Gli haiku della pianca Pag. 3 Fontana Fiorenzo
I nostri 150 migliori anni Pag. 4 Grillo Elide
Un abate balangerese a Novalesa Pag. 8 Cardone Mario
Balangero nella relazione del 1753 dell’intendente Sicco Pag. 25 Colombatto Giancarlo
Un coro, una storia Pag. 49 Bo Enrico
Feste in villa Pag. 52 Bo Cesarina
Una cartolina dalla Riva dij Babi Pag. 56 Cardone Felice
Da "Un abate balangerese a Novalesa"
di Mario Cardone
[...] Il 12 febbraio 1836 fu un giorno speciale anche per l'Abate e per Balangero.
Sembra naturale pensare che prospero Cardone sia stato accolto dai compaesani con grande gioia: ritornava al borgo nativo con onore. Anche Balangero si era fatto onore nella costruzione della nuovissima parrocchiale di S. Giacomo, ampia e solenne, praticamente ultimata anche nell'interno. Era il frutto di oltre 50 anni di sacrifici per tutta la comunità, del lavoro di tante persone, dell'impegno di diversi prevosti. Non abbiamo dunque motivo di dubitare che sia stato un momento di grande soddisfazione anche per l'Abate.
La data scelta per le nozze era compresa nei giorni del cosidetto "carnevaletto", ossia del periodo di riposo di circa due settimane previsto dagli usi monastici prima della Quaresima, durante il quale si poteva disporre di maggiore libertà del proprio tempo fuori dall'Abbazia.
[...] Dalla matricola del monastero sappiamo che il 9 maggio 1825 vi fece la professione di fede don Prospero Cardone, di 27 anni, di Balangero, dottore in teologia. Sappiamo inoltre che nel 1829 egli fu a Roma, a S. Paolo fuori le Mura, accolto temporaneamente in quel convento: a Novalesa si viveva male, forse per le continue tensioni fra i monaci di origine savoiarda e quelli di origine piemontese. [...]
Da "Una cartolina dalla Riva dij Babi"
di Felice Cardone
Per quanto oggi sembri inimmaginabile, c'è stata un'epoca in cui la televisione non era ancora diventata la divinità che oggi viene adorata in tutte le case. Anche se c'era, la sua corretta interpretazione come elettrodomestico permetteva ancora che esistessero riunioni familiari in cui venivano raccontate storie che i bambini ascoltavano volentieri e che alimentavano nel loro immaginario i miti fondatori della famiglia. Analogamente, prima ancora ci si trovava nelle stalle durante le serate d'inverno, o seduti fuori dai portoni in estate, a creare epopee in cui vivi e morti collaboravano a tenere viva, per lo meno, l'allegria di tutti i partecipanti. Vere o inventate, chi ha ascoltato queste storie, diventando adulto, ne avrà provato spesso nostalgia. Per questo motivo abbiamo voluto fare un tentativo di rievocazione di queste serate su suggerimento di Lucia e Franco, a cui si sono aggiunti Domenico e Tonino. Tutti hanno portato le loro storie in una fredda sera di Febbraio. Grazie all'ospitalità di Rosangela e Franco, siamo riusciti a catturare alcuni frammenti di queste storie, trascrivendoli quasi alla lettera, cercando in particolare di conservare il lessico caratteristico per poter dire, con Guareschi, "me l'hanno raccontata così...". [...]