2. [...]
Il dualismo che metteva in opposizione ragione e fede, tutt’altro che moderno, costituiva una ripresa della dottrina medioevale della “doppia verità”, la quale minacciava dall’interno “l’unità intima dell’uomo-cristiano” (cf. Paolo VI, Lumen Ecclesiae, 12). Erano stati i grandi Dottori Scolastici del secolo tredicesimo a rimettere sulla buona via la cultura cristiana. Come affermava Paolo VI, “nel compiere l’opera che segna il culmine del pensiero cristiano medioevale, S. Tommaso non fu solo.
Prima e dopo di lui molti altri illustri dottori lavorarono allo stesso scopo: tra i quali sono da ricordare San Bonaventura e Sant’Alberto Magno, Alessandro di Hales, Duns Scoto. Ma senza dubbio San Tommaso, per disposizione della divina Provvidenza, raggiunse il vertice di tutta la teologia e filosofia “scolastica”, come si suole chiamarla, e fissò nella Chiesa il cardine centrale intorno al quale allora e in seguito si è potuto svolgere il pensiero cristiano con sicuro progresso” (Ivi, 13).
4. [...]
Il desiderio della verità si trasfigura in naturale desiderio di Dio e trova il suo chiarimento soltanto nella luce di Cristo, la Verità fatta Persona.
Così tutta la filosofia e la teologia di San Tommaso non sono situate fuori, ma dentro il celebre aforisma agostiniano: “fecisti nos ad te; et inquietum est cor nostrum, donec requiescat in te”. (S. Agostino, Confessiones, I, 1) E quando San Tommaso passa dalla connaturata tendenza dell’uomo verso il vero e il bene all’ordine della grazia e della redenzione, si trasforma, non meno che Sant’Agostino, San Bonaventura e San Bernardo, in un cantore del primato della carità: “Charitas est mater et radix omnium virtutum in quantum est omnium virtutum forma”. (S. Tommaso, Summa Theologiae, I-IIae, q. 62, a. 4; Cf. etiam ivi,q. 65, a. 2; Ivi,q. 65, a. 3; Ivi, q. 68, a. 5).