L’UNIONE CON CRISTO E L’UNITÀ DI TUTTI I FEDELI TRA LORO
Noi siamo abituati a considerare, celebrando l’Eucaristia (come altra volta dicemmo), il rapporto ch’essa pone fra Cristo e la singola anima, rapporto meraviglioso, rapporto ineffabile, rapporto che potremmo dire terminale, per la vita presente, dell’amore di Cristo verso ciascuno di noi; ma non è rapporto unico ed isolabile da quello che lo precede, di Cristo con la comunità ecclesiale, a cui primieramente il dono dell’Eucaristia è rivolto. E l’avvertenza di questo aspetto, sia teologico che sociologico, caratterizza la pietà vivente della Chiesa ai nostri giorni, la pietà liturgica, per nulla contraria a quella personale, anzi da questa nutrita e di questa nutrimento. L’Eucaristia non soltanto è rivolta all’unione d’ogni singolo fedele con Cristo, ma è stata istituita altresì per l’unione di tutti i fedeli cristiani fra loro; «la grazia specifica di questo Sacramento è precisamente l’unità del Corpo Mistico» (S. Th. III, 73, 3), cioè della Chiesa, cioè nostra. L’Eucaristia è figura e causa di questa unità (S. Bonaventura). Il Concilio ce lo ha ripetutamente ricordato (cf. Sacr. Conc. 48).
E con la solennità del Corpus Domini la Chiesa vuole formare in noi questa coscienza d’unità, di fratellanza, di solidarietà, di amicizia, di carità, in cui ancora, anche noi cattolici, siamo tanto manchevoli. Perciò se un frutto di questa celebrazione noi possiamo desiderare e sperare sia quello d’un maggior senso di coesione spirituale e sociale fra noi, membri fortunati della Chiesa cattolica, che nutriti di uno stesso pane e dissetati. dallo stesso calice formiamo un solo corpo (cf. 1 Cor. 10, 17).