In: La Civiltà Cattolica n. 3827
Monachesimo e trasfigurazione tra Oriente e Occidente,
a cura di Roberto Nardin – Natalino Valentini,
Bologna, EDB, 2008
Il testo raccoglie i contributi di alcuni tra i più autorevoli studiosi di spiritualità monastica sulle diverse forme di tale spiritualità nelle Chiese di Oriente (bizantina ma soprattutto russa) e di Occidente.
R. Nardin tratta di Monachesimo occidentale e postmodernità. A partire dall’Orientale Lumen di Giovanni Paolo II e dai suoi impliciti richiami al Vaticano II, l’A. riflette sulla situazione della postmodernità occidentale e sulla sua nuova antropologia. Con queste realtà oggi il monachesimo che vive nel mondo occidentale deve confrontarsi, cercando di evitare i rischi di riduzionismo che possono interessare la stessa vita monastica. In questa realtà culturale il monachesimo può e deve rendere presente al mondo la realtà dell’uomo nuovo che vive la relazione trinitaria.
L. M. Mirri offre un quadro della preghiera nella Vita sanctae Mariae Aegyptiacae, narrazione che dà particolare rilievo al tema classico della conversione e della compunzione. Maria, nata nel IV secolo, dopo molti anni di vita dissoluta trascorre quasi 50 anni come eremita in Palestina. La Vita si presenta come una vera e propria lectio divina della storia della salvezza.
N. Kauchtschischwili tratta il tema di Santa Nilo e il monachesimo nel mondo bizantino, proponendo paralleli con altre figure esemplari del monachesimo femminile: Macrina (sorella di Basilio il Grande e Gregorio di Nissa); Olimpiade; Galla Placidia; Pulcheria; Melania la Giovane. Così, seppur brevemente, vengono presentate figure di notevole importanza nella realtà sociale e politica del tempo ed il loro contributo al monachesimo.
A. Piovano si occupa di: Ascesi e bellezza. Santità e monachesimo in Russia. L’A. analizza, legandoli ai vari momenti storici russi, i principali modelli della santità di quel paese: «strastoterpec» è colui che ha sofferto la passione; «jurodivye» sono i pazzi in Cristo; «santo principe»; vescovo; monaco. L’A. sottolinea poi alcune prospettive con cui il Cristianesimo russo interpreta i contenuti e le vie della santità, in particolare la santità come rivelazione della bellezza.
E. Citterio analizza La figura del padre spirituale, alla luce di tre aspetti principali: il contesto in cui è recepita tale figura e l’esercizio della paternità spirituale; il processo storico che ha caratterizzato l’identificazione del padre spirituale; le dinamiche del rapporto tra padre e figlio spirituale.
M. Tiribilli offre una riflessione su Il concilio Vaticano II e il monachesimo. Influssi e sviluppi. L’A. pone l’attenzione sul rinnovamento della vita monastica alla luce del Concilio, consigliando una lettura più attenta della Perfectae caritatis.
Il testo si chiude con due interessanti inediti sulla tradizione ortodossa russa. Il primo è un dialogo tra lo starec Leonid e il suo discepolo; il secondo è una lettera di P. A. Florenskij sulla necessità di salvare dagli attacchi del potere politico dei Soviet l’importante monastero di Optina Pustyn’, tra i più antichi e importanti insediamenti monastici della Russia.
In accordo con N. Valentini che introduce il testo, i vari contributi lasciano trasparire un’invisibile trama comune: la sete dell’Eterno. Sullo sfondo delle diverse riflessioni si avverte anche la presenza della lettera apostolica Orientale lumen.
Si tratta di una pubblicazione davvero apprezzabile e che, sulla scia del Vaticano II, offre un contributo alla riscoperta del comune patrimonio spirituale della Chiesa indivisa del primo millennio. Pone in particolare risalto l’identità monastica e la sua rilevanza ecumenica alla luce del magistero conciliare, ponendo in evidenza i molteplici e significativi legami che uniscono la tradizione monastica e ascetica degli inizi con le migliori istanze del Vaticano II.
Alla fine della lettura si possono ancor più apprezzare le parole di Giovanni Paolo II affidate alla sua lettera apostolica Orientale lumen: «I forti tratti comuni che uniscono l’esperienza monastica d’oriente e d’occidente fanno di essa un mirabile ponte di fraternità, dove l’unità vissuta risplende persino più di quanto possa apparire nel dialogo tra le Chiese».