In: La Civiltà Cattolica n. 3900
Giovanni Lunardi, La spiritualità dei Padri monastici del secolo XII,
Noci (BA), La Scala, 2012
Il libro raccoglie una serie di articoli apparsi nella rivista La Scala, diretta dai monaci benedettini del monastero della Madonna della Scala, di Noci, in provincia di Bari. Sono brevi introduzioni ai padri monastici che intendono soddisfare il desiderio di conoscere le fonti della spiritualità benedettina.
Davanti agli occhi del lettore scorrono figure benedettine del XII secolo, di grande rilievo, ma anche meno note o del tutto sconosciute, ma sempre capaci di lasciarci una preziosa eredità. Ognuno viene presentato seguendo uno schema comune: dati biografici e inquadramento storico; scritti pubblicati; elementi principali del suo insegnamento e della sua vita benedettina.
Eugenio III, papa (†1153). Divenuto monaco dopo un incontro con san Bernardo, amante della solitudine, rimane un umile monaco contemplativo, anche quando scaraventato nel vortice dell’attività pastorale in qualità di pontefice in tempi difficili.
Pietro il Venerabile (c. 1094-1156), abate di Cluny. Caratterizzato da una spiritualità fondamentalmente biblica, patristica, liturgica, è noto per la sua carità, gioia, cura dell’amicizia. Coniuga con equilibrio contemplazione e attività.
Aelredo di Rievaulx (c. 1109-66), abate cistercense, molto apprezzato per la sua bontà e discrezione, noto come cantore dell’amicizia spirituale. Per lui l’imitazione del Cristo è lo scopo della vita spirituale e Maria è un aiuto indispensabile nel cammino di perfezione.
Bernardo di Chiaravalle (c. 1090-1153), cistercense, fondatore e abate dell’omonimo monastero. Si impegna molto per richiamare i benedettini a una vita più austera. Sempre attivo a servizio della Chiesa, senza per questo perdere la dimensione contemplativa, scrive molte opere, di grande interesse ancora oggi. Al centro della sua spiritualità c’è l’amore di Dio, legge essenziale della Trinità, e che si manifesta all’uomo nell’incarnazione del Verbo. L’essere umano è debitore di amore e, se ama Dio, sente il bisogno di rimanere unito a Lui, soprattutto con la preghiera, e di aderire perfettamente alla sua volontà attraverso la conversione, l’umiltà, l’amore verso gli altri. La vita del cristiano si svolge all’ombra della materna presenza di Maria.
Ogerio di Lucedio (c. 1136-1214), monaco e abate cistercense. Raccomanda, nella vita spirituale, di evitare tiepidezza, mediocrità, ipocrisia, di aggrapparsi al Cristo risorto, soprattutto quando subentrano stanchezza, dubbi, ripensamenti.
Baldovino di Ford (†1190), abate cistercense, dallo stile e dal metodo essenzialmente biblici. Vede l’Eucaristia come il centro della storia universale e personale, fonte di tutte le virtù cristiane e di amore per i fratelli.
Anselmo di Aosta (1033-1109), abate, arcivescovo di Canterbury, vero maestro di spirito. Pone al centro della vita spirituale la ricerca amorosa di Dio, l’obbedienza alla sua volontà, la preghiera, in particolare la lectio divina.
Isacco della Stella († verso il 1178), abate, intellettuale, contemplativo. Descrive con realismo le difficoltà del cammino verso la perfezione, tenendo d’occhio soprattutto il pericolo della tiepidezza. Pone in primo piano l’umiltà che si esprime soprattutto nell’obbedienza.
Guerrico d’Igny (c. 1080-1157), abate cistercense: per lui la vita spirituale consiste fondamentalmente nell’imitazione di Cristo.
Pietro di Celle (1115-83), abate, vescovo di Chartres, sottolinea i mezzi necessari per progredire nella via dello spirito: la sacra Scrittura; la frequenza all’Eucaristia; la devozione alla Madonna; l’amicizia.
Giuliano di Vézelay (c. 1080-1160) pone Cristo al centro della vita spirituale e chiarisce l’importanza della conversione, della preghiera autentica, di Maria.
Adamo di Perseigne (†1221), abate, esperto padre spirituale, non solo di tanti consacrati, ma anche di tantissimi laici. Nella sua direzione spirituale dà molta importanza a temi quali: la fede, l’amore, l’umiltà, la docilità; la fuga mundi.
Vibaldo di Stavelot (1098-1158), abate, molto colto. Estimatore della cultura profana e grande predicatore, nella vita e nella spiritualità dà molta importanza all’amicizia.
Un libro semplice, senza particolari pretese di completezza e profondità. Anche se molto brevi, risultano utili i brani stralciati dagli scritti dei monaci: la lettura può fungere da stimolo al confronto diretto con gli scritti originali dei padri monastici. Risalta, infine, il grande contributo della proposta benedettina alla Chiesa universale, nonché la sua continua attualità.