Titolo: Un sussurro nel buio
Autrice: Louisa May Alcott
Traduttrice e curatrice: Alessandra Calanchi
Pubblicato da: Galaad Edizioni
Collana: Lumina Mundi
Genere: Classico
Pagine: 144
Disponibile in formato cartaceo: Sì
Prezzo del volume: 12,o0 €
Disponibile in formato digitale: No
Anno di pubblicazione: 2020
Autrice del bestseller Piccole donne, Louisa May Alcott affronta in questo racconto un tema analogo, trattando di una giovane ereditiera prossima al matrimonio; tuttavia, il tono e l’atmosfera sono ben diversi e se da un lato alludono al genere gotico, dall’altro anticipano in modo sorprendente la riflessione femminista sulla violenza fisica e psicologica entro le mura domestiche. Non è eccessivo sostenere che il racconto si concentra esattamente su questioni di genere, compreso il femminicidio – reale o tentato – ben prima della nascita del termine. Uscito per la prima volta, anonimo, nel 1863, Un sussurro nel buio affronta infatti tematiche ancor oggi cruciali quali l’accusa di pazzia, la libertà delle scelte individuali, il legame madre-figlia, i rapporti di potere all’interno della famiglia tradizionale. Il tutto con l’apparente leggerezza di uno stile brillante e con l’aiuto di un intreccio avvincente.
Io amo immensamente la produzione letteraria di Louisa May Alcott e non appena una sua opera inedita arriva in traduzione italiana so già che la leggerò e l’apprezzerò. È stato così anche per “Un sussurro nel buio” che ha subito conquistato un posto speciale nel mio cuore. Ho una particolare predilezione per le storie in cui aleggia un’atmosfera gotica, ma questo racconto è molto di più. Infatti al suo interno troviamo delle tematiche molto profonde che ancora oggi ahimè sono attuali. La protagonista della vicenda è Sybil, una diciassettenne che si trova sotto la tutela dello zio paterno. Quest’ultimo è un uomo dissoluto che spera di ripagare i propri debiti attraverso l’eredità della nipote che vuole dare in sposa al suo stesso figlio. Il giovane Guy però non vuole essere una pedina del padre e la stessa Sybil si ribella alla volontà dello zio. È proprio in questo frangente che iniziano le peripezie della ragazza. Il suo moto di ribellione viene fatto passare per un sintomo di pazzia e con la compiacenza del medico di famiglia suo zio la fa richiudere in una casa-manicomio. In questo luogo è presente anche un’altra donna che grazie al suo “sussurro nel buio” spronerà Sybil a salvarsi dal suo stesso tragico destino di pazzia. Ho messo in evidenza questi punti del racconto per porre l’attenzione sul tema principale ovvero la violenza fisica e psicologica nei confronti delle donne. Purtroppo il desiderio di libertà e indipendenza era visto come un affronto all’autorità maschile e per questo motivo per gli uomini era più comodo ritenere le donne pazze piuttosto che considerarle persone con una volontà propria. Sybil non fa eccezione e la dura esperienza che vivrà a causa delle macchinazioni di suo zio rimarrà per sempre impressa nella sua mente nonostante la serenità ritrovata insieme al cugino Guy. Mi sento di consigliare questo libro non solo per gli importanti argomenti trattati, ma anche per l’ottima cura di questa prima edizione italiana pubblicata da Galaad Edizioni. Infatti oltre al racconto in sé trovate anche un interessante approfondimento della traduttrice Alessandra Calanchi che arricchisce ulteriormente questo volume. Inoltre il superbo intreccio narrativo e lo stile scorrevole vi cattureranno immediatamente e non riuscirete a staccarvi dalle pagine di questo libro fino all’ultima parola. Una lettura intensa e coinvolgente che non vi lascerà indifferenti.
VALUTAZIONE IN STELLE: 5 su 5
Durante il tragitto in carrozza studiavo di nascosto il mio compagno, e notai molti dettagli interessanti per una ragazza di diciassette anni. Mio zio era un bell'uomo, dai modi raffinati tipici di chi è tornato di recente dall'estero; eppure né la sua avvenenza né la sua garbata disinvoltura costituivano il motivo principale della mia attrazione per lui; poiché perfino al mio occhio inesperto non sfuggiva un qualcosa di cupo e di austero sotto la superficie del suo fascino, e il mio lungo e minuzioso esame mi rivelava l'occhio più penetrante, la bocca più severa, il sorriso più elusivo che avessi mai visto - un volto che nella sua compostezza assumeva i tratti di chi ha condotto un'esistenza improntata al piacere e ne ha appreso la vacuità. Seduto a braccia conserte, con lo sguardo fermo e le labbra che si increspavano senza posa, sembrava intento in qualche pensiero che lo assorbiva al punto da renderlo a lungo dimentico della mia presenza. Mentre lo osservavo, anche la mia mente era occupata da pensieri più profondi di quanto non lo fosse mai stata; poiché stavo ricordando, parola per parola, un paragrafo di quella lettera letta a metà: [...]
Louisa May Alcott nacque a Germantown (Pennsylvania) il 29 novembre 1832, seconda di quattro figlie. Suo padre, Amos Bronson, filosofo trascendentalista, collaborò con Emerson e Thoreau; sua madre Abby May fu suffragetta e attivista. Spinta da un desiderio di autonomia economica, la Alcott lavorò sin da giovanissima come governante, insegnante, sarta. A diciannove anni iniziò a pubblicare articoli e racconti per varie riviste, ma usò per la prima volta il suo vero nome nelle Flower Fables (1855). Femminista e abolizionista, durante la Guerra di Secessione si arruolò come infermiera, un’esperienza che raccontò nel romanzo Hospital Sketches (1863). La sua fama di scrittrice è legata principalmente a Little Women (Piccole donne e Piccole donne crescono, 1868-69), che fu all’epoca un vero e proprio bestseller. Seguirono Piccoli uomini (1871) e I ragazzi di Jo (1886). Morì a Boston il 6 marzo 1888.