uomo è principalmente un essere che desidera, non un "fabbricante": delle api possiamo dire che "fanno", sono create per fare il miele e la cera. L'uomo invece desidera, cerca. E` in questo desiderio che può inserirsi l'esperienza positiva di Dio e della relazione con l'altro.
Occorre anche qualche precisazione su cosa si intenda per "resurrezione". Non è la rianimazione di un cadavere, come furono quelle del figlio della vedova di Nain (7,11-17), della figlia di Giairo (8,40-56) e di Lazzaro (Giovanni 11). Non è certo una "reincarnazione", che risponde a una filosofia opposta: nella reincarnazione l'abitare un corpo è una sorta di punizione da cui ci si libera reincarnandosi in esseri superiori fino all'annientamento dell'individuo, ad es. nel nirvana degli indù. La resurrezione non è nemmeno vivere nel ricordo dei posteri nel senso di essere ricordati. Per resurrezione si intende la nuova vita del corpo che oltrepassa i vincoli di spazio e tempo perché vivificato dallo Spirito di Dio e Luca lo sottolinea in contrapposizione al pensiero greco in cui il corpo era disprezzato in favore dello spirito (l'anima).
Una stessa materia ha vita diversa secondo il principio che la informa. Ad es. uno stesso elemento chimico in un sasso è un minerale, in una pianta è un vegetale, in una mucca è un animale e in ogni uomo è umano. Così se in noi abitano la Parola e lo Spirito di Dio, invece che le paure e l'inganno di Satana, noi, col nostro corpo, abbiamo la forma stessa di Dio. Quando questo si compirà completamente questa sarà la nostra resurrezione.
Mentre fin qui tutti e quattro i vangeli si accordano abbastanza facilmente, nella narrazione della resurrezione ciascuno presenta esperienze piuttosto diverse e anche ottiche diverse. Luca, in particolare, si rivolge ai cristiani di terza generazione e né lui né loro sono testimoni diretti, dunque cerca di tradurre l'esperienza della resurrezione nel nuovo tempo e per ogni tempo futuro.
Dall'analisi dei quattro racconti si può intuire l'andirivieni che deve essere successo quella mattina e che viene ricostruito nel racconto di sepoltura e resurrezione. Speriamo che prima o poi un regista riesca finalmente a rappresentarlo bene.
Le prime ad andare al sepolcro devono essere state Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome (Matteo 28,1ss; Marco 16,1ss; Giovanni 20,1ss). Trovatolo aperto Maria di Màgdala corre ad avvertire Pietro e Giovanni (Giovanni 20,2ss) mentre le altre due entrano ricevono il primo annuncio dall'angelo (Matteo 28,5; Marco 16,5) . Ma non riescono a capire e scappano via (Marco 16,8). Pietro e Giovanni arrivano, guardano e poi tornano a casa: Giovanni ha capito, vedendo la disposizione di quanto è rimasto nel sepolcro. Pietro invece è ancora confuso (Giovanni 20,3-10). Maria di Màgdala, tornata e restata a piangere fuori dal sepolcro, ha un primo incontro col suo Signore che la conforta (Giovanni 20,11ss). Raggiunge le altre e assieme a loro incontra altre donne che stavano recandosi alla tomba dove arrivano tutte insieme. Qui si inserisce il racconto di Luca dove i due angeli (uomini) le strapazzano un po', sgridandole, ma anche spiegando loro cosa è successo e perché. Essendo rinfrancate vanno per dare l'annuncio ai discepoli e incontrano Gesù per strada che le incoraggia (Matteo 28,8ss). Infine arrivano dagli Undici (e oltre ad essi probabilmente ci sono i due che poi torneranno a Emmaus) ma non vengono credute, come riporta Luca.
Per tutti si pone il problema di riconoscere il Gesù risorto (e infatti nelle varie apparizioni molti lo scambiano per il giardiniere, un viandante, un fantasma, un pescatore, ...) come se la conoscenza del Gesù risorto andasse riconquistata ogni volta, guarda caso, tramite la parola o il pane. E anche noi, nel nostro tempo, dobbiamo ogni giorno riconoscere Gesù utilizzando quanto ci ha lasciato: la sua parola, il pane, la testimonianza degli apostoli.
Gesù, con la resurrezione è passato corporalmente e istantaneamente nella dimensione eterna, direttamente dall'interno della sindone. Tuttavia, a beneficio dei discepoli, è rimasto a rassicurarli per 40 giorni per poi mostrarsi mentre ascende al cielo. Essi, come noi, vivono nel tempo e hanno bisogno che Dio diluisca, per così dire, la sua azione nel fluire degli eventi. Gesù, col passaggio all'eternità, lascia a noi il compito di continuare la sua testimonianza.
Dopo il sabato (4 aprile 33 d.C. giuliano - Pasqua ebraica) questo è il primo giorno, espressione che immediatamente richiama la creazione: Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu...: primo giorno (Genesi 1,3-5). Per questo noi cristiani, invece di festeggiare il settimo giorno come ultimo giorno della settimana, festeggiamo la domenica come primo giorno della settimana, come giorno del Signore e come "giorno uno" della nuova creazione. I giorni successivi, secondo la liturgia sono chiamati feria prima, secunda, tertia, ... ossia primo, secondo, terzo, ... giorno di festa dopo la resurrezione in cui il mondo vecchio è finito e la nuova creazione è inaugurata.
