Haiku della pianca Pag. 3 Fontana Fiorenzo
La banda di Balangero Pag. 6 Bo Cesarina
Il cielo sopra Balangero Pag. 15 Tibaldeschi Pier Andrea
Anni 1940-1945: i nuovi balangeresi Pag. 25 Bo Enrico
Il santuario della madonna dei Martiri a Balangero Pag. 73 Fontana Fiorenzo
San Vittore, tra monte e “santuario”
(frammenti di vita sacra e profana di ieri e di oggi) Pag. 82 Grillo Elide
Da "Anni 1940 - 1945: i nuovi balangeresi"
di
Enrico Bo
[...] Le strade, almeno nel centro storico tutte in salita, erano lastricate di pietre e lose. I marciapiedi erano rialzati in tutti quei punti dove le strade nei momenti di pioggia si trasformavano in rigagnoli e in caso di temporali in torrenti impetuosi.
La quasi totalità delle case aveva una stalla perché ogni famiglia accudiva una mucca, allevava un vitello o qualche animale da cortile e, inoltre, ogni famiglia coltivava un orto o curava la vigna. Insomma in paese, seppur non ci fosse abbondanza, c’era la possibilità per tutte le famiglie di mantenersi. I pasti erano poveri, i menu sempre gli stessi, ma sulla tavola si riusciva a mettere qualcosa tutti i giorni.
L’impressione da parte degli sfollati era quella di un paese sereno, tranquillo, sicuro. Era abitudine, seppure macabra, di salire al piazzale di San Giacomo, quando si sentivano i bombardamenti a Torino, e da lì, come su un balcone, osservare quei bagliori, udire quei colpi dirompenti, come spettatori lontani dal pericolo e, nel pensiero, quasi estranei a quanto stava accadendo. Ogni famiglia legava con i nuovi vicini-ospiti, cercava di osservarne le abitudini, così diverse, “cittadine”, imparava qualche nuova ricetta e, quando ci si trovava in gruppo, ascoltava quei racconti che facevano trasalire. [...]
Da "San Vittore, tra monte e "santuario" (frammenti di vita sacra e profana di ieri e di oggi)"
di
Elide Grillo
[...] Il fatto che San Vittore, martire soldato della Legione Tebea, sia stato e sia tuttora il santo protettore dei giovani coscritti di Balangero è un fatto consequenziale: i giovani di diciassette, diciotto, diciannove anni candidati aspiranti al servizio militare non potevano trovare protezione se non in un milite eroe che testimoniasse perennemente tutti gli ideali del perfetto cavaliere, senza macchia né paura, per l’appunto come lo sono gli adolescenti che si aprono al mondo.
La presenza delle tre leve rappresenta un’esclusiva dei balangeresi e la durata della festa – quasi dieci giorni – assume una valenza profonda che va al di là della semplice “festa di coscritti”.
Nei giorni che precedono la ricorrenza, viene innalzato sulla montagna di San Vittore un albero, di solito una betulla, che reca legata in cima una pianta di ginepro.
Non è possibile stabilire con certezza l’origine di questo rituale; è da rilevare, comunque, che l’adorazione e la sacralizzazione degli elementi della natura: acqua, alberi, fuoco faceva parte delle pratiche magico-religiose dei Celti che già dalla fine del VI secolo a.C. erano di stanza in questa fascia alpina.
Il ginepro viene usato ancora oggi in molte ricorrenze delle nostre valli: priori e coscritti seguono l’usanza dell’"ostensione” della pianta precisamente addobbata come a San Vittore; in alcune località il ginepro viene portato in processione o innalzato sul tetto delle case nuove in segno di augurio e fecondità per le giovani famiglie che vi abiteranno. [...]