Sarà poi quanto mai salutare l’incremento del servizio al Signore in quella povertà che San Francesco volle quale caratteristica nativa del suo Ordine (cf. Regola, VI, 2: “Sources Chrétiennes”, 285, p. 190), raccomandandola come la virtù dai frutti innumerevoli anche se nascosti (cf. S. Bonaventura, Legenda Maior, VII, 1: “Analecta Franciscana”, X, Ad Claras Aquas, 1941, p. 587). Questa “povertà altissima” non può esaurirsi in proclami a difesa dei poveri, anche se evangelicamente e socialmente giusti e doverosi. Essa riceve pienezza di significato religioso solo se è anche povertà realmente vissuta. D’altra parte, quando è effettivamente praticata, la povertà esige che i frutti da essa prodotti rimangano almeno in parte nascosti, divenendo in tal modo insieme umiltà e saggezza, e inducendo a vivere più di silenzio che di propaganda, e a evitare di raccomandarsi da sé o di paragonarsi soltanto con se stessi (cf. 2 Cor 10,12).