E` l'alba (tradotta con "di buon mattino") e le donne si recano alla tomba. Il termine tomba, in greco, ha la stessa radice delle parole memoria e morte, a sottolineare che l'uomo è l'unico animale cosciente di morire ed è costante memoria di morte, sa che essa è il suo destino. Anche in paleoantropologia la cura per i defunti è considerata come indicatore di umanità. Il sepolcro è dunque il punto d'arrivo di tutta l'attività umana: dalla terra veniamo e alla terra torniamo. La coscienza di avere questo comune destino con tutti rende l'uomo umano. Ogni tentativo di distogliersi da questo comune destino rende l'uomo disumano. Questa coscienza contrastata del morire ha anche stimolato in ogni tempo la cultura: tutto quel che si fa è un tentativo (fallimentare) di scongiurare questo epilogo.
Per le donne deve essere stata una tragedia grandissima non trovare il corpo di Gesù. L'unica certezza che rimaneva loro è stata distrutta. Non sanno cosa pensare. Non vi sono alternative a questo punto: o si crede alla promessa di Dio oppure nulla ha senso. I due angeli (i due uomini in vesti sfolgoranti) spiegano: il vivente non è tra i morti. Una frase che dovremmo considerare attentamente anche noi: il nostro cristianesimo è una commemorazione del caro estinto oppure è la gioia per il vivente? Le donne chinano il volto a terra, hanno una prospettiva sbagliata, come avverrà, all'opposto, nell'ascensione, quando i discepoli rimarranno imbambolati a guardare il cielo. Il loro pensiero è, in entrambi i casi, circoscritto a questo mondo: Giovanni narra che Maria Maddalena vorrebbe rimettere il corpo di Gesù nel sepolcro, se potesse. Non riesce a pensare a nulla di diverso.
In quel sepolcro è stato sepolto colui che mi ha amato e ha dato se stesso per me, colui che è vissuto ed è morto in questo modo. Per non ridurre la nostra fede a una commemorazione occorre ricordarci che l'annuncio del mattino di Pasqua, diretto a noi, è che, vivendo come Gesù è vissuto, si vince la morte e si risorge, si incontra Gesù e si diventa come lui. In altre parole, come per tutti i miracoli, anche la resurrezione è un segno, segno definitivo però, il segnale indicatore di una promessa. La promessa che Dio è il mio rifugio, il mio bene e non abbandonerà la mia vita nel sepolcro (cfr Salmo 16(15)).
Gli angeli suggeriscono la strada per interpretare la situazione: «Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea...». Anche noi dobbiamo usare la ragione per verificare la promessa ricevuta, la testimonianza dei vangeli. Dio non ci chiede una fede cieca. E` invece certo che se rimaniamo chiusi nelle nostre paure e se non proviamo nemmeno a verificare la possibilità che la vita abbia un senso e un futuro noi certamente non troveremo né senso né futuro.
Cosa ci ha annunciato Gesù e che ci viene ricordato qui? innanzitutto che il male esiste e non va negato: «... bisognava che il Figlio dell'uomo fosse consegnato in mano ai peccatori...». Poi ci viene ricordato che Gesù è entrato nel nostro male, il male che facciamo noi, con un amore più forte: «... bisognava che fosse crocifisso...». Per questo è risorto, e troviamo così l'ultima necessità dell'annuncio: «... bisognava che... risuscitasse il terzo giorno». Bisogna che Dio muoia perché noi siamo morti e può raggiungerci solo in questo modo. Se Gesù non avesse seguito questa strada sarebbe stato il solito deus ex-machina troppo lontano verso cui rimarremmo sempre con dubbi e paure. Solo il vero Dio può amare così.
Su questo «... bisognava che fosse crocifisso...» nella storia del cristianesimo vi sono stati parecchi fraintendimenti affermando che era necessario un sacrificio riparatore per l'offesa arrecata a Dio, un sacrificio che, per la gravità dell'offesa, non avrebbe potuto compiere altri che l'uomo-Dio Gesù. Questa interpretazione deviante è una sorta di proiezione del nostro cattivo rapporto con Dio sul rapporto Padre-Figlio nella Trinità.
Le donne sono confortate: si ricordano e capiscono. Vanno dunque dagli Undici (più alcuni altri, imprecisati) e comunicano l'annuncio ricevuto. Le donne sono i primi apostoli inviate agli apostoli e Luca, per sottolineare l'importanza di questo primo annuncio, ne ricorda i nomi: Maria di Màgdala, Giovanna, Maria [di Cleofa, madre] di Giacomo e anche delle altre (probabilmente Salome ed altre ancora citate sotto la Croce). Nell'apologetica cristiana Maria di Magdala è chiamata appunto "Apostola degli Apostoli".
Ma gli apostoli non credettero. Credono alle proprie paure. Pietro va a controllare di persona e torna con la sua incredulità anche se incrinata (pieno di stupore). Vedendo le fasce intuisce che il corpo non può essere stato trafugato ma... non arriva a fare il passaggio successivo. Occorrerà un ulteriore incontro e tutta una vita di conversione, come scopriamo leggendo gli Atti.
Tra i tanti motivi che rendono credibili i racconti della resurrezione c'è quello che... nessuno crede. In particolare nessuno crede basandosi solo sull'annuncio riportato da altri. Le descrizioni delle reazioni delle donne, dei discepoli, di Pietro e, più tardi, di Tommaso sono assolutamente realistiche e ci possiamo identificare facilmente con tutti loro.
Noi abbiamo riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi (1Giovanni 4,16): noi cristiani non crediamo in Dio, noi crediamo a Dio, al suo amore per noi.
[1] Marco 12,24-27: Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».