In: La Civiltà Cattolica n. 3834
Elmar Salmann, Passi e passaggi nel cristianesimo. Piccola mistagogia verso il mondo della fede,
Cittadella Editrice, Assisi, 2009
L’A, benedettino, insegna teologia e filosofia presso il Pontificio Ateneo Sant'Anselmo e l’Università Gregoriana di Roma. In questo suo lavoro si occupa del rapporto tra esperienza e simbolismo, cultura moderna e cristianesimo, mistica e filosofia. In particolare egli tenta di «ricostruire le forme del pensiero, i dinamismi, le leggi e i criteri del pensare cristiano» (p. 209).
C’è un tema che tende a unificare tutta la riflessione: è la realtà della fede cristiana, che si fonda su eventi che coinvolgono la persona, su «momenti forti che incidono sulla comprensione della vita e delle persone». È un’esperienza complessa che coinvolge tutta l’esistenza: ragione; volontà e corpo, natura e spirito, soggetto e mondo.
La riflessione si snoda lungo tre parti. La prima – «Kairologia» – è una lettura coraggiosa del tempo in cui oggi i credenti si trovano a vivere. Fra i temi segnaliamo: l’attuale estraneità del cristianesimo; la condizione spirituale postconciliare; le prospettive future; il cristianesimo come mistica; una nuova visione dell’ontologismo; il contributo della filosofia alla teologia.
La seconda parte – «Il pensiero nuovo» – è dedicata a un ripensamento del cristianesimo nel postmoderno. L’uomo viene letto come libertà autoritativa, coscienza invocata, comunione, dolore, mistero. Tratta i temi della creazione, della libertà, della redenzione. Prende corpo l’idea di un possibile connubio tra ragione e fede, tra una «interpretazione aperta» della vita e l’intravedersi del Dio trinitario, cercando di evitare i rischi del razionalismo e del fideismo.
La terza – «Lo stile» – descrive e rivitalizza lo spazio e l’importanza che la religione cristiana conferisce al corpo e alla corporeità, concretizzando in tal modo il tema fondamentale della Incarnazione. Qui l’A. accenna ad una teoria dello stile di vita cristiana, tra rito e mistica.
Chiudono tre congedi, letterariamente apprezzabili. Il testo, introdotto e curato da A. Matteo, si chiude con una interessante postfazione di P. Sequeri.
Seppure trattati con rapidissimi cenni, scorrono i nomi ed i pensieri più importanti della filosofia e della teologia, fino a quelli contemporanei. A più riprese il testo è infarcito di affreschi concettuali in cui confluiscono teologia, filosofia, letteratura, arte.
A una scrittura densa, concettuosa, brillante, l’A. affida un pensiero corposo, libero, coraggioso. È un pensiero di sintesi, certamente apprezzabile, anche se a volte le grandi sintesi, proprio perché tali, tendono ad apparire non del tutto e non sempre aderenti alla complessità dei fatti. A partire da una prospettiva che è insieme filosofica e teologica, l’A. dà voce alle istanze di rilettura e cambiamento della coscienza ed esperienza cristiana, ma anche di esplorazione, di confronto coraggioso e sereno con la contemporaneità postmoderna.
Quello dell’A. appare come un intenso elogio alla libertà dello Spirito, invito rivolto fondamentalmente a quegli ecclesiastici, teologi e credenti immobilizzati nelle e dalle loro certezze, chiusi al confronto con un mondo che ormai così non li ascolta più.
Tutti i passaggi principali del testo si chiudono non con conclusioni certe, ma sempre con domande, alcune delle quali sono forse le stesse che prendono corpo nella mente di non pochi credenti, soprattutto di quelli che nella loro fede non rinunciano all’uso della ragione. Pagine ricche di suggestioni, certo, ma con un dubbio: quanto sono traducibili nella realtà individuale ed ecclesiale?
A volte, poi, si ha l’impressione che, nella comprensibile tensione al confronto con una certa cultura postmoderna, l’identità cristiana risulti un po’ troppo sfumata, indefinita, diremmo «debole», proprio come il corrispondente pensiero. In ogni caso si tratta di un libro capace di suscitare riflessione, risvegliare la coscienza critica, con una visione d’insieme ricca di speranza e di autentica passione per il cristianesimo.