In: La Civiltà Cattolica n. 3872
Giacomo Dacquino, Dove incontri l’anima. Psicologia, spiritualità e vita quotidiana,
Milano, Mondadori, 2011
L’A., psichiatra e psicoterapeuta, ha al suo attivo numerose pubblicazioni di psichiatria, sessuologia e psicoanalisi. Al centro di tutta la sua attività professionale e dei suoi interessi di ricerca c’è l’essere umano, analizzato sempre con realismo, nelle sue fragilità ma anche nelle sue incredibili potenzialità.
In libro Dacquino si propone di ridurre lo spazio che separa il fenomeno della spiritualità dall’ambito di ricerca delle scienze della mente. Queste ultime per troppo tempo sono state pregiudizialmente chiuse alla spiritualità, oscillando tra atteggiamenti di superiorità, non curanza e vera e propria avversione. Diversi importanti autori, in ambito sia psicologico sia psichiatrico, non hanno nascosto le loro posizioni critiche su questa dimensione umana universale, giungendo perfino a confonderla con un sintomo patologico. Solo di recente tale situazione volge verso un cambiamento significativo.
L’A. parte dal presupposto che l’esperienza spirituale non sia un privilegio esclusivo di monaci, asceti, mistici, santi, ma sia un’esperienza umana universale, quindi anche dei non credenti. Questo è reso possibile dal fatto che tutti, quindi anche coloro che non vivono una fede religiosa, posseggono una vita interiore, che si origina e si alimenta dall’amore – l’eros –, quella forza naturale che spinge l’essere umano fuori di se stesso, incontro all’altro. Si chiarisce, in tal modo, che l’A. si occupa di una spiritualità per così dire «naturale», non necessariamente riferita a una specifica religione.
L’A. passa in rassegna la natura e le variegate forme della spiritualità contemporanea, organizzando il discorso intorno ad alcuni temi fondamentali: la distinzione tra spiritualità matura e immatura; la spiritualità considerata in rapporto alla psicoanalisi, alla religione, alla fede.L’analisi non è condotta in modo teorico e astratto, ma si fonda su una serie di storie umane concrete: quelle dei pazienti che l’A. incontra nella pratica clinica. Una scelta, questa, che rende il libro più concreto e interessante.
Pur nelle loro inevitabili differenze, tutti casi presentati lasciano trasparire innanzitutto una condizione di inquietudine esistenziale e di insoddisfazione vitale, condizione in cui molti, anche se non necessariamente pazienti, possono riconoscersi. È, infatti, un vissuto sempre più diffuso nella situazione postmoderna, soprattutto occidentale, immersi come siamo in una società quasi completamente votata all’edonismo e al consumismo, che ci distrae dal bisogno spirituale e ci spinge a vivere soltanto nell’immanenza.
Ma questo all’essere umano non basta: nonostante tutto, in lui non muore la spinta spirituale, rimane vivo il desiderio-bisogno di realizzarsi in un modo più completo. Così, prendendo spunto dalle parole dei suoi pazienti, l’A. invita a non spegnere in se stessi quell’innato anelito spirituale che, nonostante la corsa e il frastuono quotidiano, continuiamo ad avvertire nel profondo.
L’essere umano, nel postmoderno forse più che in epoche precedenti, avverte il bisogno che la sua vita sia più piena e completa, ma già qui-ed-ora, senza dover attendere un possibile stato ideale dopo la morte. In una simile visione, quasi del tutto priva della dimensione escatologica, anche il credente fatica ad accettare vincoli di sorta nella propria vita, soprattutto nell’ambito delle relazioni. Anche per questo l’A., sempre utilizzando le parole dei suoi pazienti, getta uno guardo piuttosto critico su alcune posizioni della Chiesa istituzionale, per lo meno su quelle considerate a volte ancora troppo lontane dalla realtà dell’uomo postmoderno.
Il quadro teorico di riferimento è quello psicoanalitico, indirizzo psicologico che fin dalle sue origini, cioè dal suo fondatore S. Freud (1856-1939), ha avuto un atteggiamento riduzionista nei confronti della spiritualità e della religiosità. L’A., però, non manca di formulare critiche a tale impostazione e, nello stesso tempo, invita la Chiesa ad aprirsi all’approccio psicologico e a una visione più tollerante nei confronti delle fragilità umane. Il libro è arricchito da un fitto corredo di note, spesso chiarificatrici dei termini più tecnici, da un’estesa bibliografia e da un utile indice analitico.
L’A. mostra il più assoluto rispetto per la visione religiosa del paziente, ma contemporaneamente pone in debito risalto l’importanza che possono avere la spiritualità e la fede all’interno di una psicoterapia. La lettura permette anche di apprezzare la grande carica umana dell’A., particolarmente sensibile alla sofferenza, soprattutto psicologica.